Recensione su Flash Forward

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30 maggio 2014

L’idea di fondo di questa serie tv che si è trasformata, suo malgrado, in un mancato cult è a suo modo semplice ma geniale: un black-out globale che provoca uno svenimento collettivo di tutte le persone del pianeta (con tutto ciò che ne consegue) per due minuti e 17 secondi, durante i quali tutti (o quasi) si ritrovano sballottati nel futuro, sei mesi avanti, salvo poi riprendere coscienza (nel presente) al termine dei 137 secondi. Un agente dell’FBI, durante il suo Flash-Forward, si vede indagare proprio sulle cause del black-out e userà quelle informazioni per iniziare e portare avanti una complicatissima indagine.
Un’idea, quella del balzo temporale in avanti delle coscienze (il Flash-Forward per l’appunto), partorita dalla mente di Robert J. Sawyer, scrittore canadese vincitore del premio Hugo, tra i più importanti riconoscimenti nel mondo della fantascienza. Dall’omonimo libro di Sawyer è infatti ispirata la serie, che pur se ne discosta in modo sostanziale, mantenendo soltanto l’idea del balzo temporale (che nel libro è ultraventennale) e pochi personaggi.
La serie tutto sommato non è male, abbastanza accattivante, soprattutto in principio, anche se siamo ben lontani dai livelli di psicosi dell’episodio tipici, ad esempio, delle prime stagioni di Lost.
Parte bene, poi oggettivamente si perde nella marea di personaggi (troppi) e delle relative storie personali.
Il ritmo è incalzante, a tratti frenetico. Pure troppo in certi frangenti, con il risultato di restituire situazioni francamente forzate e per ciò stesso irreali.
La serie ha avuto un soltanto discreto successo di pubblico: nel senso che ha creato una nicchia di appassionati, a scapito però dei grandi numeri. Dopo i primi scioccanti episodi è infatti iniziata un’emorragia di spettatori che ha presumibilmente portato, dapprima, ad alcune correzioni in corsa (tra cui probabilmente anche l’aumento sconsiderato del ritmo di certi episodi), poi alla decisione di chiudere il progetto dopo solo una stagione, nonostante il finale facesse chiaramente intendere una prosecuzione.
Il finale, da un lato, si regge da sé, fornendo quanto meno una conclusione (aspetto che in molte serie tv si fa troppo desiderare). Ma d’altra parte lascia aperti troppi interrogativi, che lo spettatore non risolverà mai, visto che la ABC non ci pensa nemmeno a proseguire con un Flash Forward 2 e visto che Sawyer ha d’altro canto dichiarato che non sarà lui a fornire tali risposte in un ipotetico secondo libro (visto che, peraltro, la serie tv è già così diversa dal libro originario).
Capitolo attori: troviamo diversi interpreti già visti in Lost, ma in generale il cast è un punto debole della serie. Il protagonista è bravo ma non entusiasma, come in generale tutti gli altri comprimari.
Giudizio finale: peccato! Le premesse erano interessanti, l’idea di fondo geniale. Ma per come è stato sviluppato il tutto, ci si poteva tranquillamente limitare ad un film di 2h, tagliando un sacco di situazioni pesanti e storie secondarie e concentrando il tutto.

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