Recensione su Ergo Proxy

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serie tvErgo Proxy

Il viaggio dell’io, tra omaggi e citazioni / 7 Febbraio 2014 in Ergo Proxy

Prodotto dalla collaborazione tra Manglobe e Geneon Entertainment, Ergo Proxy è una serie di genere fantascientifico del 2006, conosciuta anche dalle nostre parti grazie all’editore Panini Video e all’emittente televisiva Rai4. La prima perché ne ha acquistato i diritti, permettendo a quest’opera di giungere nel nostro paese, la seconda perché ne ha permesso la diffusione, utilizzandola per occupare il palinsesto dell’Anime Night, tutt’oggi ancora in corso.
Sin dalle prime battute, lo spettatore capirà di trovarsi di fronte ad una storia che ha voluto attingere un po’ da tutte le parti del genere in questione. Le atmosfere cupe e dall’aspetto onirico, unite ad una trama da thriller-poliziesco arricchito dalle citazioni di natura filosofica rimandano subito alla memoria del Ghost In The Shell di Oshii. La presenza contemporanea di elementi steampunk (come ad esempio la nave che accompagna i protagonisti lungo il loro viaggio) e cyberpunk (come i vestiti di Law che ricordano vagamente quelli di Kaneda, il protagonista dell’Akira di Otomo, uno delle opere simbolo del genere) sono solo alcuni dei tanti elementi che saltano all’occhio e che riescono a convivere efficacemente nel corso di questi 23 episodi.
Si può dire che la base della storia poggi molto sulle tematiche del confronto tra apparenza e sostanza, sul tema del rapporto tra uomo e macchina e sulla riflessione della nota locuzione cartesiana (“Cogito ergo sum”). Ma soprattutto, essa si basa efficacemente sul tema del viaggio, sia quello fisico che quello inteso nel suo senso più riflessivo e spirituale. La serie infatti alternerà la progressione della trama generale a momenti di pura indagine interiore dei protagonisti, permettendo allo spettatore di andare a scavare a fondo nelle personalità dei vari personaggi. In questi frangenti, Ergo Proxy risulta essere in debito con opere del calibro di Evangelion, anche per via di una regia un po’ sperimentale.
A tutto questo, va aggiunta quella rara capacità che ha la serie di svelarsi poco a poco senza stancare. I punti interrogativi della storia sono molti e vengono rivelati praticamente con il contagocce, mentre il ricorso alle svariate scene d’azione e a delle sequenze piuttosto ricercate permette di alleggerire efficacemente la visione allo spettatore.
Ergo Proxy è dunque un’opera che omaggia, senza stonare, il genere fantascientifico, precisamente quello legato all’animazione nipponica. Non raggiunge forse l’immortalità dei capisaldi a cui fa riferimento, ma riesce comunque a mettersi efficacemente in mostra per il modo in cui riesce a gestire tutto il materiale a propria disposizione. Una trama complessa, una grossa vena citazionistica che passa dalla letteratura alla filosofia, un comparto, sia grafico che sonoro, egregio.
Infine, una menzione per la sigla di chiusura, che può vantare la nota canzone “Paranoid Android” dei Radiohead.

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