Azione, filosofia e biotecnologia, nella saga di Ghost in the Shell

'Ghost in the Shell' è uno degli anime di fantascienza più famosi di sempre. La saga tratta dall'omonimo manga comprende film e serie tv: esploriamo la lista completa.

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Azione, filosofia e biotecnologia, nella saga di Ghost in the Shell

Saga Ghost in the Shell: quando sci-fi, azione e filosofia si incontrano

Quella di Ghost in The Shell è una saga cinematografica e televisiva che mescola sci-fi, azione, una profonda caratterizzazione dei personaggi e temi filosofici. Grazie a film, serie tv, videogame e letteratura, è diventata un cult e un media franchise globale.
Il fenomeno-Ghost in the Shell nasce nel 1989, quando per la casa editrice giapponese Kōdansha esce il manga omonimo di Masamune Shirow. Diversi anni dopo, dal fumetto viene tratto un film di animazione diretto da Oshii Mamoru, GHOST IN THE SHELL (1995). Il pubblico degli anime di fantascienza viene sconvolto.
Il film non è solo uno dei migliori anime giapponesi di sempre, ma si arricchisce di una continuity che prosegue nel corso degli anni, fino alla recente serie tv a cartoni animati GHOST IN THE SHELL: SAC_2045 (2020), da vedere in streaming su Netflix.
La storia di Ghost in the Shell assomiglia a un corpo bionico fatto di intelligenza artificiale, esistenzialismo cyborg, controllo sociale e politica. Troppo… complesso? Non per i suoi milioni di fan.
Per tutti i neofiti invece, procediamo con ordine e iniziamo l’esplorazione del mondo di Ghost in the Shell.
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Un mini-dizionario, per entrare nel mondo di Ghost in the Shell

L’universo creato da Masamune Shirow per il manga Ghost in the Shell è complicato. È un corpus narrativo denso di concetti, categorie, tecnologie. Prendere confidenza con loro, può aiutare a entrare più facilmente nella storia di Ghost in the Shell.
L’universo narrativo di Shirow assorbito dal franchise di Ghost in the Shell si basa su alcuni elementi-chiave.
Ghost: è l’anima, lo spirito, il fantasma che viene ospitato all’interno di un cervello umano e differenzia l’essere umano puro da un robot biologico. Può essere rimossa (de-ghosting), inibendo alcune attività cerebrali considerate pericolose per la società.
Umani con cyber-cervello: la maggioranza del genere umano mostrato in Ghost in the Shell ricorre a interventi di bioingegneria per sviluppare maggiori capacità cerebrali e di analisi. Hanno un’interfaccia di comunicazione posizionata alla base del cranio, in corrispondenza della spina dorsale, che gli consente di connettersi alla Rete e comunicare con altri individui dotati della stessa tecnologia.
Cyborg: è un essere umano a cui sono innestati componenti biotecnologici. I cyborg possono essere programmati per svolgere attività/mansioni specifiche.
Robot: è una unità da lavoro schiava degli esseri umani. I robot non hanno sembianze umane e sono utilizzati unicamente per mansioni specifiche.
Fuchikoma: sono i carri armati robotici della Sezione 9. Sono imprevedibili perché hanno un’intelligenza artificiale più complessa rispetto ad altri strumenti bellici.
Esseri umani puri: in rarissimi casi, i corpi umani non sono dotati di componenti cibernetici.
Biodroidi: sono esseri artificiali sperimentali dotati di tessuti organici. Sono ibridi uomo/macchina, apparentemente indistinguibili dagli esseri umani.
Cyberbrain Warfare: la connessione diretta di un cervello alla Rete implica pericoli e invasioni indesiderate. Con attività di ghost-hacking si può accedere al cervello cibernetico e infine al ghost di un determinato individuo. Con questa operazione, è possibile modificare, rimuovere, riscrivere la memoria individuale. Ci si può proteggere da eventuali attacchi hacker indesiderati con firewall e crittografia.

