David di Donatello 2014: i vincitori.

Tutti i vincitori dei David di Donatello 2014: sette premi per il film di Virzì, tra cui quello per il Miglior Film, otto per quello di Sorrentino, Pif miglior esordiente. Premi speciali alla Loren, a Bellocchio e a Mazzacurati.

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Nella serata di ieri (10 giugno), sono stati resi noti i vincitori dei David di Donatello 2014.
Non c’è stata partita, letteralmente: nonostante una certa varietà nell’assortimento delle nomination, Il capitale umano e La grande bellezza si sono spartiti tutti i principali premi, aggiudicandosi, rispettivamente, sette e otto statuette.
Paolo Sorrentino ha portato a casa, tra gli altri, il premio per la Miglior Regia e quelli tecnici, non annoverati nel nostro elenco, per gli effetti digitali (giraffa e fenicotteri in CG hanno colpito ancora…), il trucco e le acconciature, “cedendo” al collega Paolo Virzì l’ambitissimo David per il Miglior Film e quello per la Miglior Sceneggiatura.

Soliti noti anche tra gli attori premiati: Gifuni, Toni Servillo, Valeria Bruni Tedeschi, la Golino.
Pif ha conquistato il David come Miglior Regista Esordiente ed il Premio dei Giovani assegnato da una giuria di studenti.
A bocca asciutta Ferzan Ozpetek e, purtroppo, Smetto quando voglio, rivelazione brillante dell’appena conclusasi stagione cinematografica diretta dal giovane Sydney Sibilia.
Song’ e Napule, altro inaspettato exploit in sala firmato Manetti Bros. è stato premiato per le musiche.
In mattinata, durante il tradizionale incontro in Quirinale con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, premi specialiSophia Loren ed al compianto Carlo Mazzacurati. In serata, Premio Speciale della Giuria a Marco Bellocchio.

Virzì ha così commentato: “Era già una bella festa essere qui, un grande regalo. Faccio i miei complimenti a questa stagione di film italiani. Noi italiani alterniamo momenti di oscuramento a improvvisi exploit miracolosi. A gennaio si parlava della morte del cinema italiano e poi…. Ringrazio e sono felice di far parte di questa strana, buffa, eroica e valorosa comunità. Ci tenevo poi a festeggiare Paolo Sorrentino. Dopo andiamo a festeggiare insieme, ma lo avremmo fatto anche se avesse vinto Sydney Sibilia. Dedico questa vittoria ai meravigliosi esordienti” [fonte: Adnkronos].

Ecco i principali premi:

Miglior film
Il capitale umano di Paolo Virzì
La grande bellezza di Paolo Sorrentino
La mafia uccide solo d’estate di Pierfrancesco Diliberto (Pif)
La sedia della felicità di Carlo Mazzacurati
Smetto quando voglio di Sydney Sibilia

Miglior regista
Carlo Mazzacurati per La sedia della felicità
Ferzan Ozpetek per Allacciate le cinture
Ettore Scola per Che strano chiamarsi Federico. Scola racconta Fellini
Paolo Sorrentino per La grande bellezza
Paolo Virzì per Il capitale umano

Migliore regista esordiente
Pif per La mafia uccide solo d’estate
Valeria Golino per Miele
Fabio Grassadonia, Antonio Piazza per Salvo
Matteo Oleotto per Zoran il mio nipote scemo
Sydney Sibilia per Smetto quando voglio

Migliore sceneggiatura
Francesco Piccolo, Francesco Bruni, Paolo Virzì per Il capitale umano
Paolo Sorrentino, Umberto Contarello per La grande bellezza
Michele Astori, Pierfrancesco Diliberto, Marco Martani per La mafia uccide solo d’estate
Francesca Marciano, Valia Santella, Valeria Golino per Miele
Valerio Attanasio, Andrea Garello, Sydney Sibilia per Smetto quando voglio

Migliore attrice protagonista
Valeria Bruni Tedeschi per Il capitale umano
Paola Cortellesi per Sotto una buona stella
Sabrina Ferilli per La grande bellezza
Kasia Smutniak per Allacciate le cinture
Jasmine Trinca per Miele

