Yasuke: l’anime Netflix sul samurai nero non è un anime?

Il nuovo anime Netflix si ipira alla storia vera di Yasuke, l'unico samurai nero del Giappone. Ma la produzione è americana. Quindi, non è un cartone giapponese?

Yasuke: l’anime Netflix sul samurai nero non è un anime?

“Yasuke”, il nuovo anime Netflix ispirato a una storia vera

Dal 29 aprile 2021, sul catalogo Netflix Italia, è disponibile la prima stagione dell’anime YASUKE (2021-), composta da 6 episodi da 30 minuti ciascuno.
La nuova serie tv a cartoni animati, vietata ai minori di 14 anni, è una produzione originale Netflix creata e diretta da Lesean Thomas e realizzata dallo studio di animazione giapponese MAPPA, già noto per il remake di DORORO (2019) e per la quarta stagione de L’ATTACCO DEI GIGANTI (Shingeki no kyojin, 2020-2022).
Il cast di doppiatori originali comprende attori americani e asiatici, su cui spiccano Lakeith Stanfield e Darren Criss.
Lo spunto narrativo di YASUKE è fornito da una serie di fatti storicamente accertati che hanno avuto luogo nel Giappone antico. Infatti, il titolo e il personaggio protagonista del nuovo anime Netflix fanno diretto riferimento a Yasuke, il primo e, molto probabilmente, unico samurai nero della storia del Giappone, vissuto nel XVI secolo.

  • Yasuke
    Yasuke
    2021
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    La trama di “Yasuke”: un samurai nero in un Giappone feudale fantastico

    L’anime YASUKE è un historical fantasy ambientato in un Giappone feudale alternativo. Formalmente, la storia si svolge nella seconda metà del XVI secolo, a cavallo tra il periodo Sengoku (o periodo degli stati belligeranti, 1467-1603) e il periodo Tokugawa (1603-1867). Per via del contesto, quindi, YASUKE può essere anche considerato un jidai-geki, cioè un dramma storico con samurai ambientato in un periodo storico preciso.
    L’introduzione del nuovo anime originale Netflix recita: “Dopo 150 anni di disordine feudale, tre eroi si ergono per unificare il Giappone e fondare uno shogunato che lo governi. A porre le fondamenta, è Oda Nobunaga, autocrate e guerriero. Ma, all’atto finale, ecco la catastrofe”.
    La serie Netflix si apre con un prologo che ha luogo a Kyoto, nel 1582. Mentre è in corso una sanguinosa battaglia, un uomo, l’Oda Nobunaga citato in apertura, si trova nel tempio Honnō-ji. L’edificio è in fiamme, assediato. L’uomo, vistosamente ubriaco, è in compagnia di un samurai dalla pelle nera, Yasuke.
    Convinto che sia il modo più dignitoso per ritirarsi da una causa ormai persa, Obunaga, da vero guerriero giapponese, decide di togliersi la vita, praticando il seppuku, il suicidio rituale riservato alla casta dei samurai. Feritosi mortalmente, Obunaga chiede a Yasuke di finirlo.
    In realtà, la drammatica scena è un flashback. Sono trascorsi 20 anni, ma Yasuke è ancora ossessionato da quell’episodio. A dispetto della sua possente presenza fisica e del colore della sua pelle, inusuale a quelle latitudini, Yasuke sembra un uomo qualunque. È un tipo solitario e vive in una capanna malandata, in un luogo ameno. Lavora come barcaiolo, in una valle tra le montagne del Giappone rurale. Gli abitanti del villaggio vicino alla sua casa mostrano nei suoi confronti un misto di curiosità e timore. I ragazzini lo chiamano Yas-san.
    Un giorno, a Yasuke viene chiesto di condurre una ragazzina in un villaggio lontano, affinché venga curata da un “medico speciale”. Debilitata da una malattia non meglio definita, la giovane Saki nasconde un antico e potente segreto.

“Yasuke” è un anime al 100%?