  • Ghost in the Shell
    7.9/10 171 voti
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    Trama e personaggi di “Ghost in the Shell” (senza spoiler)

    Nel 1995, il regista Oshii Mamoru alza il sipario su Ghost in the Shell, portando il pubblico cinematografico in un universo cyberpunk della prima metà del XXI secolo, in cui dominano intelligenze artificiali e cyborg. La protagonista del film è Motoko Kusanagi.
    Motoko è un cyborg della Sezione 9, un corpo speciale che risponde agli ordini di Aramaki Daisuke. Il Maggiore Kusanagi sta indagando su un hacker conosciuto come il Burattinaio. Le sue indagini sono legate al misterioso Progetto 2501, ma, presto, vengono alla luce connessioni che danno una svolta alle vite e alle speculazioni di Motoko e dei suoi colleghi Batou, Togusa e Ishikawa.
    La storia si svolge in una metropoli giapponese super tecnologica, accompagnata dalle musiche fascinose e inquietanti di Kawai Kenji. Colonna sonora e narrazione sono simbiotici. Il ritmo del film accelera insieme a quello delle musiche, in un’atmosfera in cui si mescolano misticismo ed elettronica. In una storia fatta di violenza, colpi di scena e sorprendenti dialoghi esistenzialisti, il Burattinaio entra in contatto con Motoko e Batou, cambiando per sempre il loro destino.

  • Ghost in the Shell 2 - L'attacco dei cyborg
    7.7/10 63 voti
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    “Ghost in the Shell 2”, il primo sequel

    Alla fine di GHOST IN THE SHELL ci si sente abbandonati. Ovviamente, i fan sperano in un veloce ritorno di Motoko & C. al cinema.
    Però… Come si può fare il sequel di uno dei migliori anime giapponesi? Quasi 10 anni dopo il primo film della saga, Oshii Mamoru, sempre lui, ci prova con GHOST IN THE SHELL 2 – L’ATTACCO DEI CYBORG (Inosensu: Innocence, 2004).
    Gli ingredienti sono gli stessi del primo film: ambientazione cyberpunk, sceneggiatura ricercata e grande impatto visivo e sonoro. Il regista conferma Kawai alla colonna sonora e Okiura Hiroyuki al character design.
    Questa volta, le indagini della Sezione 9 si rivolgono alla Locus Solus, un’azienda produttrice di controversi androidi ginoidi. Questi robot sono utilizzati come sexdoidi/prostitute. Hanno fattezze di giovani donne e un pericoloso e imprevisto difetto di sistema: si auto-distruggono, e nel loro “suicidio” coinvolgono i loro clienti.
    Già nelle prime scene del film, un’illuminante (post-illuminista?) chiacchierata rivela la rinnovata attenzione della sceneggiatura a riferimenti filosofici e religiosi: equilibrio nutrizionale, René Descartes (1596-1650), vita dei cyborg, Vecchio Testamento e poesie di John Milton (1608-1674). Tuttavia, il film non “fà solo chiacchiere”. Piuttosto, mostra le indagini di Batou, a tutti gli effetti il nuovo protagonista della storia, che, nel frattempo, scopre e approfondisce i legami esistenti tra Locus Solus e la yakuza, la mafia giapponese.

  • Ghost in the Shell
    6.2/10 157 voti
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    Il nuovo film “Ghost in the Shell” con Scarlett Johansson e le polemiche sul whitewashing

