Recensione su I Simpson

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Capita… / 13 Novembre 2013 in I Simpson

Capita che vieni a questo mondo, che inizi la tua vita.
Capita che devi affrontare la tua personale crescita.
Capita che, se sei nato negli ’80 o ’90, sicuramente avrai visto in tv qualcosa che ti farà sentire legato alla tua infanzia in futuro, qualcosa che ti ricorderai con piacere. Sì, perchè è inutile negarlo: tutti abbiamo i nostri ricordi televisivi, i nostri film, le nostre serie tv, i nostri cartoni animati che ci portiamo avanti per gli anni a seguire lì, nella nostra testa. Roba che tiriamo fuori in discorsi che iniziano con la consueta frase del tipo “Io da piccolo guardavo/A me da piccolo piaceva…”. Tutti abbiamo avuto il fratello o la sorella maggiore che ci hanno fatto conoscere Dragon Ball o simili, oppure il papà che per farci stare buoni quando ci annoiavamo ci metteva davanti alla televisione per quella mezz’oretta.
Capita raramente che qualcosa che abbiamo iniziato a vedere anni fa, ci accompagni stabilmente ancora oggi.
Quand’ero piccolo tornavo da scuola, guardavo i Simpson alla tv. Anche se l’episodio l’avevo già visto, anche se lo trovavo noioso, anche se avrei potuto fare di meglio, ma sceglievo di concedermi quella piccola pausa dalla mia routine.
Oggi torno dall’università, guardo i Simpson alla tv. Anche se l’episodio l’ho già visto, anche se lo trovo noioso, anche se potrei fare di meglio, ma scelgo di concedermi quella piccola pausa.
Cos’ha questa sit-com? La genialità di Matt Groening è stata quella di creare un perfetto spaccato della società americana, estremizzando i suoi difetti e le sue debolezze, grazie anche ad una miriade di personaggi stereotipati ma efficaci. E dietro la risata vi è sempre una piccola riflessione.
E i personaggi? Si potrebbe parlare di Bart, un ragazzino che più di tutti ha ottenuto un successo planetario pazzesco, ma voglio invece soffermarmi su Homer. Nullafacente, pigro, obeso, ottuso, voglia di lavorare zero, voglia di essere padre zero, voglia di essere marito zero. Eppure all’inizio di ogni episodio è sempre lì, sul suo divano, come lo avevamo lasciato, in un modo o nell’altro supera sempre le difficoltà che tutti noi possiamo trovarci davanti. Circondato dall’amore di sua moglie e dall’affetto dei suoi figli. Non a caso è stato detto spesso che Homer rappresenti perfettamente il modo di vivere sognato nel profondo da tutti noi, perchè è un personaggio che ha poco ma che riesce a valorizzare quel poco al meglio. Perchè presenta un modo di porsi col mondo ingenuo e quasi innocente, simile alla spontaneità di un bambino che cresce.
Le morali alla fine di ogni episodio (più per le prime stagioni), le critiche alla situazione americana attuale ma anche alla società civile in generale, le parodie, le citazioni, le gag del divano, le frasi fatte dei personaggi, gli speciali di Halloween, di Natale, gli episodi con tre storie a tema, i viaggi nel mondo, le storie d’amore improbabili, i matrimoni, i litigi, le amicizie e tanto tanto altro ancora.
Pazienza che le ultime stagioni perdano un po’ quella morale di fondo nascosta a fine episodio e di quel fascino che tanto entusiasmava all’inizio, e che ora si limitino unicamente a contenitore di gag demenziali e parodie televisive, il più delle volte poco divertenti. Forse per accontentare esigenze di portafogli da parte della Fox e dei creatori della serie, ormai costretti a raschiare il fondo del barile…
E probabilmente solo questo, la nostalgia dilagante e la differenza abissale tra le diverse stagioni, mi impedisce di dare il voto più vicino alla perfezione. Rimarrà, a prescindere da tutto, quello di cui parlavo all’inizio: il ricordo.
Tu sei lì, sei cresciuto. Anche loro, un po’ diversi da prima sicuramente, ma sono ancora lì.
Capita, dopotutto…raramente, ma capita…

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