Blade Runner 2049 / 20177.6113 voti

Un altro sequel é possibile / 11 ottobre 2017 in Blade Runner 2049

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ieri sera ho visto Blade Runner 2049 e sono rimasto senza parole. Non me l’aspettavo, veramente.
I dettagli, le luci, i colori e le atmosfere, sono curatissimi. I tempi lenti e polverosi.

I personaggi, poi, mai banali: Ryan Gosling un po’ “monoespressivo”, come al solito, ma perfetto nella sua parte.
E poi, che dire di quello che gli accade? L’inganno al quale è sottoposto per quasi tutta la durata della pellicola per me é stata una ferita… La frustrazione di tutte le sue aspettative, la rovina e la cosa giusta da fare, che diventa, forse, l’ultima luce guida di un protagonista completamente svuotato.
É un eroe maltrattato.

L’uomo, poi, in questo film é diventato praticamente un creatore (Dio?) ancora più bravo, ha fatto progressi incredibili e brama sempre di più, la tecnologia respira e vive con lui, addirittura ama e prova emozioni -la ragazza ologramma ne é l’esempio-, o almeno così sembra. Ma c’è sempre quel pizzico di diffidenza nel prendere per buoni i sentimenti di un essere artificiale…non sembrano veri, si comporta così perché é programmato per farlo o no? Tutto diventa così ambiguo che il razzismo, ben presente nel film, sembra quasi un risultato estremo ma prevedibile.

Non ci sono buoni né cattivi anzi, i cattivi si…ma tra le due fazioni (replicanti o Wallace co.) non sono facilmente individuabili. Anche qui, mancano dei riferimenti chiari…é tutto sfumato, confuso.

Non lo so, sicuramente il regista l’ha fatto di proposito, forse per mettere anche in luce le etichette che a volte ci imponiamo come società e che, spesso, sono dettate dalla paura del diverso, la quale genera, a sua volta, solo contrapposizioni, basate magari su differenze inesistenti in concreto.

Ci sono davvero troppi elementi che sto tralasciando, tanti significati che ognuno può personalmente trovare, guardando questo film.
A proposito, mi é rimasta ben impressa la scena finale, quando Harrison Ford, prima di entrare e incontrare la sua unica figlia, si gira verso Ryan Gosling e gli chiede: che cosa sono io per te? Subito dopo, senza aver ricevuto alcuna risposta, solamente una specie di mezzo sorriso, gli chiede semplicemente: tu come ti senti? Come se fosse davvero suo padre. Questa mi sembra l’immagine perfetta per descrivere i tanti sentimenti presenti nella storia. Poi la fine é stata una coltellata, ma l’empatia e l’amore per il prossimo, sono sicuro, ci salveranno.

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