    Tra il 1995 e il 2017, Ghost in the Shell è stato un prodotto riservato alle produzioni anime giapponesi. Un vero cult per tutti gli appassionati di fantascienza made in Japan. Un’opera di tale successo, però, non può restare confinata al mondo dell’animazione. Così, visto il successo che fumetto e anime avevano già riscosso negli Stati Uniti, a un certo punto, Hollywood vuole investire nel franchise.
    Nel 2008, la Dreamworks acquista i diritti di Ghost in the Shell per produrre un film con attori in carne e ossa, ma la realizzazione è complessa. Infine, nel 2017, co-prodotto dalla Paramount, arriva al cinema il live action GHOST IN THE SHELL (2017) del regista semi-sconosciuto Rupert Sanders, un film costosissimo (budget di produzione e promozione hanno superato i 250 milioni di dollari) e contestatissimo. Ben prima della sua uscita nelle sale, infatti, il film è accompagnato da molte polemiche.
    La scelta della protagonista è stata difficilissima. I fan sanno bene che Motoko non è un personaggio banale, né facile da interpretare. La produzione sorprende tutti, scegliendo la star Scarlett Johansson. La famosa attrice americana è bella e sexy ed è abituata ai film action, dopo aver interpretato più volte la supereroina Vedova Nera nei film Marvel. Ma lei e Motoko non sono quello che si dice due gocce d’acqua. A partire dall’etnia.
    Le polemiche sul whitewashing divampano sia durante la realizzazione del film che nel corso della sua distribuzione. Scarlett Johansson viene considerata una Motoko troppo occidentale. Perché è stata preferita lei a un’attrice asiatica? C’è chi teme che questa scelta sia intesa a svilire il carattere della protagonista.
    Con il film in sala, le critiche non si placano e si inaspriscono anche a proposito dell’adattamento, considerato  troppo semplicistico rispetto alle tematiche toccate dall’opera originale.

La filosofia di Ghost in the Shell: “Lo spirito dentro al guscio”

Ghost in the Shell è un prodotto fatto di immagini potenti e animazione esaltante. Intrattiene e affascina anche perché pone domande profonde, come quelle che hanno ispirato l’omonimo dipinto di Paul Gaugain (1897): “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”. Immaginiamo di vedere Gaugain in versione cyborg dipingere  sulle note di Kawai. Improbabile? Anche questa è science-fiction.
Un punto di forza della buona fantascienza, molto evidente nel mondo di Ghost in the Shell, è che, oltre a intrattenere e stimolare l’immaginazione, fa ragionare su questioni esistenziali, sociali, etiche. In questa saga, in particolare, si indaga sul rapporto uomo/macchina/intelligenza artificiale.
In Ghost in the Shell, i riferimenti filosofici sono molto evidenti ed espliciti, fin dal titolo dell’opera, che riprende il pensiero dell’inglese Gilbert Ryle (1900-1976), il primo filosofo a introdurre il concetto di fantasma/ghost come anima dentro un corpo/macchina. Letteralmente, “lo spirito dentro al guscio”. Il concetto di dualismo è proprio alla base dell’intuizione narrativa di Masamune Shirow.
Un altro autore (o meglio, progenitore) da conoscere per sapere di più sul suo capolavoro cyberpunk è Arthur Koestler (1905-1983), che, nel saggio di filosofiaThe Ghost in the Machine (1967), discute il dualismo cartesiano mente/corpo nella società postmoderna. La metafora che passa dal corpo biologico a quello robotico/biomeccanico è immediata, ma non banale.

Ghost in the Shell e il femminismo

La contrapposizione tra esseri umani, biotecnologie e autoconservazione è al centro delle intenzioni narrative di Ghost in the Shell. Nei film della saga, il corpo (umano o robot) è sempre inserito in un preciso contesto sociale.
Nella storia di Ghost in the Shell, c’è anche anche una forte componente femminista, ispirata al Cyborg Manifesto (1985) di Donna Haraway (1944-).
Secondo la filosofa femminista post-umanista, il concetto di cyborg rappresenta il superamento dei generi uomo/donna, umano e animale. Questa logica mette in crisi i valori della società maschilista e capitalista. Nelle speculazioni della Haraway, che dà anche il nome a uno dei personaggi di GHOST IN THE SHELL: INNOCENCE, la figura del cyborg è un simbolo potente, un’occasione di riscatto per ragionare sulle dinamiche della società contemporanea.
A distanza di anni dall’uscita del primo film di Ghost in the Shell, la saga sembra confermare l’importanza della tecnologia dell’informazione nella nostra vita. Siamo tutti nella Rete di una coscienza collettiva che obbedisce a oscure e imprevedibili dinamiche. Siamo tutti come Motoko Kusanagi, anche se le nostre vite sono un po’ meno emozionanti?

