Recensione su Breaking Bad - Reazioni Collaterali

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serie tvBreaking Bad - Reazioni Collaterali
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La filosofia della chimica / 16 Marzo 2016 in Breaking Bad - Reazioni Collaterali

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

“La chimica è lo studio delle sostanze, ma io preferisco vederla come lo studio dei cambiamenti”. La serie televisiva è riassunta nella lezione del Pilot di Walt ai suoi studenti: ogni azione ha una reazione, e il concatenarsi di queste porta a Breaking Bad.
E’ cambiamento, quello di Walter White, da professore di chimica timoroso a re della metanfetamina? O piuttosto è lo sdoganamento della “banalità del male”? Un uomo inizia con qualche remora morale il suo percorso criminale “per lasciare soldi alla famiglia”, senza comprenderne le implicazioni. Ma ad ogni azione deriva una reazione, che essa sia prevista o meno. Arriva al primo omicidio, e da lì in un’escalation, sempre, almeno nelle sue autogiustificazioni, “for the family”, sempre con meno difficoltà nel compierla (vi ricordate il primo omicidio, quanta sofferenza porta a Jesse e Walter? Confrontato con l’omicidio, molto più insensato e gratuito, di Mike: un abisso li separa).
Quanto male si è in grado di accettare, giustificato da un bene più grande? Quali efferate azioni possono esser compiute per la propria autoconservazione (e con “propria”, visto la socialità tipica dell’uomo, si intende in fin dei conti anche la propria famiglia, allargata o meno – con Jesse o senza)?
Non basta però. Con la saga di Walter White ci si trova pure dinanzi ad una metamorfosi, complementare con l’estrinsecarsi del male proprio dell’animo umano: come si affronta la Morte? A quali cambiamenti si va incontro? Walter decide di prendere la sua vita in mano, di trasformare la diagnosi fatale in prognosi di un’altra vita, quella di Heisenberg.
Tuttavia non è il solo protagonista ad affrontare questi due interrogativi, bensì tutti i personaggi – ed è questo elemento di sublime grandezza. Innanzitutto: non soltanto il protagonista è un “eroe negativo”, ma tutti in realtà vedono prevaricare il proprio Mr. Hyde: da Skyler, che vistasi in pericolo, consiglia l’omicidio di Jesse (e prima, convive con il “mostro” che non fa altro che denunciare); all’integerrimo Hank, che non si interessa dei rischi che corre Pinkman (in quante “è soltanto un assassino tossicodipendente”) pur di vincere contro Walt e consegnarlo alla giustizia; a Jesse, dilaniato dai sensi di colpa eppure spesso compartecipe di assassini (oltreché della produzione di meth).
Posti dinanzi alla propria sopravvivenza, tutti divengono personaggi egoisti. Skyler oltre a suggerire la morte di Pinkman, è in grado di minacciare un (pur deprecabile) uomo quale Ted pur di tutelare i suoi interessi, e collabora col marito per ricattare il cognato e la sorella; Jesse denuncia l’amico e “padre putativo” Walter White ad Hank; l’agente della DEA, appena scoperto di essere stato ingannato dall’ingenuo professore di chimica, va in escandescenza finché prevale la sua volontà di autoaffermazione e con questa decide di fermare a tutti i costi Heisenberg.
L’orgoglio e la vanità vincono in questa serie televisiva, dimostrando l’ “homo homini lupus” di hobbesiana memoria.
Per il cast, veramente attori di ottimo livello, con Bryan Cranston e Aaron Paul sopraffini (quanto è commovente il solo sguardo che si lanciano nell’ultima puntata, di commiato, i due?).
Do 9 invece che 10 a questo spettacolo semplicemente perché alcune volte l’ho trovato in qualche modo lento, ma è un pelo sull’uovo.
PS: L’ho finito di vedere ieri sera, per fortuna esiste lo spin-off con l’ottimo Saul.
PPS: “Don’t drink and drive. But if you do, call me”

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