Dal punto di vista narrativo, estetico e formale, YASUKE è un anime, ma non è un cartone animato giapponese.
In questi giorni, abbiamo cercato informazioni sulla nuova serie tv animata Netflix, cercando di capire quali siano esattamente le parti in gioco. In sostanza, YASUKE è una produzione americana (Netflix), realizzata da uno studio nipponico (MAPPA), fortemente voluta da artisti afroamericani e, nella versione originale, recitata in inglese americano anche dagli attori asiatici.
Lesean Thomas, creatore e regista della serie, ha ideato altri anime realizzati da studi giapponesi, come il fantasy CANNON BUSTERS (2019-), tratto da un suo fumetto.
Come riporta il sito Nerdist.com, tra i principali riferimenti per lo sviluppo di YASUKE, Thomas annovera i film I SETTE SAMURAI (Schichinin no samurai, 1954) di Kurosawa Akira e RAMBO (Last Blood, 1982) con Sylvester Stallone e il famoso manga Lone Wolf and Cub (2003-2008) di Koike e Kojima. “La nostra storia rende omaggio agli aspetti magici della tradizione fantastica giapponese. Sentivo il bisogno di raccontare questa storia, perché Yasuke è un vero personaggio storico. L’obiettivo era provare a raccontare il più possibile i fatti reali e fonderli [con la fantasia]”.
Converrete che YASUKE è un interessante mix che solleva una questione non banale. In breve, si puo parlare di anime non giapponesi?

Anime non giapponesi: una questione complessa

In teoria, no: gli anime sono un prodotto esclusivo della cultura nipponica. Nella pratica, però, al di fuori del Giappone, capita che vengano prodotti cartoni animati in stile anime che vengono definiti tali per via di scelte estetiche peculiari, toni e temi della narrazione. Due esempi su tutti: AVATAR – LA LEGGENDA DI AANG (The Last Airbender, 2005-2008) e LA LEGGENDA DI KORRA (The Legend of Korra, 2012-2014), entrambi prodotti e mandati in onda dal canale tv Nickelodeon.
L’argomento non è di semplice soluzione e affonda le sue radici nella complessa e stratificata cultura nipponica.
L’etimologia del termine anime è indiscutibilmente giapponese. Secondo la maggior parte delle fonti, anime è una contrazione della parola animeshon, traslitterazione dell’inglese animation. Altre, un po’ forzatamente, ritengono che l’etimo sia da individuarsi nel termine francese animé (letteralmente, animato, inteso sia come aggettivo che come participio passato).
Il termine anime è entrato nel vocabolario giapponese in tempi relativamente recenti. è comparso per la prima volta nel saggio Manga eigaron di Taihei Imamura (1948), ma l’ufficializzazione del lemma è stata rintracciata nel documentario giapponese sulla storia dell’animazione Nihon manga eiga hattatsu shi: anime shingacho di Taiji Yabushita (1973).
Nel linguaggio comune, anime indica l’animazione giapponese in generale, senza distinzioni in base all’origine (commerciale o autorale), anche se, in Giappone, esiste un acceso dibattito sulle differenze tra animazione industriale per tv e cinema e produzioni realizzate da artisti indipendenti. L’accezione corrente del termine usata generalmente dal pubblico occidentale indica l’animazione giapponese tout court. Questo atteggiamento pragmatico ha un risvolto semplicistico, perché non tiene conto della varietà e della complessità del medium anime.
Nella Storia dell’animazione giapponese (Tunué, 2017), Guido Tavassi scrive: “Non pare nemmeno corretto parlare di animazione giapponese, e di anime più in particolare, in termini di stile, come pure taluni pretendono di fare in un’ottica globalizzatrice -prescindendo cioè dalla matrice culturale/nazionale delle opere- in quanto ciò apre le porte all’arbitrio, laddove si consideri che, invece, le varianti stilistiche dell’animazione giapponese, tanto estetiche quanto diegetiche, sono molteplici, mutevoli e molto spesso distanti tra loro perché se ne possa trarre un unico modello di riferimento. Del resto è anche vero che nel tempo il termine anime è venuto via via assumendo una valenza culturale specifica nello stesso Giappone, tanto che (…) lo si usa anche per indicare una forma mediatica distinta nell’ambito dell’animazione nipponica in generale, caratterizzata da alcuni tratti tipici e pertanto inquadrata in un rapporto di species a genus.
In sostanza, continueremo a chiamare YASUKEanime”, perché è così che Netflix identifica il cartone animato, fin dai titoli di testa dei singoli episodi. Ma, in base ai dati raccolti, siamo consapevoli che si tratta di una attribuzione ambigua.

“Yasuke” nella cultura popolare e le contaminazioni tra la via dei samurai e il movimento hip hop

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La copertina del libro ‘Kuro-suke’ del 1968.