Le serie tv a cartoni animati di Ghost in the Shell: i cicli Stand Alone e Arise

La continuity narrativa della saga di Ghost in the Shell annovera anche serie animate da vedere in streaming che si collocano tra i vari film d’animazione. Le serie tv si sviluppano con toni leggermente diversi, rispetto ai film e, forse, sono più adatte a un pubblico amante dell’azione e dei film thriller. Le serie tv di Ghost in the Shell sono meno incentrate sulle atmosfere mistico-filosofiche dei film e sono concepite per approfondire la psicologia e la storia dei personaggi.
GHOST IN THE SHELL: STAND ALONE COMPLEX (2002) e GHOST IN THE SHELL STAND ALONE COMPLEX 2ND GIG (2004) sono serie tv anime dirette da Kenji Kamiyama ambientate in un universo alternativo in cui agiscono gli stessi protagonisti dei film.
L’azione si svolge in uno scenario post-bellico, dopo che, sulla Terra, hanno avuto luogo la Terza e la Quarta Guerra mondiale. Il Settore 9 è alle prese con nuovi nemici. Prima, Laughing Man, un potente hacker. Poi, il gruppo criminale degli Undici individuali.
Nelle vesti del leader dei profughi ribelli di Demija, compare per la prima volta Kuze Hideo, un cyborg che ha molto in comune con Motoko Kusanagi.

La miniserie GHOST IN THE SHELL: ARISE (2013-2014) è composta da 4 OAV, cioè prodotti destinati esclusivamente all’home video, diretti da Kazuchika Kise.
La storia è ambientata nel 2027, un anno dopo la fine della Quarta Guerra Mondiale, prima della formazione del corpo speciale Settore 9.
L’ufficiale Daisuke Aramaki, futuro capo del Settore 9, organizza una squadra capeggiata da Motoko Kusanagi.
Ai personaggi di GHOST IN THE SHELL: ARISE è dedicato anche lo spin-off BORDER:LESS PROJECT (2014) composto da una 5 cortometraggi animati.
Dalla miniserie ARISE, è nato un altro filone narrativo, ambientato nel 2028 e messo in scena in un’altra serie tv GHOST IN THE SHELL ARISE: ALTERNATIVE ARCHITECTURE (2015).

Per chiudere la narrazione delle serie tv, sono stati realizzati due film d’animazione special: GHOST IN THE SHELL: STAND ALONE COMPLEX SOLID STATE SOCIETY (2006), che chiude il ciclo Stand Alone Complex, ancora con la regia di Kenji Kamiyama, e GHOST IN THE SHELL: THE RISING (2015), che conclude Arise.

  • Ghost in the Shell: SAC_2045
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    La prima serie tv Netflix della saga di Ghost in the Shell: “SAC_2045”

    Tra i cartoni animati giapponesi per adulti, la saga di Ghost in the Shell è una fra le più ricche di potenzialità e terreni da esplorare. Con un fitto calendario di uscite al cinema e sul mercato home video, ha saputo rinnovarsi, approfondire, rigenerarsi. Ha cambiato pelle, fino al 2020, anno della prima serie tv Netflix su Ghost in the Shell.
    GHOST IN THE SHELL: SAC_2045 (2020) è una serie animata realizzata in computer graphic su concept dell’artista russo Ilya Kuvshinov e rappresenta la quarta tappa della continuity Stand Alone Complex. I registi di SAC_2045 sono nomi noti della saga: Kamiyama Kenji e Aramaki Shinji.
    Curiosità: come autore degli storyboard, Aramaki ha lavorato anche all’anime APPLESEED ALPHA (2014), tratto da un altro manga di Masamune Shirow, Appleseed (2004).

In quale ordine bisogna guardare i film e le serie tv di Ghost in the Shell?

Prima di iniziare questa nuova serie a cartoni animati, potrebbe essere utile stabilire in quale ordine vedere i capitoli della saga Ghost in the Shell. Come avete visto, il materiale è tantissimo.
Perciò, vi proponiamo 3 consigli/criteri da seguire, pur sapendo che, in realtà, non c’è un ordine definito per vedere i film e le serie tv della saga.

1. Gli episodi degli anime Ghost in the Shell: Stand Alone Complex fanno entrare più in fretta nell’universo di Ghost in the Shell e portano dritti all’ultimo capitolo della saga, SAC_2045 di Netflix.

