Recensione su Dracula

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Il signore delle ombre / 29 Gennaio 2020 in Dracula

Il Dracula mainstream di Moffat e Gatiss è un’opera alquanto ardita, e provocatoria. Una rilettura del classico di Stoker che lambisce il suo immaginario nei primi due episodi, per poi acquisire un aspetto meno ortodosso e più weirdness nel passaggio a una nuova contemporaneità.
Sgretolata l’immagine romantica ( e un po’ cringe ) di Coppola, il Dracula dei creatori di Sherlock si presenta come una creatura dispatica , pavonesca e boriosa, che si orna, però, di un’austerità gotica degna dell’ambiente che lo circonda.
Solennità che si perde nell’ultimo episodio, non in funzione dei caustici dialoghi, ma per il senso di estraneità che si avverte in risposta a una decontestualizzazione affettata.
Ovviamente la miniserie vive delle sue lugubri atmosfere, dei suoi intrecci narrativi, non sempre lineari, dove il plot twist è in agguato. Una gradazione ascendente che coinvolge lo spettatore meravigliandolo, rendendo in tal modo giustizia a un personaggio che nel tempo ha perso, anche in virtù di pessimi adattamenti, un po’ del suo smalto, e del suo atavico fascino. Un Dracula dai lineamenti nordici, quello interpretato ( perfettamente) da Claes Bang, che nella mimica ricorda sia l’iconico Bela Lugosi, che il leggendario Christopher Lee.
Da segnalare, nella storia, la volontà da parte degli autori di inserire più elementi classici di quanto si possa pensare. Reminiscenze melvilliane e wildiane che riecheggiano nella narrazione ravvivandone lo stile.
In conclusione, la miniserie targata netflix/bbc riesce a centrare l’obiettivo nella messinscena abituale del racconto, reinterpretandolo anche con estrema originalità, ma arrancando nel suo epilogo moderno, non trovando in esso alcuna affinità elettiva.

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