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Molto deludente / 9 novembre 2016 in 7 minuti

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un film che pensavo essere interessante, invece no, è pesantissimo e utilizza delle situazioni forzate ben oltre il necessario. Chi conosce i problemi del lavoro che si registrano in questo periodo di estrema crisi capisce che è tutto pura forzatura e manipolazione emozionale. Le fabbriche semplicemente chiudono e lasciano i lavoratori in mezzo ad una strada altro che 7 minuti in meno di pausa pranzo!
Vogliamo verificare la credibilità di certe scelte?
Innanzitutto l’intervallo pranzo non può essere meno di mezz’ora, e qui si parla addirittura di ridurlo da 15 nimuti a 8 minuti, la differenza sono appunto i 7 minuti del titolo del film. Ma su questo particolare lo spettatore può anche chiudere benevolmente un occhio.
Poi c’è la situazione inverosimile, una fabbrica tessile di 300 persone in Italia da mo’ che era fallita, ma vogliamo pure crederci che sia ancora in piedi e che ci sia una ditta francese disposta ad acquistare senza licenziare nessuno, ma che cosa se ne fanno di questi 7 minuti?
Altra forzatura è quando la portavoce delle lavoratrici dopo 5 ore di riunione con la proprietà si unisce alle altre rappresentanti e prima di spiegare la situazione ci mette mezz’ora a sputare il rospo, una forzatura davvero insopportabile.
Altra cosa molto irritante, all’inizio del film si vede gente che fuma ma che di fronte ad una donna incinta si allontana o smette di fumare. Ora queste 11 rappresentanti sindacali che vorrebbero garantire i diritti di tutte le lavoratrici, anche per i 7 minuti di intervallo pranzo decurtati, reggono più o meno rispettose del divieto di fumo fino a metà film, quando ad un certo punto la rappresentante delle lavoratrici decide di fumare, in faccia anche alla donna incinta, e a nessuna delle paladine dei diritti gli viene in mente di dire nulla. Tra le altre cose ricordo, se ce ne fosse bisogno, che fumare sul luogo di lavoro è proibito.
Lo sceneggiatore del film evidentemente considera che è un diritto secondario il rispetto del divieto del fumo. Davvero una brutta idea questa del far fumare quando e come gli pare, e fare passare il messaggio che alla fine il fumo trionfa insieme anche alla decisione di far rispettettare quei 7 minuti.
Il tutto però è tipico dei luoghi di lavoro in Italia.
La realtà è molto più tragica. Purtroppo i problemi sono ben altri e lo sceneggiatore forse non ha voluto mettere il dito nella piaga.
Ci sarebbe voluto maggiore coraggio, visto che di storie emblematiche non mancerebbero, basterebbe semplicemente andare in giro e scoprire, ad esempio, come degli accordi sindacali firmati regolarmente dalle controparti, lavoratori e sindacalisti, abbiano autorizzato decine e decine di licenziamenti, questi sono i fatti altro che i 7 minuti di pausa pranzo in meno.
E parlo di ciò con cognizione di causa.

11 commenti

  1. Francesco / 16 novembre 2016

    Capisco che tu possa avere una sensibilità diversa in quanto parte in causa, ma questa è una storia di fantasia che VUOLE essere generica, per essere universale. Non è un’inchiesta sul tessile né un documentario sulla tua fabbrica o un’altra. Non nasconde di essere una estremizzazione, una drammatizzazione, per raccontare di come le insidie dello sfruttamento e del guadagno facile sulla pelle degli operai si annidino anche in fabbriche che vanno bene, e anche sotto forma di contentini che i lavoratori disperati sarebbero disposti a accettare senza pensarci due volte.
    È un film che insegna a riflettere (mostrando due ore di lentissima e profonda riflessione!), a pensare a lungo termine, a farsi calcoli un po’ più complicati, a porsi dubbi, a cercare, a confrontarsi, e a non sottovalutare nessuno di questi passaggi, che sono invece le leggerezze che ci stanno portando in braccio ai populismi e ai nuovi fascismi. Non sentivi la mancanza, nella comunicazione italiana mainstream, di un messaggio così potente, finalmente chiaro, elegante, umano? Non incarna perfettamente il motto di Michelle Obama “quando loro si abbassano noi ci alziamo”?

