I Magnifici 7: I 70 anni di Wim Wenders

Il cineasta tedesco compie 70 anni: nell'attesa che anche in Italia venga distribuito il suo ultimo lavoro, "Every Thing Will Be Fine", con la rubrica 'I Magnifici 7' ripercorriamo la grande carriera di Wim Wenders, cantore della bellezza nella diversità.

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BUON COMPLEANNO, HERR WENDERS

Wim Wenders compie 70 anni. Nato a Düsseldorf il 14 agosto 1945, il cineasta tedesco si prepara a festeggiare un compleanno importante, a pochi mesi dal debutto del suo ultimo lungometraggio (EVERY THING WILL BE FINE), uscito in Germania ad aprile, e dopo un anno di grandi riconoscimenti ricevuti per l’acclamato documentario IL SALE DELLA TERRA (2014) dedicato al fotografo Sebastião Salgado, su cui spiccano una candidatura agli Oscar (la terza, dopo quelle per BUENA VISTA SOCIAL CLUB e PINA) e vari titoli ricevuti a Cannes 2014, dove era in concorso nella sezione Un Certain Regard.

WIM WENDERS: UNA CARRIERA LUNGA QUASI 50 ANNI

Considerato tra i cineasti europei viventi più rappresentativi, membro di spicco del cosiddetto Nuovo Cinema Tedesco insieme ad Herzog e Fassbender, Wenders, medico mancato (si iscrisse alla facoltà di medicina, nel 1963, abbandonando presto gli studi) è fondatore della casa di produzione Road Movies e presidente della European Film Academy, l’organo che si occupa di assegnare annualmente gli European Film Awards.
Appassionato di viaggi, fotografia, architettura, musica ed arti figurative e plastiche, in quasi cinquant’anni di carriera (ha esordito nel cinema nel 1967 con una serie di cortometraggi), Wim Wenders ha riversato nei suoi lavori il proprio spirito errante e visionario, proteso alla costante ricerca della bellezza nella diversità.
Attualmente, Wenders è impegnato nelle riprese del film drammatico THE BEAUTIFUL DAYS OF ARANJUEZ nel quale sono stati coinvolti il cantante australiano Nick Cave, Reda Kateb (IL PROFETA, 2009), il regista e sceneggiatore Peter Handke, Jens Harzer (REQUIEM, 2006) e Sophie Semin (AL DI LÀ DELLE NUVOLE, 1995, film co-diretto da Wenders insieme a Michelangelo Antonioni).

WENDERS: 7 FILM DA NON PERDERE

Per festeggiare a modo nostro i 70 anni di Wim Wenders, abbiamo deciso di dedicargli l’appuntamento periodico con la rubrica I Magnifici 7: ripercorriamo insieme la carriera del cineasta tedesco attraverso i 7 titoli più significativi della sua filmografia.

  • Alice nelle città
    8.0/10 29 voti

    7. ALICE NELLE CITTÀ

    Dopo ESTATE IN CITTÀ (1970), LA PAURA DEL PORTIERE PRIMA DEL CALCIO DI RIGORE (1972) e LA LETTERA SCARLATTA (1973), si tratta del quarto lungometraggio di Wenders, tra i più apprezzati della sua intera produzione: oltre ad inaugurare l’importante trilogia della strada (composta anche da FALSO MOVIMENTO, 1974, e NEL CORSO DEL TEMPO, 1976), ALICE NELLE CITTÀ (1974), suscitò l’attenzione dei rappresentanti del settore, aggiudicandosi il Premio della Critica Cinematografica Tedesca.
    Girato in b/n, il racconto dell’amicizia tra una bambina (Yella Rottländer) ed un reporter (Rüdiger Vogler), in bilico tra il road movie, la storia di formazione e la favola, affronta con delicatezza ed originalità il tema della conoscenza di sé.
    Curiosità: il film di Wenders ha ispirato il nome e il leitmotiv di Alice nella città, la sezione parallela del Festival del Cinema di Roma, dedicato ai film di qualità per ragazzi, la cui giura è composta di anno in anno da adolescenti di età compresa tra i 14 e i 18 anni.

