Nel labirinto della Mente – “Shutter Island” e il mito di Edipo

Nientepopcorn.it inaugura una nuova rubrica dedicata a quei film caratterizzati da trame in cui la psiche umana, generatrice di realtà alternative, è la vera protagonista. Il primo appuntamento (ricco di spoiler: occhio!) è con "Shutter Island" di Martin Scorsese.

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NEL LABIRINTO DELLA MENTE: IL CINEMA SI ADDENTRA NEI TORTUOSI PERCORSI DELLA PSICHE

L’interpretazione filosofica di un’opera artistica non esplicita tutti i possibili significati della stessa, ma pone l’attenzione sui cosiddetti “luoghi di più alta concentrazione di significato”, per tentare di spiegarli e legittimare tali spiegazioni. Un’espressione artistica in particolare, quella cinematografica, richiede una particolare attenzione nell’analisi dei sensi e dei significati che essa è in grado di generare: le immagini filmiche, commistione di video e audio, rappresentano concetti in divenire, riformulabili e mai immutabili, poiché, come ripetutamente sostenuto dal filosofo francese Gilles Deleuze, “il cinema configura concetti sempre nuovi”, offrendo tanto allo studioso cinematografico quanto allo spettatore attento numerose interpretazioni possibili, spingendo la Mente (fallace) ad interpretare la rappresentazione cinematografica attraverso il senso significante, cioè quel senso che si carica di significato e che pretende di spiegare l’opera.

Con Nel labirinto della Mente, Nientepopcorn.it vi propone una serie di film caratterizzati da trame in cui la psiche umana è protagonista, generando sub-realtà capaci di trarre in inganno sia i protagonisti della vicenda che il pubblico: il primo appuntamento è con un thriller diretto da un grande cineasta contemporaneo. Le rivelazioni sono dietro l’angolo, per cui, occhio allo spoiler!

DiCaprio e Scorsese sul set di Shutter Island

“SHUTTER ISLAND”: DICAPRIO NELLA MORSA DI SCORSESE

SHUTTER ISLAND (2010), thriller drammatico sapientemente elaborato da Martin Scorsese (TAXI DRIVER, 1976), è un perfetto esempio di opera cinematografica capace di inscrivere al suo interno una moltitudine di interpretazioni possibili, lasciando che brandelli di verità affiorino in superficie senza dare adito, però, ad una univoca verità tangibile.
Il film, sceneggiato da Laeta Kalogridis (I GUARDIANI DELLA NOTTE, 2004), è un adattamento del romanzo L’isola della paura pubblicato da Dennis Lehane (Mystic River, Gone Baby Gone) nel 2003.

L’inquietante benvenuto ricevuto da Daniels al suo arrivo all’Ashecliff Hospital

La vicenda è ambientata all’inizio degli anni Cinquanta, negli Stati Uniti. Un agente dell’FBI, Edward “Teddy” Daniels (Leonardo DiCaprio, premio Oscar 2015 per REVENANT) è impegnato in una delicata indagine: insieme al collega, l’agente federale Chuck Aule (Mark Ruffalo, IL CASO SPOTLIGHT, 2015), Daniels deve rintracciare Rachel Solando, una donna misteriosamente scomparsa da Shutter Island, un’isola che nel film non viene identificata geograficamente e che, da tempo, ospita l’Ashecliff Hospital, un ospedale psichiatrico in cui vengono ricoverati criminali mentalmente instabili, spesso molto pericolosi.
Le complesse ricerche compiute da Daniels per ritrovare la paziente svanita nel nulla conducono alla formulazione di svariate domande: chi è veramente Rachel Solando? A chi o cosa corrisponde il numero 67 citato in un foglietto rinvenuto nella cella della donna? Perché i medici dell’ospedale non vogliono mostrare all’agente Daniels i fascicoli sulla paziente? Perché un fitto alone di mistero avvolge la sua vicenda, che misteriosamente si incontra ed intreccia con quella della moglie di Edward, uccisa dalle fiamme appiccate dal piromane Andrew Laeddis, anch’egli nascosto sull’isola?

Mark Ruffalo e Leonardo DiCaprio nei panni degli agenti dell’FBI Aule e Daniels

LA RIVELAZIONE DEL TRAUMA COME CURA

Lo spettatore assiste pian piano allo svelamento delle risposte, fino al capovolgimento finale: l’inchiesta compiuta da Edward Daniels è frutto di pura finzione, una messinscena ideata dal dottor Cawley (Ben Kingsley, GANDHI, 1982) per far ricordare al malato un trauma subito e, portando l’origine dello shock alla luce della coscienza, condurre il paziente alla guarigione.
Si fa chiaro il ruolo che ciascun personaggio ha ricoperto nel corso della vicenda (per esempio, il detective Aule è un altro medico della struttura), smascherando i dubbi e le paure del protagonista e denunciandoli come tentativi da parte della sua Mente di celare quanto accaduto in passato.
Il ricordo del terribile atto compiuto dalla moglie (Michelle Williams, BLUE VALENTINE, 2010) , macchiatasi dell’omicidio dei loro due figli, e dell’altrettanto ignominiosa azione ad opera di Daniels, che finì con l’uccidere la donna, ha generato un senso dell’orrore ed una forma di disonore tale da optare per la scelta (inconscia) di rimuovere quanto accaduto.

