Recensione su Kaiba

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Yuasa al timone… / 1 Dicembre 2013 in Kaiba

Dopo essersi messo in mostra col complesso e sperimentalissimo Mind Game, Masaaki Yuasa si ripresenta quattro anni dopo con una serie animata di 12 episodi, tale Kaiba.
Una delle prime cose che salta all’occhio è senza’ombra di dubbio il disegno, a prima vista piuttosto “pupazzoso” e che potrebbe erroneamente far pensare allo spettatore di trovarsi di fronte ad un prodotto per bambini. In realtà, dietro il disegno superficialmente infantile si nasconde una grafica poetica e visivamente godibile, che l’autore utilizza sapientemente come piccolo sfogo narrativo (un metodo già utilizzato nel citato Mind Game, anche se qui meno esplicito e meno “libero”).
La trama forse non risalterà per originalità, ma Kaiba presenta comunque una storia ricca di tematiche profonde che spaziano dal dramma interiore all’analisi psicologica: perdita della memoria e dell’identità, morte, amore travagliato, clonazione, terrorismo, fiducia, sacrificio e l’elenco potrebbe continuare ancora per molto.
Le musiche sono componimenti intrisi di una forte vena malinconica, che va perfettamente a braccetto con la vicenda narrata. I personaggi sono poi un puro affresco di tragedia, ognuno afflitto dalle sue colpe, dai suoi rimpianti o dalle sue scelte.

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