Il Giappone che viene descritto nel cartone animato Netflix è solo apparentemente realistico. Insieme ad alcuni dettagli desunti dalle fonti storiografiche ufficiali, infatti, YASUKE contiene molti elementi fantastici, ispirati alla tradizione culturale e folkloristica giapponese, e perfino componenti sci-fi.
Nella concitata sequenza di apertura del primo episoodio di YASUKE, per esempio, oltre ad alcuni personaggi dotati di poteri magici e telecinetici, compare un gigantesco mecha-samurai, cioè un robottone le cui sembianze ricordano quelle di un guerriero tradizionale nipponico.
Molto conosciuto in Giappone anche grazie al libro illustrato per bambini Kuro-suke (un termine che può essere tradotto come “il nero che offre aiuto”), pubblicato nel 1968, Yosuke è un personaggio realmente esistito.
Negli ultimi anni, la sua storia ha ispirato diversi manga e ha portato alla pubblicazione di un paio di saggi biografici anche al di fuori del Giappone, come African Samurai (2019) e Yasuke. The True Story of a Legendary African Samurai (2020) di Thomas Lockley e Geoffrey Girard.
Qualche tempo fa, aveva iniziato a circolare la voce che Hollywood avrebbe realizzato un film su Yasuke. Il ruolo del samurai nero era stato già affidato al compianto Chadwick Boseman (1976-2020).
Non è raro che cultura nipponica e afroamericana, etica dei samurai e hip-hop, si incrocino. Un esempio di questa originale commistione è il film GHOST DOG – IL CODICE DEL SAMURAI (Ghost Dog – The Way of Samurai, 1999) di Jim Jarmusch, in cui Forest Whitaker è un sicario nero che segue la via del bushido.
La colonna sonora del film di Jarmusch è firmata da RZA, leader dei Wu Tang Clan, il famoso collettivo hip hop di New York che ha contribuito in maniera fondamentale alla caratterizzazione e all’evoluzione del genere musicale legato al movimento. Le musiche di YASUKE sono state composte da Flying Lotus, un famoso rapper statunitense, autore di hip hop sperimentale.

La storia vera di “Yasuke”, forse il primo straniero a seguire il codice bushido

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Stampa giapponese del XVII secolo che ritrae alcuni commercianti portoghesi al porto di Nanban accompagnati da un servitore nero in abiti europei. Autore sconosciuto.

Numerose fonti sul web riferiscono che, probabilmente, il vero nome di Yasuke era Yosufe. Nel cartone animato Netflix, dichiara di chiamarsi Eusebio Ybrahimo Baloi e riceve il nome Yasuke da Nobunaga.
Era nato in Africa e, forse, faceva parte del popolo Yao (o WaYao), un gruppo etnico diffuso in Malawi e Mozambico.
Fu catturato dai portoghesi, che, a partire dall’inizio del Cinquecento, avevano colonizzato la zona sud-orientale dell’Africa.
Yasuke arrivò in Giappone nel 1579, al seguito di un prete gesuita italiano, Alessandro Valignano (1539-1606), forse nel ruolo di guardia del corpo. All’epoca del suo arrivo nel Paese del Sol Levante, Valignano era uno degli uomini europei più importanti di tutta l’Asia. Se avete visto il film SILENCE (2016) di Martin Scorsese, ambientato proprio negli anni della prima, drammatica, evangelizzazione del Giappone, avete già incontrato questo personaggio, interpretato dall’attore Ciarán Hinds.
Una delle fonti storiche che attestano l’esistenza di Yasuke è il testo Histoire Ecclesiastique Des Isles Et Royaumes Du Japon, scritto da un prete gesuita, François Solier, nei primi decenni del XVII secolo. Secondo Solier, quando arrivò in Oriente, Yasuke aveva 26 anni.
Non è completamente accertato se Yasuke sia stato il primo gaijin (cioè, straniero) dalla pelle nera ad arrivare nell’arcipelago giapponese. Sicuramente, fu il primo, e forse unico, samurai nero della storia del Giappone.
Nell’anime Netflix, inizialmente, Yasuke è alle dipendenze di un commerciante europeo, nel vivace porto di Nanban. È vestito come un valletto e regge un ombrello parasole. Esistono antiche stampe giapponesi che ritraggono servitori africani abbigliati all’europea.
In seguito a un episodio di coraggio, Yasuke attira l’attenzione di Oda Nobunaga e del suo protetto, Ranmaru.
Le fonti storiche riportano che, effettivamente, la prima volta che si imbattè nell’uomo, il famoso samurai rimase affascinato dalla imponente presenza fisica di Yasuke (pare che fosse alto quasi un metro e novanta e che avesse una forza inaudita) e lo volle portare via con se.
Nobunaga diede a Yasuke una casa, gli permise di diventare un samurai e lo inserì tra le sue guardie del corpo. Con molta probabilità, Yasuke fu il primo individuo non giapponese a essere introdotto al codice bushido, lo stile morale e di vita a cui i samurai dovevano saldamente attenersi.

