Recensione su Better Call Saul

/ 20157.9162 voti

Strepitose ambivalenze / 16 Dicembre 2015 in Better Call Saul

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Prima stagione

Prescindendo da Breaking Bad, ho trovato Better Call Saul una serie eccellente che mi ha appassionata e divertita: James McGill è un personaggio decisamente complesso e narrativamente molto interessante.
Jimmy non è un buono, ama troppo le truffe e i maneggi per essere definito tale, ma sicuramente non è un cattivo: stupisce la sua capacità di cacciarsi nei guai e di uscirne con le sue sole forze, una curiosa presenza di spirito e un po’ di fortuna.

La sua ambivalenza è rafforzata dall’immediata simpatia che è in grado di suscitare nello spettatore: c’mon buddies, com’è possibile non parteggiare per lui, dopo averlo visto risolvere situazioni che definire spinose è dir poco, con una grinta così originale?
Il mondo intero sembra essere contro di lui, ma Jimmy ha buona volontà da vendere e, anche se le sue attività sono originariamente tese al puro tornaconto economico, il suo impegno per dedicarsi ad attività lavorative lecite è palese: il ricorso al raggiro è una specie di droga, un momento liberatorio che cerca in particolari occasioni e da cui si allontana dopo una veloce intossicazione.
Bob Odenkirk è davvero bravo a incarnare questo personaggio così inaspettatamente sfaccettato: gli conferisce una sfuggente umanità che lo rende al tempo stesso reale e in-credibile.

La serie può essere vista anche senza conoscere Breaking Bad, ma, per chi ha seguito il telefilm, è davvero divertente ritrovare personaggi (Mike!) e situazioni di quella serie: nell’ultimo episodio di Better Call Saul, per esempio, si può assistere perfino alla scena in cui Jimmy riesce a spacciarsi per Kevin Costner con una ragazza, si tratta di un dettaglio raccontato a W.White in una puntata di B.B. che mi aveva fatto ridere di cuore perché, fino a quel momento, col mio compagno di divano, avevamo parlato proprio di quella vaga somiglianza.

Non vedo l’ora di godermi la seconda stagione.

Voto prima stagione: 9

Seconda stagione
[Aggiornamento del 30 aprile 2016]
La seconda stagione riconferma tutto quel che di buono mi aveva impressionato nella prima: stessa sapiente caratterizzazione di tutti i personaggi, stesso encomiabile uso dei colpi di scena e stessa bravura nel gestire una trama solo apparentemente esile e potenzialmente ripetitiva.
Jimmy/futuro Saul si riconferma indubbiamente uno dei miei personaggi televisivi preferiti.

Scatta l’attesa per la terza stagione.

Voto seconda stagione: 9

Terza stagione
Non farei altro che ripetermi, per cui dico solo che la terza stagione mantiene davvero alto il livello qualitativo della serie. Personaggi strepitosi, dinamiche interpersonali complesse, accattivanti e dolorose.

Voto terza stagione: 9

Seconda stagione
[Aggiornamento del 28 ottobre 2018]
Confermo tutto, ancora una volta.
Insieme a una miriade di dettagli che diventeranno fondamentali in Breaking Bad (Diiiiing!), Saul Goodman fa la sua comparsa ufficiale.
Il personaggio di Kim (Rhea Seehorn) assume, se possibile, un ruolo ancora più determinante nell’evoluzione di quello interpretato da Odenkirk.
Sempre strepitosamente pratico l’inossidabile Mike (Jonathan Banks che, ahimé, mi pare stia visibilmente invecchiando a velocità maggiore rispetto agli altri attori del gruppo, creando uno strano anacronismo fra questa serie e il suo famoso sequel).
Il lavoro di Gilligan si conferma certosino: nessun dettaglio (narrativo e “scenografico”), nessuna inquadratura è frutto del caso. Il suo senso della pianificazione mi impressiona sempre.

Voto quarta stagione: 9

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