Teddy e la moglie Dolores

EDIPO E LA RICERCA DELL’ASSASSINO

In SHUTTER ISLAND, l’oggetto della ricerca di Edward Daniels, il cui nome è l’anagramma di Andrew Laeddis (il piromane nascosto sull’isola), altri non è che egli stesso: si esplicita, così, un collegamento con il mito dell’Edipo Re così come ci è stato tramandato dall’omonima tragedia di Sofocle (V sec. a.C.).
Edipo, figlio di Laio, re di Tebe, e Giocasta, è stato cresciuto alla corte del re di Corinto Polibo senza conoscere la propria identità. Un giorno, casualmente, nasce un alterco tra il giovane e l’araldo di Laio: accidentamente, Edipo uccide il re, senza sapere che in quel momento sta ponendo fine alla vita del suo vero padre. Divenuto re di Tebe al posto di Laio, Edipo interroga l’oracolo di Delfi affinché riesca a porre fine ad una pestilenza che tormenta la città: l’oracolo risponde che l’unico modo per estirpare la piaga è rintracciare l’assassino di Laio, rimasto impunito. Edipo cerca invano il carnefice, così come Edward Daniels cerca invano sia l’assassino della moglie, il piromane Laeddis, che Rachel Solando, per poi scoprire che l’assassino è sempre stato al suo cospetto: era stato egli stesso a macchiarsi del delitto attribuito a Laeddis e il numero 67, che lo perseguita durante le indagini, è il suo, in quanto paziente numero 67 dell’Ashecliff Hospital. Sia Edipo sia Edward, venendo a conoscenza dell’innegabile realtà dei fatti, l’uno attraverso il racconto di un servo, l’altro grazie al resoconto del medico della clinica, rimangono atterriti di fronte alla verità: l’uno decide di trafiggersi gli occhi per divenire cieco, l’altro sceglie deliberatamente di andare incontro alla morte della Mente, così come aveva condotto alla morte anche la moglie. Il paziente accetta infine di sottoporsi ad una lobotomia: si assiste così all’annientamento della Mente, nel timore che essa possa generare nuove versioni della realtà.

La risolutiva “scena del faro”

L’USO DELLE IMMAGINI ONIRICHE E IL PUBBLICO CHIAMATO AD UNA SCELTA

Per sopperire all’attività di rimozione operata dalla Mente, un ruolo cardine è affidato alle immagini oniriche che, come insegna il padre dell’inconscio Sigmund Freud, permettono l’intersezione tra ciò che il paziente crede sia vero e ciò che lo è realmente, lasciando così che l’inconscio si mostri e agisca in una realtà fittizia, ma rivelatrice di un trauma subito.
In SHUTTER ISLAND, Edward Daniels si addentra in un primo sogno, nel quale prende corpo quella che lui crede essere Rachel Solando. Successivamente, il protagonista vive un secondo momento onirico, durante il quale viene mostrata per la prima volta la moglie Dolores, che gli rivela la presenza del piromane Laeddis sull’isola.
I due avvenimenti onirici si mescolano per mostrare l’incontro avvenuto tra le due realtà proposte, ossia l’inchiesta condotta da Edward, apparentemente vera, ma frutto di un gioco di finzione elaborato dai medici per offrire al malato un’ulteriore possibilità di prendere coscienza della realtà, e la rivelazione della vera natura dell’inchiesta, che avviene tramite il riconoscimento dell’identità di Edward, che ha luogo presso il faro dell’isola, durante una scena fondamentale del film.
Il protagonista coraggioso e senza peccato si tramuta in un “malato incurabile”, che non accetta di aver commesso un atroce delitto. L’illusione dell’incurabilità è sostenuta durante tutto il film, per poi cedere il passo ad un’altra possibilità: la presa di coscienza completa da parte del protagonista e la relativa espiazione del peccato commesso.
Sta allo spettatore credere o meno all’acquisita consapevolezza del protagonista. Ciononostante, si può asserire che il protagonista ha fatto una scelta e che essa rappresenta il riscatto finale di quest’ultimo.

La malattia non è riuscita a sopraffare la coscienza: la Mente non ha compiuto il suo inganno.

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