Recensione su I Am Not Okay with This

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Felpe ingombranti e superpoteri / 8 Marzo 2020 in I Am Not Okay with This

Prima stagione
I Am Not Okay with This ripropone più o meno lo stesso team tecno-artistico di un’altra serie tv che Netflix ha acquisito in esclusiva, la britannica The End Of The F****ing World (2017-2019):
– il regista, Jonathan Entwistle;
– Graham Coxon alla colonna sonora;
– un fumetto di Charles Forsman come base narrativa.
Poi, siccome le cose si fanno in casa, i produttori sono quelli di Stranger Things.
E tutto questo si vede! E pure benissimo! Ma anche troppo!
Perché I Am Not Okay with This è un mashup un po’ fuori tempo massimo di tutte queste suggestioni 80’s-un-po’-90’s che è la cifra dei pezzi forti delle serie tv Netflix.
Lo spunto è forte, centrato e divertente: i cambiamenti fisici e psicologici legati all’adolescenza possono “trasformarsi” in inquietanti superpoteri? Ok, ci aveva già pensato Stephen King con Carrie, ma è un tema intrigante e male non fa.
In questa come in altre occasioni, però, non capisco perché ambientare una storia in un preciso momento storico (in questo caso, l’oggi), quando contiene centomila richiami a un’altra epoca (in questo caso, alternativamente, metà degli anni Ottanta/primi anni Novanta), creando solo anacronismi francamente incomprensibili, sviluppati in seno a un continuo revival che, ormai, ha il fiato corto (Sex Education, in questo senso, rischia grosso).

Se The End Of The F****ing World è riuscita per un pelo a sfruttare molte suggestioni d’antan con carattere, modellando un mondo citazionistico ma “autosufficiente” plausibile e (s)gradevole, I Am Not Okay with This sguazza senza troppo senso di continuità in un contesto fatto di musicassette e vhs che strizza (ormai) inutilmente l’occhio a chi, un paio di generazioni fa, faceva davvero le compilation su nastro e indossava davvero felpe goffe e sproporzionate (ogni riferimento personale è puramente casuale).

Tanto è il rischio di dire e ridire sempre le stesse cose e di citare sempre le stesse fonti (ancora Breakfast Club?!?), che ci casca pure Coxon che, qui, ricicla desolatamente almeno un brano già usato nella seconda stagione di The End Of The F****ing World (I’m Not Like Everybody Else dei Kinks).

Last but not least, gli azzeccati protagonisti, Sophia Lillis (Syd) e Wyatt Oleff (Stanley), che, puoi mortificarli quanto vuoi, ma non sono né brutti né sfgatielli, arrivano dritti dal cast degli IT di Andy Muschietti, tanto per ribadire le suggestioni rimasticate.

Nel complesso, non è un prodotto sgradevole, anzi, ma, visto quanto detto sopra, è semplicemente ripetitivo.
Ha un grosso pregio: pochi episodi (7) di breve durata (non più di 24 min./cad).

Voto prima stagione: 6 stelline.

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