    Poi ho trovato fuori luogo la tua filippica contro il fumo. Serviva a caratterizzare un personaggio e a caratterizzare l’atmosfera. Sono donne in lotta contro una legge apparentemente contro di loro (invece no), figurati se puoi minacciarle di una multa. E il personaggio che fuma alla fine, come tutte le altre, è costretta a confrontarsi con tutte le sue convinzioni, un personaggio che alla fine ammette una sconfitta per assurgere a una rinascita. A me pare chiaro che quella caratterizzazione di debolezza iniziale (che comprende anche il fumare) alla fine della storia viene lasciata indietro come pelle di serpente. Non ci vedo il minimo rischio che, come dici tu, passi il messaggio sul “diritto di fumare”, che il fumo trionfi perché le operaie trionfano. Tutto l’opposto.

    Davvero credo che ti sia approcciato/a a quest’opera come si guarda un’inchiesta di Piazzapulita. Ma questo è un film. Che non vuol dire sia meno serio, solo più astratto. E astrarsi è faticoso, lo so benissimo. Posso spassionatamente consigliarti di provare a rivederlo?

  2. okness / 14 maggio 2017

    Capisco che in questa sede ci debbano essere coloro che hanno come mandato quello di difendere film troppo criticati, ma la mia è una critica assolutamente libera e indipendente.
    Non ho bisogno delle tue filippiche, tieni per te le spiegazioni dofemsove fantasiose che nessuno ti ha chiesto, quantomeno io.
    Se l’italia va a rotoli è proprio per merito di coloro che trovano sempre da difendere l’indifendibile.
    I film fatti bene rappresentano la realtà , non la scimmiottano in modo pedante, addirittura l’anticipano, questo film è solo un’accozzaglia di stereotipi triti e ritriti sul lavoro e pure fuori tempo massimo, l’avessero fatto 20 anni fa poreva avere qualche valore.oggi è solo stucchevole e irritante. Oggi la gente viene licenziate senza neanche chiedergli nulla, altro che 7 minuti.

    • Stefania / 15 maggio 2017

      (scusa se m’intrometto) “Capisco che in questa sede ci debbano essere coloro che hanno come mandato quello di difendere film troppo criticati”: posso domandarti cosa intendi, precisamente, con questa frase? 🙂

      • okness / 15 maggio 2017

        esattamente quello che ho scritto

        • Stefania / 15 maggio 2017

          (parlo in qualità di admin) Quindi, sei assolutamente convinto che, qui, chiediamo a specifici utenti di commentare positivamente film che vengono criticati da altri? Fantascienza pura.
          Non abbiamo mai chiesto, né mai chiederemo a qualcuno di “difendere” o “attaccare” un film o una serie tv. Non abbiamo alcun legame con le case di produzione/distribuzione e ti confesso che è abbastanza sconfortante apprendere che c’è chi ritiene che gli interventi su questo sito siano “pilotati” 🙁
          Perché hai avuto questa impressione? Leggendo il suo intervento, mi pare che @franz abbia solo provato a suggerirti un punto di vista diverso.

          • Francesco / 18 maggio 2017

            Chiedo scusa, ho frainteso io, credevo che @okness interessasse il confronto, ma pare di no. Sennò non se la prenderebbe così, non attaccherebbe così, e non rivendicherebbe un principio (“la mia è una critica assolutamente libera e indipendente”) che nessuno qui ha mai minacciato. Per questo chiedo scusa.

            Le paranoie complottiste sui commenti pilotati invece sono irricevibili, @okness. Che desolazione. Passiamo oltre, va.