Yasuke uomo di fiducia di un signore della guerra

Oda Nobunaga (1534-1582) era un potente daimyō, cioè il signore feudale, di una zona del Giappone centro-meridionale conosciuta come regione di Onwari. Nell’anime, viene descritto come un uomo che non resta indifferente alle dimostrazioni di valore di uomini e donne. Tra i suoi fedelissimi, per esempio, c’è il personaggio inventato di Natsumaru, una onna bugeisha, cioè un samurai donna.
Benché l’investitura a daimyō gli spettasse per diritto patrilineare, Nobunaga conquistò con una certa difficoltà la supremazia all’interno del clan Oda. Nell’arco di qualche decennio, divenne un signore della guerra che, con una serie di violente campagne militari, conquistò una buona parte del Giappone. Il suo obiettivo era quello di unificare più regioni e porre fine alle numerose guerre intestine che, da molti anni, laceravano l’arcipelago.
Probabilmente, Nobunaga vide in Yasuke un’arma perfetta per ottenere il suo scopo. In breve tempo, grazie alla sua forza e abilità, l’africano scalò la gerarchia militare dell’esercito del daimyō, diventando un uomo di fiducia di Nobunaga.

La fine di Yasuke

A un certo punto, però, il daimyō rimase vittima di una congiura ordita da uno dei suoi generali. Nel 1582, nel corso di una sosta a Kyoto, durante una campagna militare, Akechi Mitsuhide tentò un colpo di Stato. Sfidò in battaglia Nobunaga, che perse e si rifugiò nel tempio Honnō-ji di Kyoto. Mitsuhide diede fuoco all’edificio. Di Nobunaga non venne trovato alcun resto.
Secondo alcune teorie, Nobunaga e l’attendente Ranmaru furono costretti a suicidarsi, praticando il seppuku contro la propria volontà.
Pare che anche Yasuke fosse presente all’interno del tempio e che sia fuggito, conducendo con se Nobutada, il figlio del daimyō.
Ma il samurai nero venne catturato e riconsegnato ai gesuiti europei. Da quel momento, sparì.
Non è noto come condusse la sua vita in seguito e dove e quando morì.

Il ritorno del samurai nero, nel cartone Netflix

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I principali personaggi del cartone animato Netflix ‘Yasuke’ [Photo Credit: Netflix].

L’anime Netflix YASUKE trova terreno fertile proprio in questa mancanza di fonti e scrive una storia inedita del primo e unico black samurai del Giappone.
Contrariamente a quanto riferiscono le fonti, nel cartone animato, Nobunaga si uccide volontariamente e, prima di praticare il seppuku, ottiene conferma del fatto che Ranmaru sia fuggito. Nell’anime, non viene fatto nessun accenno all’esistenza del figlio, Oda Nobutada.
Rimasto senza la protezione di Nobunaga, Yasuke è immaginato con coerenza come un ronin, cioè un samurai senza padrone.
Dopo quello che gli storiografi hanno registrato come l’Incidente di Honnō-ji, nel cartone animato, Yasuke viene dipinto come un sopravvissuto, un reduce afflitto da disturbi da stress post traumatico, alcolizzato, emarginato e ossessionato da drammatici ricordi.
A decenni di distanza dalla morte del daimyō, il Giappone è ancora alle prese con efferati scontri interni. La vita nei villaggi è punteggiata da malefatte compiute da bande di piccoli malviventi che restano impunite.
Yasuke piange ancora Nobunaga e sembra non aver alcuna intenzione di rispolverare le sue doti militari. Ma una serie di fatti contingenti e il profondo significato del bushido costringono l’ex samurai nero a tornare in campo.

Fonti

yasuke-san.com.
Samurai X Hip-Hop: when cultures collide su sabukaru.online.
Guido Tavassi, Storia dell’animazione giapponese, Tunué, 2017.

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