Migliore attore protagonista
Giuseppe Battiston per Zoran il mio nipote scemo
Fabrizio Bentivoglio per Il capitale umano
Carlo Cecchi per Miele
Edoardo Leo per Smetto quando voglio
Toni Servillo per La grande bellezza

Migliore attrice non protagonista
Claudia Gerini per Tutta colpa di Freud
Valeria Golino per Il capitale umano
Paola Minaccioni per Allacciate le cinture
Galatea Ranzi per La grande bellezza
Milena Vukotic per La sedia della felicità

Migliore attore non protagonista (con un ex aequo)
Valerio Aprea in Smetto quando voglio
Giuseppe Battiston in La sedia della felicità
Libero De Rienzo in Smetto quando voglio
Stefano Fresi in Smetto quando voglio
Fabrizio Gifuni in Il capitale umano
Carlo Verdone in La grande bellezza

Migliore direttore della fotografia
Jérôme Almèras, Il capitale umano
Luca Bigazzi, La grande bellezza
Daniele Ciprì, Salvo
Gian Filippo Corticelli, Allacciate le cinture
Gergely Poharnok, Miele

Migliore musicista
Pasquale Catalano per Allacciate le cinture
Lele Marchitelli per La grande bellezza
Pivio e Aldo De Scalzi per Song’e Napule
Umberto Scipione per Sotto una buona stella
Carlo Virzì per Il capitale umano

Migliore canzone originale (con un ex aequo)
I’m sorry musica e testi di Giacomo Vaccai interpretata da Jackie O’S Farm – Il capitale umano
A malìa musica e testi di Dario Sansone interpretata da Foja – L’arte della felicità
Tosami lady musica e testi di Santi Pulvirenti, interpretata da Domenico Centamore – La mafia uccide solo d’estate
Smetto quando voglio musica e testi di Domenico Scardamaglia, interpretata da Scarda – Smetto quando voglio
A verità musica di Francesco Liccardo, Rosario Castagnola, testi di Francesco Liccardo, Sarah Tartuffo, Alessandro Garofalo interpretata da Franco Ricciardi – Song’e Napule
Dove cadono i fulmini musica, testi e interpretazione di Erica Mou – Una piccola impresa meridionale

Migliore produttore (con un ex aequo)
Per Indiana Production Fabrizio Donvito, Benedetto Habib, Marco Cohen, co-produttore per Manny Films Philippe Gompel e Birgit Kemner, con Rai Cinema e Motorino AmarantoIl capitale umano
Nicola Guliano, Francesca Cima per Indigo FilmLa grande bellezza
Mario Gianani e Lorenzo Mieli per Wildside con Rai CinemaLa mafia uccide solo d’estate
Riccardo Scamarcio, Viola Prestieri per Buena Onda Film con Rai CinemaMiele
Massimo Cristaldi, Fabrizio Mosca – Salvo
Domenico Procacci, Matteo Rovere con Rai CinemaSmetto quando voglio

Miglior film dell’Unione Europea
Ida di Pawel Pawlikowski
La vita di Adele di Abdellatif Kechiche
Philomena di Stephen Frears
Still Life di Uberto Pasolini
Venere in pelliccia di Roman Polanski

Miglior film straniero
12 anni schiavo di Steve McQueen
American Hustle di David O. Russell
Blue Jasmine di Woody Allen
Gran Budapest Hotel di Wes Anderson
The wolf of Wall Street di Martin Scorsese

David giovani (assegnato in base ai voti di oltre seimila giovani delle scuole superiori di tutta Italia)
Il capitale umano di Paolo Virzì
La grande bellezza di Paolo Sorrentino
La mafia uccide solo d’estate di Pierfrancesco Diliberto
Sole a catinelle di Gennaro Nunziante
Tutta colpa di Freud di Paolo Genovese

Miglior Cortometraggio
37°4 S di Adriano Valerio

CATEGORIE: Premi

7 commenti

  1. PassionSilver / 11 giugno 2014

    Paolo Ruffini ha fatto una delle più grandi figure di m***a che io abbia visto in televisione, soprattutto perchè i David sono un occasione di grande spessore culturale, artistico (e forse politico). Quest’edizione è da dimenticare: senza sorprese, senza emozione, senza sapori e colori memorabili e con il conduttore più ca**one della storia.