    • Stefania / 18 maggio 2017

      Dài @franz, speriamo che, dopo questo scambio, @okness abbia capito le intenzioni di tutti: tue, nostre, la filosofia del sito in generale.
      Da utente, se c’è una cosa che apprezzo tanto di Nientepopcorn.it, è la possibilità che una o più persone, con i loro interventi (costruttivi), siano capaci di farmi fermare un attimo, per provare a guardare una cosa (film o serie tv) da un punto di vista diverso dal mio, sia esso condivisibile o no.

      • okness / 18 maggio 2017

        A suo tempo il personaggio di Fantozzi diceva che “la corazzatta Potemkin è una grande cxx…” e io , che poi ho visto il film in oggetto, non mi sono mai sognato di contattare Paolo Villaggio per spiegargli che la sua battuta era era un punto di vista eccessivo. Addirittura diseducativa.
        Una cosa è il confronto e una cosa e l’allucinente critica ricevuta dall’utente Francesco, che difende a spada tratta il film, es “Poi ho trovato fuori luogo la tua filippica contro il fumo. Serviva a caratterizzare un personaggio e a caratterizzare l’atmosfera. Sono donne in lotta contro una legge apparentemente contro di loro (invece no), figurati se puoi minacciarle di una multa. E il personaggio che fuma alla fine, come tutte le altre, è costretta a confrontarsi con tutte le sue convinzioni, un personaggio che alla fine ammette una sconfitta per assurgere a una rinascita. A me pare chiaro che quella caratterizzazione di debolezza iniziale (che comprende anche il fumare) alla fine della storia viene lasciata indietro come pelle di serpente. Non ci vedo il minimo rischio che, come dici tu, passi il messaggio sul “diritto di fumare”, che il fumo trionfi perché le operaie trionfano. Tutto l’opposto.”
        La filippica sarà la sua …
        Stefania mica ho detto che voi chiedete agli utenti di scrivere critiche positive, ho affermato che ci sono coloro che queste critiche positive le vogliono per forza scrivere e leggere, ce l’hanno come mandato personale, correggere tutti coloro che non la pensano come loro, non necessariamente con un committente esterno, ed è un’altra cosa, indipendente dagli amministratori, se poi avete la coda di paglia non è buon segno.

        Spero che sia conclusa qui questa noiosa disputa, io ho espresso un mio libero parere, e non ho chiesto a nessuno di insegnarmi a a pensare o a capire i film, soprattutto un film che è solo un’accozzaglia di stereotipi triti e ritriti sul lavoro che io mi risparmio di commentare oltre.

        • Stefania / 18 maggio 2017

          @okness: non abbiamo la coda di paglia: chiedere è lecito e così ho fatto, dato che la tua frase poteva essere interpretata in più modi, come hai potuto vedere. Ti ho chiesto di essere più chiaro, pensavi di esserlo stato, così non è. Io ti ho spiegato cosa ho inteso dalle tue parole, tu hai chiarito cosa intendevi, però credo che, arrivati a questo punto, insinuare ulteriormente cose non vere non giovi né a te, né a noi e, sinceramente, non comprendo questa ostilità.
          Siamo qui per confrontarci serenamente, perciò, se ti va, superiamo questa faccenda e buon divertimento 🙂

          • okness / 18 maggio 2017

            “non comprendo questa ostilità.”
            spiego meglio, io scrivo quello che penso, e se qualcuno mi viene a spiegare che devo pensarla in un altro modo permetterai che mi irriti non poco, soprattutto quando ho argomentato dettagliatamente quello che pensavo. In pratica trovo veramente pessimi quei film dove gli attori non fanno che fumare in continuazione e senza alcuna motivazione scenica, e che ci sia gente che le accetti senza un minimo di senso critico ci può pure stare, ma che non venissero a spiegarmi che invece è corretto.

        • Stefania / 19 maggio 2017

          @okness: “non comprendo questa ostilità” si riferiva al fatto che hai detto che abbiamo la coda di paglia.
          Bon, buona giornata, alla prossima 🙂

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