2. L’ordine cronologico di distribuzione: si parte da GHOST IN THE SHELL (1995) di Oshii Mamoru. Segue INNOCENCE. Poi, la serie tv. Il film con la Johansson può essere visto prima o dopo il primo anime di Oshii.

3. L’ordine cronologico della narrazione: tutto inizia in GHOST IN THE SHELL: ARISE.

Ci sono serie tv e film come Ghost in the Shell?

I film cult, in quanto tali, influenzano eserciti di spettatori e storyteller. Negli Stati Uniti, i primi a rendersi conto delle potenzialità di Ghost in the Shell sono stati i produttori della Dreamwork Pictures, fondata nel 1994 da Steven Spielberg, uno dei primi sostenitori degli anime di Oshii Mamoru.
Della filmografia di Spielberg fanno parte diversi film di fantascienza. Quello che sembra avvicinarsi di più ai temi della saga di Ghost in the Shell è A.I. – INTELLIGENZA ARTIFICIALE (A.I. Artificial Intelligence, 2001), tratto da un racconto di Brian Aldiss del 1969, che si focalizza sulla psicologia di un piccolo androide.
Tra i film americani che somigliano a Ghost in the Shell, c’è sicuramente la saga di MATRIX (The Matrix) iniziata nel 1999 dalle Sorelle Wachowski. L’approfondimento sociale e filosofico, il rapporto tra essere umano e network, l’ambientazione oscura e perfino il dress code dei personaggi sono debitori della saga di Ghost in the Shell.
Tratto da un ciclo di racconti di Isaac Asimov, IO ROBOT (I, Robot, 2004) di Alex Proyas è un film di fantascienza dai molti risvolti filosofici.
Con la “Motoko hollywoodiana” Scarlett Johansson, c’è il film LUCY (2014) di Luc Besson. Parlando di cyberpunk, non si può prescindere da BLADE RUNNER (1982) di Ridley Scott, ispirato al romanzo Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (1968) di Philip K. Dick, e dal suo sequelBLADE RUNNER 2049 (2017) di Denis Villeneuve.
Ben prima del manga di Ghost in the Shell, il film IL MONDO DEI ROBOT (Westworld, 1973), sceneggiato e diretto dallo scrittore e regista Michael Chrichton, prefigurava un futuro abitato anche da cyborg antropomorfi in grado di apprendere e capaci di evolversi. Da questo soggetto, è stata tratta la serie tv HBO WESTWORLD – DOVE TUTTO È CONCESSO (2016-), creata da Jonathan Nolan e Lisa Joy. Ambientata (almeno inizialmente) in un parco a tema western abitato da robot con caratteristiche molto simili agli androidi descritti in Ghost in the Shell, ginoidi compresi, la serie esplora questioni morali e filosofiche complesse molto simili a quelle affrontate negli anime della saga, che possono essere analizzate anche in chiave gnostica.
A proposito di serie tv che affrontano il tema dei cyborg dotati di coscienza e conoscenza, con tutte le implicazioni del caso, citiamo anche il telefilm svedese REAL HUMANS (Äkta människor, 2012), di cui la rete britannica Channel 4 ha realizzato il remake HUMANS (2015-2018).

Esempi di anime come Ghost in the Shell

Rimanendo nel mondo degli anime di fantascienza, gli anni Novanta del Novecento sono stati un’epoca d’oro per i cartoni animati giapponesi. La serie tv NEON GENESIS EVANGELION esce nel 1995, come il primo film di Ghost in the Shell.
L’anime dello Studio Ganax con i robottoni esaspera i temi filosofici della fantascienza e li inserisce in una narrazione mistica, religiosa e ultra-psicologica. Come nella saga di Ghost in the Shell, anche in NGA si parla di bioingegneria e dipendenza degli esseri umani all’intelligenza artificiale. Al di là delle scene di combattimento contro gli Angeli, che pure sono molto presenti nel cartone animato, la narrazione di NGE è profondamente legata ai temi della psicologia e della religione.
Ci sono influenze ghostintheshell-iane anche nella fantascienza dinamica della serie tv COWBOY BEBOP (1998) di Watanabe Shin’ch’ro. Infine, benché non sia esattamente un film sci-fi, anche l’inquietante film thriller a cartoni animati PERFECT BLUE (1998) di Satoshi Kon ha qualche debito nei confronti del lavoro di Oshii, soprattutto per le atmosfere e molte scelte estetiche.