  • Lo stato delle cose
    6.6/10 16 voti

    6. LO STATO DELLE COSE

    Dopo essersi trasferito negli Stati Uniti su invito del collega Francis Ford Coppola che, dopo aver co-prodotto L’AMICO AMERICANO (1977) gli chiese di occuparsi del biopic HAMMETT-INDAGINE A CHINATOWN (1982) sulla vita e sulla vicenda professionale dello scrittore ed investigatore Dashiell Hammett, Wenders fece ritorno in Europa per ricevere il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia vinto con LO STATO DELLE COSE (1982), un curioso film che, attingendo ad alcune vicende vissute più o meno direttamente dal regista, coglie l’occasione di parlare di cinema nel cinema, partendo da uno spunto quasi giallo.
    Nel cast, in ruoli minori, i registi e attori statunitensi Samuel Fuller (LA TORTURA DELLA FRECCIA, 1956), già in HEMMETT e, successivamente, in CRIMINI INVISIBILI (1997), e Roger Corman (celebre per i suoi adattamenti cinematografici di racconti dell’orrore classici, come IL POZZO E IL PENDOLO, 1961).

  • Buena Vista Social Club
    7.3/10 39 voti

    5. BUENA VISTA SOCIAL CLUB

    Senza il documentario BUENA VISTA SOCIAL CLUB (1999), nato dalla collaborazione tra Wenders ed il chitarrista americano Ry Cooder (che aveva già curato la colonna sonora di PARIS,TEXAS e CRIMINI INVISIBILI), molto probabilmente il pubblico al di fuori dell’isola di Cuba non avrebbe mai sentito parlare così diffusamente di questi musicisti de L’Avana. Premiato come Miglior Documentario agli European Film Awards del ’99, il film di Wenders è il racconto di una scoperta e di una rinascita, mostrate grazie alle riprese dedicate alla preparazione e allo svolgimento di due importanti concerti europei tenuti da Compay Segundo e soci ad Amsterdam, nel 1998. Nella prefazione al libro fotografico del film, lo stesso regista parla così della genesi di questo progetto: “Mai stato a L’Avana prima di allora (…). Questa musica mi piaceva da quando l’avevo ascoltata la prima volta, non ancora mixata, grezza, su una cassetta ‘demo’, molto prima che uscisse in CD. Se ci penso, questo film era cominciato già allora, due anni prima che lo girassimo, attraversando Los Angeles in macchina una notte. Ry mi aveva dato questa cassetta, senza tante parole (…)”.

  • Lisbon Story
    7.5/10 46 voti

    4. LISBON STORY

    Dedicato a Federico Fellini, LISBON STORY (1994) è un documentario mancato: Wenders venne contattato dalla capitale portoghese per realizzare un film che illustrasse le bellezze della città, ma, strada facendo, il cineasta decise di trasformarlo in un racconto di finzione nel quale, però, con forte senso di continuità, sono confluiti elementi puramente descrittivi, indirettamente utili alla promozione turistica di Lisbona, rappresentata come una città dal
    respiro magico
    . Come spesso accade nella filmografia di Wenders, la musica ha un ruolo fondamentale, tanto da diventare elemento costitutivo del racconto: la celebrazione del fado, l’espressione musicale popolare dei lisboneti, avviene attraverso l’esibizione dei Madredeus, la cui cantante, Teresa Salgueiro, è anche oggetto del sentimento di Philip (Rüdiger Vogler), il tecnico del suono protagonista del film. Girato in gran parte con macchinari risalenti agli anni Venti, LISBON STORY è un canto d’amore di Wenders nei confronti del cinema, una poetica analisi sullo sguardo dell’artista filtrato dalla lente della macchina da presa o di un apparecchio fotografico.