    • Uno spettatore qualunque / 11 giugno 2014

      Parole sante. Più che concentrarmi sulla cerimonia, ieru mi sono concentrato di più sull’arduo quesito: “Ma che diamine ci fa Ruffini ai David?”

      • Francesco / 11 giugno 2014

        Ma è troppo facile prendersela con Ruffini. Non che voglia difenderlo, ma se fai condurre una evento di questo tipo ad uno che ha condotto Colorado e affini, non puoi pretendere chissà cosa poi. La vera domanda è: chi è la mente geniale che ha voluto affidare il ruolo di conduttore ad una persona palesemente inadatta?

        • laschizzacervelli / 11 giugno 2014

          Concordo con Francesco; nonostante io trovi Ruffini inadatto a qualunque tipo di conduzione -per intenderci, mi irrita anche quando guardo ‘Vecchi Bastardi’ a colazione- in questo caso non mi sento di giudicarlo: sarebbe da tirare in causa chi ha mandato un dilettante allo sbaraglio a condurre un evento del genere…

          • Stefania / 12 giugno 2014

            Ruffini è la punta di un iceberg: la Rai ha ceffato la scelta (e ciò che mi stupisce di più è che non ci siano state alternative a Ruffini!) e ha assecondato le sue “tendenze”. Ci sarà pure uno staff di autori alle sue spalle, no? Nessuno sembra averlo limitato. Forse, l’intento era quello di proporre una conduzione meno seriosa del dovuto, in stile Corrado o Vianello (inarrivabili), ma il risultato è decisamente discutibile, di becera qualità. E non mi riferisco alla battuta alla Loren: basti pensare al siparietto da dimenticare con Bellocchio 🙁

  2. PassionSilver / 12 giugno 2014

    Concordo con Stefania. E’ evidente che questo “problema di conduzione” sia solo la punta di un iceberg molto molto molto più grande di come lo immaginiamo. E la colpa non è di Ruffini al 100%, ma anche delle menti geniali che gli hanno permesso di salire su quel palco. Certo però che, qualunque trovata di immagine o di marketing ci sia dietro questa scelta, io la trovo inaccettabile e sconcertante. Ho letto (non chiedetemi dove perchè non ne ho idea) che Ruffini è stato scelto per rendere la serata divertente, meno formale e più rilassata. Oh si, certo. Anche Ellen DeGeneres ha fatto la stessa cosa agli Oscar di quest’anno. Non spendo tempo a fare paragoni, non ce n’è bisogno.

    • Fantasmagoria / 13 giugno 2014

      Parto mettendo le mani avanti, sì.
      Per quanto mi riguarda, il tipo di comicità di Ruffini, come anche quello, per fare un altro esempio, di un Mandelli (quel genere lì, insomma), non ha mai divertito. Per nulla. Ma questo è un problema mio e non loro.
      Va da sé, come ha detto Stefania, che crocifiggere Ruffini non ha però alcun senso, dato che il comico non ha fatto altro che dare al palco ciò per cui è stato assunto dalla Rai. Insomma, non posso mica ordinare una tazza di tè e poi lamentarmi del gusto della teina, eh.
      Detto questo, è anche vero, poi, che gran parte del cinema italiano continua a prendersi dannatamente sul serio. Cioè, andiamo, basta un semplice confronto con la cerimonia d’oltreoceano per rendersene conto. Più leggerezza e capacità di adattarsi, e si vivrebbe meglio.
      Ora, dare della topa a un’ottantenne (prendo l’aneddoto della Loren su tutto) non è stato certo di buon gusto, non si discute. Ma non posso fare a meno di chiedermi: e se a dirlo, su quel palco, ci fosse stato un Benigni? Sono certissimo che la reazione sarebbe stata totalmente diversa. Perché così sicuro? Beh, perché Benigni ha fatto molto di peggio, eh.
      Ruffini ha semplicemente pagato il suo essere Ruffini. E in un ambiente che molto spesso si tiene ancorato a una sorta di personale pedigree nobiliare certe uscite non sono mica concesse a tutti. Certamente non al paggio, comunque.

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