Recensione su Gomorra - La serie

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serie tvGomorra - La serie
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Shakespeare gioca a scacchi / 14 Luglio 2016 in Gomorra - La serie

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Prima e seconda stagione
Vista la seconda stagione a distanza di molti mesi dalla prima, ammetto di essere rimasta delusa dal punto di vista narrativo: in particolare, temo di aver patito la lentezza della prima metà del nuovo ciclo di episodi.
Nel tentativo di dedicare almeno una puntata ad ognuno dei protagonisti in gioco, la serie sembra averne risentito in termini di ritmo e varietà.
Non che l’approfondimento, anche psicologico, dedicato ai membri dell’Alleanza di Secondigliano e ai loro “satelliti” non abbia una sua rilevanza, ma il problema è che, purtroppo, l’unica dinamica che sottende le loro interazioni è quella innescata dal tradimento (volto all’acquisizione del potere materiale). C’è un momento in particolare, sul volgere della seconda stagione, durante il quale è impossibile stabilire con certezza chi sta con chi e, soprattutto, per quanto tempo manterrà una certa posizione.
Non che questo dettaglio non sia (ahimè) verosimile e non possa risultare a suo modo accattivante, ma, visto l’uso estremamente reiterato di questo “accorgimento”, sembra di assistere ad una partita di scacchi tra due giocatori esausti, disposti a mangiare qualsiasi pezzo avversario pur di farla finita, dimenticando qualsiasi strategia ed eleganza da manuale.
Anche per questo, pur sapendo che la terza stagione della serie è già in cantiere, se avessi voce in capitolo, propenderei per un’interruzione della fiction: posto che, nella realtà, sembri difficile mettere un freno alla follia che sottende queste storie (e Gomorra, ovviamente, attinge a piene mani dalla cronaca), cos’altro potremmo vedere che, finora, non è già stato sviscerato? Abbiamo assistito ad ascese e cadute, ad omicidi insensati e sconvolgenti: cos’altro potrebbe offrire questa serie tv, senza precipitare ulteriormente nella ripetitività?

Detto ciò, e apprezzando comunque l’impostazione scacchistica del plot (Pietro Savastano è un re che, prima, si nasconde dietro alfieri e pedoni e, poi, grazie ad un arrocco improvviso, sconvolge gli equilibri della partita), Gomorra resta un prodotto seriale italiano di altissima qualità, shakespeariano fin nel midollo, con una squadra di attori notevoli e un eccellente reparto tecnico.

Nota personale: ho sviluppato una reazione quasi pavloviana alla vista degli arredi insensatamente kitsch di tutti i capoccia della serie. Al primo accenno di stucchi dorati, carte da parati damascate e tv incastonate in cornici inserite nelle murature, ormai, mi viene una punta caratteristica di emicrania.

Voto medio prima e seconda stagione: 7

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