  • Pina
    Pina
    2011
    8.1/10 68 voti

    3.PINA

    A due anni dalla scomparsa di Pina Bausch (avvenuta nel giugno 2009), nel 2011 Wim Wenders distribuisce PINA, un documentario sulla celebre ballerina e coreografa tedesca, nota esponente del Tanztheater, la filosofia artistica che coniuga l’arte della danza a quelle della recitazione e dell’improvvisazione teatrale, sfruttando anche l’interazione tra l’artista ed il materiale di scena. Presentato fuori concorso al Festival di Berlino e in una sezione collaterale del Festival del Cinema di Roma, PINA è un ardito esperimento cinematografico realizzato in 3D: l’idea di utilizzare tale tecnologia al fine di rappresentare nel miglior modo possibile anche su schermo la potenza del teatrodanza venne a Wenders dopo aver visto un film-concerto degli U2 girato con tecniche digitali. Secondo Wenders, il 3D è ben altro rispetto a ciò che gli Studios americani ci hanno mostrato insistentemente. Non è basato solo sugli effetti visivi: è un nuovo linguaggio che deve essere ancora studiato ed approfondito. Wenders ha dichiarato: “Spetta agli autori, ai giovani registi mostrare al pubblico cosa si può fare con esso”.
    Le riprese del film sono iniziate nel 2008, ma -in seguito alla scoperta della malattia di Pina Bausch- Wenders fu tentato di abortire il progetto. In un’intervista del 2011, il regista ha dichiarato: “Non avevamo più motivo per fare il film, l’avevo già annullato quando Pina si ammalò, non volevo più farlo. Ma uno dei motivi che mi ha fatto cambiare idea è stato il fatto che fosse importante per noi, perché nessuno di noi ha potuto dirle addio, neanche i ballerini. E il film poteva essere un modo per farlo. Ho imparato tanto facendo questo film, in particolare quanto si può fare senza le parole e quanto si può trasmettere col linguaggio più semplice e universale, quello del corpo”.

  • Paris, Texas
    7.7/10 80 voti

    2. PARIS, TEXAS

    Travis: “Posso raccontarti una cosa?”
    Jane: “Certo, quello che vuoi”
    Travis: “È una storia lunga”
    Jane: “Ho un sacco di tempo”

    Ambientato in un’America dall’aspetto quasi lunare, PARIS, TEXAS (1984), co-sceneggiato da Wenders insieme a Sam Shepard, autore del soggetto, e presentato in concorso a Cannes ’84, il film ha vinto la Palma d’Oro, il premio FIPRESCI (parimerito con TAXIDI STA KYTHIRA di Theo Angelopoulos) e il Premio della Giuria Ecumenica. Triste favola contemporanea con tanto di splendida principessa imprigionata in un peep show (Nastassja Kinski, immortalata proprio nelle vesti di Jane nel manifesto ufficiale di Venezia 2015), il film racconta di dolorosi ricongiungimenti e scoperte, adoperando il mito del viaggio come strumento con il quale è possibile scavare nel cuore dell’Uomo. Nel cast, anche i fondamentali Harry Dean Stanton e Dean Stockwell.

  • Il cielo sopra Berlino
    8.1/10 230 voti

    1. IL CIELO SOPRA BERLINO

    Realizzato dopo aver trascorso ben otto anni negli Stati Uniti, IL CIELO SOPRA BERLINO (1987) è probabilmente il titolo più noto e significativo della filmografia di Wim Wenders: ispirato ad alcune poesie dello scrittore austriaco Rainer Maria Rilke lette da Wenders poco tempo dopo il suo ritorno in Germania, co-sceneggiato con Peter Handke e fotografato da Henri Alekan, questo film è la più adeguata rappresentazione del cinema del regista tedesco, un invito alla riflessione e alla speculazione introspettiva, alla ricerca di sé stessi. Il contrasto tra la spiritualità, elemento costitutivo degli angeli che osservano la vita dei berlinesi, e la materia (e il sangue) che caratterizza gli eventi sulla Terra è il motore di una vicenda che, nella divisione di una città (Berlino, all’epoca, era ancora dilaniata dal Muro), individua la scissione tra ragione e sentimento, tra anima e carne. Il tono onirico del racconto si esalta alla presenza di un set cinematografico e di una pista circense, intrecciando puro metacinema e suggestioni felliniane.
    Bruno Ganz (l’angelo Damiel), Otto Sander (Cassiel) e Peter Falk (nel ruolo di… Peter Falk) sono eccellenti maschere al servizio della poetica wendersiana.
    Del film, di cui Brad Silberling ha girato Oltreoceano un discutibile remake (CITY OF ANGELS, 1998), Wenders ha realizzato un seguito, COSÌ LONTANO, COSÌ VICINO (1993), insignito del Grand Prix della Giuria a Cannes.

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