Recensione su Chernobyl

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Chernobyl, la voce della fragilità umana. / 17 Agosto 2019 in Chernobyl

Nelle “Considerazioni Inattuali” Nietzsche dice che l’uomo è un animale storico è in quanto tale ha bisogno della storia per sopravvivere. Questa serie secondo me, è una delle più ben fatte dell’ultimo decennio, testimonianza inaudita che noi uomini abbiamo bisogno di ricordare la sofferenza che ha fatto la nostra storia. Inno alla verità (benché questa versione non sia stata accettata dalla Russia) la serie segue scena dopo scena i veri avvenimenti storici, grazie anche all’aiuto di Svetlana Aleksievič (premio Nobel alla letterature del 2015) autrice del libro del 1997 “Preghiera per Chernobyl”, nel quale ha raccolto le testimonianze di tutti coloro che, quella tragedia, l’hanno vissuta davvero. La direzione di Jonah Renck non può che lasciarci stupefatti, è stato capace di raccontare il disastro con delle immagini tanto strazianti quanto intense, il dolore non è stato spettacolarizzato grazie a una narrazione che nonostante tutto, è di una delicatezza disarmante. Benché si possa pensare a una serie prettamente politica, il vero protagonista della scena è il dolore, la serie infatti è dedicata a tutti coloro che sono morti e hanno sofferto, è dedicata alla fragilità umana e alla verità che nonostante tutto trova sempre un modo per superare le bugie (o almeno è quello in cui speriamo). Fermiamoci con attenzione a guardare la cura nei dettagli che caratterizza ogni scena, ogni fotogramma è ben studiato e grazie anche alla scelta di un cast straordinario la serie risulta complessivamente dotata di un carisma che ci lascia tutt’altro che indifferenti, al contrario ci tiene bloccati davanti al televisore e ci sconvolge quando ci torna in mente che: questa non è una semplice serie, tutto ciò è davvero accaduto.
Io credo che tutto questo possa far passare inosservato qualche errore, come ad esempio il fatto che la versione originale non sia in ucraino, ma in inglese, questo infatti passa in secondo piano rispetto alla spettacolare recitazione di tutto il cast nel quale spicca il nome di Jared Harris, che si distingue per la sua performance interpretando il professor Legasov, fisico che fece parte della squadra per spegnere l’incendio e coprire il reattore scoperto a Chernobyl e l’uomo che per primo ha svelato la verità sui motivi dell’accaduto, accanto a lui troviamo Stellan Skarsgård nel ruolo di Boris Shcherbina e Emily Watson nel ruolo di Ulana Khomyuk, un personaggio fittizio, inventato al fine di dare spazio, all’interno della narrazione, alla posizione degli scienziati che ebbero un ruolo decisivo nella scoperta della verità sul reattore rbmk, anche questa scelta è stata molto discussa dall’opinione pubblica. Ecco, io credo che davvero bisogna avere fegato per criticare questa serie esattamente come Johan Renck e Craig MazinMa hanno avuto fegato nel trattare un tema tanto grande da riguardare l’umanità intera, non una singola nazione, non un singolo continente, ma tutti noi. Chernobyl nonostante qualche piccolo errore tecnico, è una delle serie più belle mai realizzate, un viaggio doloroso e un tributo alla vita di milioni di umili persone che si sono sacrificate per un bene ben più grande e che fino ad oggi non sono mai state ricordate adeguatamente.

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