Bellocchio a Venezia: il trailer di “Sangue del mio sangue”

Marco Bellocchio è in lizza per il Leone d'Oro 2015 con un film ambientato in due epoche lontane: ispirato da una scoperta storica, il cineasta piacentino ha inventato la storia di una monaca del XVII secolo che si ripercuote sul presente. Ecco il trailer.

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BELLOCCHIO A VENEZIA 2015 CON “SANGUE DEL MIO SANGUE”

“Quanto presente è il passato?”: questo enigmatico quesito sottende ed accompagna il trailer ufficiale di SANGUE DEL MIO SANGUE, il film con cui Marco Bellocchio parteciperà in concorso alla 72ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.
Il film verrà distribuito nei cinema italiani a partire dal 9 settembre.
Il cast è caratterizzato da attori che hanno già proficuamente lavorato con Bellocchio: Roberto Herlitzka (BUONGIORNO, NOTTE, 2003), Filippo Timi (VINCERE, 2009), Alba Rohrwacher (BELLA ADDORMENTATA, 2012) e suo figlio Pier Giorgio, debuttante sul set quando era ancora bambino (SALTO NEL VUOTO, 1980).
Alla fotografia, Daniele Ciprì (È STATO IL FIGLIO, 2012). Musiche affidate a Carlo Crivelli, altro assiduo collaboratore di Bellocchio.

“SANGUE DEL MIO SANGUE”: IL TRAILER UFFICIALE

Girato interamente a Bobbio, piccolo comune in provincia di Piacenza che, nel 1939, ha dato i natali a Marco Bellocchio e che è stato già il set del suo film d’esordio, I PUGNI IN TASCA (1965), SANGUE DEL MIO SANGUE nasce da una scoperta storica reale, per barcamenarsi tra due epoche, il XVII secolo ed i giorni nostri: qualche anno fa, il rinvenimento casuale delle rovine delle antiche prigioni della cittadina ha ispirato a Bellocchio la storia di Benedetta, la protagonista femminile che, nel film, è vissuta nel Seicento.
Come la manzoniana Monaca di Monza, a cui Bellocchio ha dedicato poco tempo fa un cortometraggio girato insieme al fratello Alberto, Benedetta è una suora, giovane e bella: ha sedotto un cavaliere di nome Federico ed ha tentato di fare altrettanto con il fratello di questi, un prete, promettendo di fuggire con lui verso le Americhe. La giustizia terrena la punisce severamente, murandola viva nelle segrete del convento di Santa Chiara per oltre venticinque anni. La vicenda di Benedetta riecheggia nei secoli: un giorno, un ispettore ministeriale, anch’egli di nome Federico, si presenta in città e scopre che, intorno alle antiche segrete dove era stata reclusa la giovane, un uomo fa la sua misteriosa e sistematica comparsa solo di notte, tanto da essere creduto un vampiro.

IL RITRATTO DI UN’ITALIA DI PAESE

Non a caso, all’inizio delle riprese, oltre a Il confessore, La monaca e La prigione di Bobbio, uno dei titoli provvisori del film è stato L’ultimo vampiro, proprio come un film australiano del 2009 interpretato da Ethan Hawke: è probabile che Bellocchio abbia scelto un altro nome per il film sia per evitare facili fraintendimenti che per non instradare beffardamente gli spettatori sulla strada del film di genere.
Stando alle dichiarazioni rilasciate nel tempo, l’intento di Bellocchio è quasi epigrafico: “(…) questa storia dissepolta da un passato così remoto merita un ritorno al presente dell’Italia di oggi e più precisamente in un’Italia di paese, Bobbio, che la modernità, la globalizzazione hanno ormai cancellato”. Nel passato della sua terra, il regista sembra intravedere le premesse di ciò che l’Italia è diventata negli anni.

L’EREDITÀ SOCIOCULTURALE DI BOBBIO

Bellocchio torna a Venezia dopo le polemiche che, nel 2012, accompagnarono BELLA ADDORMENTATA e lo fa con un film di ambientazione storica, curioso negli sviluppi e nei parallelismi: “Una fiaba che parla della fragilità degli uomini e dell’eterno femminino di Goethe”, dichiarò ad inizio produzione, un paio di anni fa. “(…) Un racconto che, senza tradire il mio stile, nonostante l’ambientazione in costume, si allarga in un tempo che ho vissuto, nell’educazione che ho ricevuto, nei libri che ho letto e nei film che ho visto, anche nelle lunghe estati passate a Bobbio. Mi ritrovo in tanti personaggi: in chi vince, in chi perde, in chi rimane a guardare” [fonte: cinemonitor.it].
Nell’amata Bobbio, Bellocchio, presidente della Cineteca di Bologna dal 2014, ha fondato e dirige il laboratorio FareCinema, scuola di regia e recitazione, e qui ha istituito l’evento cinematografico Bobbio Film Festival che, dal 2005, assegna il premio Gobbo d’Oro e che quest’anno si svolgerà dall’1 al 15 agosto nella consueta sede, il chiostro dell’Abbazia di San Colombano.

[Nella foto, un’immagine tratta da SANGUE DEL MIO SANGUE]

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