Venezia 72 rende omaggio a Orson Welles

Oltre a Ingrid Bergman, la Mostra ricorda anche un altro grande del cinema nato 100 anni fa, celebrando il connubio di Orson Welles con i testi di William Shakespeare e, indirettamente, con la Laguna. Proiezioni speciali e una esposizione per non dimenticare l'opera di Welles.

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ANCHE VENEZIA RICORDA ORSON WELLES

Tra le tante ricorrenze del 2015, la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (2-12 settembre) ha deciso di sottolinearne due in particolare: il centenario della nascita di Ingrid Bergman ed il doppio anniversario legato a Orson Welles, scomparso trent’anni fa, nel 1985, e che, come la Bergman, quest’anno avrebbe festeggiato il secolo di vita.
Venezia 72, quindi, sarà pre-aperta da una doppia proiezione davvero speciale, caratterizzata da un intrigante tema veneziano, e non per caso: il pubblico, infatti, potrà vedere le edizioni restaurate per l’occasione dei lungometraggi IL MERCANTE DI VENEZIA (1969), ritenuto perduto per lungo tempo e che sarà accompagnato da un’esecuzione dal vivo della partitura della colonna sonora originale, e di OTELLO (1951).

WELLES E SHAKESPAERA: UN AMORE LUNGO UNA CARRIERA

Oltre alla proiezione delle pellicole, Venezia 2015 dedicherà a Welles anche l’esposizione Shakespeare e Sigari – 12 studi per personaggi shakespeariani dipinti da Orson Welles. Forse non tutti sanno che, infatti, il cineasta statunitense mostrò fin da giovanissimo una grande propensione per le arti: la madre, scomparsa precocemente, lo iniziò alla musica e alla pittura e, negli anni dell’adolescenza, un suo grande desiderio era quello di specializzarsi nelle arti plastiche. Il teatro, poi, lo conquistò, ma la recitazione non lo allontanò da altre forme di rappresentazione, tanto che Welles, per esempio, in molte occasioni si è occupato personalmente dei modellini di studio delle scenografie dei suoi film, dipingendone perfino i fondali definitivi. Ciò accadde anche durante la realizzazione dell’OTELLO, una tra le produzioni wellesiane più tormentate dai contrattempi e dai tagli economici, tanto che la sua produzione durò diversi anni: celebre è, inoltre, lo smarrimento dei costumi di scena, mai arrivati sul set, evento a cui Welles riparò con abiti di “risulta”.
Shakespeare, inutile dirlo, fu una delle maggiori passioni di Welles che, senza provare timori nei confronti delle messinscene tradizionali e degli inevitabili confronti con i lavori che, all’epoca, avevano in Laurence Olivier il più titolato ed ammirato protagonista, sperimentò originali trasposizioni di alcune delle tragedie del Bardo, stupendo pubblico e critica con allestimenti innovativi e rispettosamente dissacranti.
Il suo Macbeth teatrale, portato in scena per la prima volta nel 1935 con enorme successo, per esempio, era ambientato ad Haiti e non in Scozia, ed era permeato da richiami alle tradizioni e all’estetica voodoo: basti pensare che, con grande senso della spettacolarità, le tre streghe del testo shakespeariano erano state sostituite da 40 stregoni haitiani. Welles non riuscì mai a compiere la medesima trasposizione in ambito cinematografico, ma portò comunque il Macbeth sul grande schermo (1948), in una delle più pacchiane ma originali trasposizioni del testo teatrale: ancora una volta, i limiti economici ed i problemi realizzativi non fermarono Welles che della riconoscibile ed altrimenti discutibile cartapesta usata per le scenografie del film fece uno degli elementi più caratteristici della pellicola.

I FILM DI VENEZIA 72

Per scoprire anteprime e film in concorso a Venezia 2015, potete leggere il nostro articolo dedicato alla Mostra.

[Nella foto: Orson Welles e Souzanne Cloutier in OTHELLO]

CATEGORIE: Anniversari

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