Nostalgia otaku anni ‘90, anni d’oro per gli anime giapponesi

Sarà che, ormai, siamo attempati, che “non ci sono più i cartoni di una volta” e che “a quei tempi si viveva meglio” perché c’erano ancora le mezze stagioni, ma vogliamo elencarvi alcuni titoli che, negli anni del debutto di GHOST IN THE SHELL, hanno toccato nel profondo i gusti e la vita di milioni di otaku, i fan ossessivi di manga, anime e videogame.
In Occidente, gli anni ‘90 sono stati un periodo eccezionale per gli appassionati di fumetti e cartoni animati giapponesi. Internet c’era già, ma non era affatto diffuso. Quindi, quello degli anni Novanta era un mondo analogico fatto di maratone televisive, VHS logorate dai videoregistratori, collezionismo spinto e costante ricerca e attesa delle ultime novità dal Giappone. Erano anni densi di offerta, con un pubblico onnivoro di generi e titoli, pronto a divorare tutto, protagonista del mercato globale.
Dopo i robottoni degli anni Settanta e le maghette degli anni Ottanta, negli anni Novanta, in Italia, gli anime continuavano ad arrivavare perlopiù doppiati, spesso con risultati discutibili, e, in molti casi, censurati.
La programmazione tv mandava in onda titoli come SLAM DUNK (1993), KENSHIN – SAMURAI VAGABONDO (Rurōni Kenshin: Meiji kenkaku romantan, 1996) e SAILOR MOON (1995). Con repliche, sequel e reboot si consolidava il successo di classici come DRAGON BALL e LUPIN III (Rupan Sansei). Il maestro Miyazaki Hayao conquistava definitivamente l’Occidente con il film PRINCIPESSA MONONOKE (Mononoke Hime, 1997). E, all’inizio del decennio, lo Studio Gainax, quello di Evangelion, aveva già prodotto un altro cult tv, IL MISTERO DELLA PIETRA AZZURRA (Fushigi no umi no Nadia, 1990), ispirato ai romanzi di Jules Verne.

Il brand Ghost in the Shell: merchandising e videogame

Gli otaku sono consumatori perfetti. Senza badare a spese, comprano tutto ciò che è collegato ai loro titoli preferiti. Acquistano in grandi quantità fumetti, action figure, videogame e partecipano a fiere ed eventi di settore. Nel corso degli affollatissimi Comic-Con (Comic Convention) in giro per il mondo, gli otaku possono acquistare e scambiare chicche e rarità, incontrare autori e attori e dilettarsi come cosplayer nelle vesti dei loro personaggi preferiti. Per esempio, il Lucca Comics & Games, che si svolge in Toscana dal 1993, è la più importante fiera di fumetti e videogiochi che ha luogo non solo in Italia, ma in tutta Europa.
Il franchise di Ghost in the Shell inizia dai manga, prosegue con gli anime e si trasforma in statuette, giochi e gadget. Intorno a Motoko Kusanagi e agli altri personaggi di Ghost in the Shell, c’è un mercato che sfiora il feticismo.
Un settore molto battuto dagli otaku è quello dei videogame. Finora, dalla saga di Ghost in the Shell sono stati tratti alcuni videogiochi ufficiali destinati a varie piattaforme:
Ghost in the Shell (1997) per PlayStation;
Ghost in the Shell: Stand Alone Complex per Playstation;
Ghost in the Shell: Stand Alone Complex (2005), per PlayStation Portable / PSP;
Ghost in the Shell: Stand Alone Complex – First Assault Online (2016), da giocare online.

Bibliografia e sitografia di riferimento

Paolo Riberi, Pillola rossa o loggia nera?, Lindau, 2017.
Ghost in the Shell Wiki.
Anime News Network.
Box Office Mojo.

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