Lasciateci cantare! Steve Della Casa e i musicarelli: il documentario “Nessuno ci può giudicare”

Il fenomeno tutto italiano dei musicarelli, esploso nel corso degli anni Sessanta, univa cinema, musica pop e promozione pubblicitaria. Nientepopcorn.it ha intervistato Steve Della Casa, autore di un documentario che mostra il valore sociologico di un filone molto originale della commedia italiana.

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“NESSUNO CI PUÒ GIUDICARE”: IL DOCUMENTARIO DI STEVE DELLA CASA SUL FENOMENO MUSICAL-CINEMATOGRAFICO ITALIANO DEGLI ANNI ’60

Tra i tanti generi cinematografici all’italiana, il musicarello costituisce uno dei filoni della commedia nostrana più caratteristici e peculiari.
Mix inusuale di promozione artistica, cabaret e progressismo, l’ampia filmografia del musicarello realizzata nel corso degli anni Sessanta non è da considerarsi, oggi, solo come materiale riempitivo per i palinsesti televisivi estivi, poiché, appoggiandosi al punto di vista dei giovani del tempo, costituisce un’originale fonte documentaria per analizzare il boom economico italiano del Secondo Dopoguerra.
Il fenomeno artistico e sociale dei musicarelli è diventato il soggetto di NESSUNO CI PUÒ GIUDICARE (2016), il nuovo documentario di Steve Della Casa, critico cinematografico, docente universitario, ex direttore artistico di importanti manifestazioni italiane, tra cui il Torino Film Festival, e storico conduttore della trasmissione radiofonica cinefila Hollywood Party di Radio 3.
Dopo aver parlato di peplum mitologici con UOMINI FORTI (2006) e di western all’italiana e poliziotteschi ne I TARANTINIANI (2013), documentario premiato con il Nastro d’Argento, Della Casa ha deciso di affrontare un altro genere di b-movies tipicamente italiano, realizzando un’opera, prodotta e distribuita da Cinecittà Luce, che unisce recenti interviste ai protagonisti del tempo e materiale di repertorio.

Gianni Morandi, uno dei protagonisti della scena musicale italiana degli anni Sessanta, nel trailer di “Nessuno ci può giudicare”

Esplosi come fenomeno mediatico inedito, i musicarelli hanno rappresentato una delle migliori risorse economiche di case di produzione cinematografica allora in ambasce: la gloriosa Titanus, per esempio, venne salvata dalla bancarotta grazie all’enorme successo di titoli come STASERA MI BUTTO (1967), IN GINOCCHIO DA TE (1964), NEL SOLE (1967), che avevano per protagonisti le star della musica italiana in voga all’epoca. Tra una canzone e l’altra, i volti e le voci più amate dal pubblico di adolescenti affrontavano disavventure amorose, personali e professionali. Pur non essendo attori professionisti, cantanti come Gianni Morandi, Rita Pavone, Mina, Caterina Caselli, Mal dei Primitives e Little Tony affermarono e consolidarono la propria popolarità anche grazie a questo originale veicolo pubblicitario.

  • Nessuno ci può giudicare
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    I MUSICARELLI E I MUTAMENTI DELLA SOCIETÀ ITALIANA: L’INTERVISTA A STEVE DELLA CASA

    Approfittando della programmazione del documentario NESSUNO CI PUÒ GIUDICARE nei cinema italiani, Nientepopcorn.it ha chiacchierato piacevolmente con Steve Della Casa, raggiungendolo telefonicamente.

    NP: “Ci conferma che il musicarello può essere considerato uno strumento utile a studiare dal punto di vista sociologico un periodo storico particolare come quello degli anni Sessanta del Novecento?”

    Un’immagine tratta dal trailer del documentario “Nessuno ci può giudicare”

    Steve Della Casa: “Certo. Sono stato adolescente negli anni in cui i musicarelli conoscevano la loro massima diffusione e, da questo punto di vista, ho testato personalmente il loro funzionamento e la loro efficacia. Era un’Italia finalmente ricca, era quella del primo, vero benessere economico e il musicarello ha intercettato una figura fino a quel momento inedita, dal punto di vista dei consumi: i giovani. I ragazzi dell’epoca, per la prima volta, avevano un reale potere economico, potevano spendere i propri denari come preferivano in beni che non erano quelli di prima necessità. Il soggetto giovane aveva un’autonomia finanziaria che gli permetteva di soddisfare le proprie passioni. In particolare, poteva comprare la musica! I musicarelli sottolineavano il potere d’acquisto di questa nuova figura di consumatori, che acquistava una montagna di dischi a 45 giri e andava al cinema, al seguito dei suoi idoli”

    Un’immagine tratta dal trailer del documentario “Nessuno ci può giudicare”

    NP: “Quindi, la parentesi dei musicarelli è ben definita: in termini cronologici, possiamo individuarne abbastanza chiaramente l’inizio e la fine”
    Steve Della Casa: “Esattamente. La parabola del musicarello può essere circoscritta al decennio 1959-1969: si è conclusa con la trasformazione dei fenomeni sociali di rottura e di cambio generazionale nel malessere politico emerso a partire dal ’68. Non che prima degli anni Sessanta questa forma di intrattenimento non esistesse. In realtà, la storia del cinema italiano precedente è piena di film a tema musicale. Basti pensare a SOLO PER TE LUCIA (1952) o a LA CANZONE DELL’AMORE (1930), il primo film sonoro italiano. La differenza sostanziale tra questo modello e quello affermatosi successivamente, è il target a cui i film erano diretti: si passava da un’impronta melodica e regionalistica, con una predominanza di temi musicali e ambientazioni napoletane e romane, a tratti melodrammatica, rivolta a un pubblico tradizionale, formato pressoché esclusivamente da adulti e famiglie,  a un’audience di giovanissimi spalmata su tutto il Paese, con nuove esigenze e nuovi gusti. Però, senza dimenticare di strizzare l’occhio anche ai loro genitori”

    Giulietta Masina e Rita Pavone nel trailer del documentario “Nessuno ci può giudicare”

    NP: “A ben vedere, quindi, il musicarello è il fenomeno più pop vissuto dall’Italia intera negli anni del boom. I film del filone, infatti, vedevano in scena non solo gli urlatori amati dai ragazzi, ma anche artisti trasversali, come Orietta Berti o il piccolo Walter Brugiolo, vincitore dello Zecchino d’Oro, nonché caratteristi e comici apprezzati dall’intera famiglia. In breve, il musicarello non si proponeva esclusivamente come strumento di rottura, ma anche come ponte tra varie generazioni”
    Steve Della Casa: “Già! Per esempio, nei film musicali anglofoni, come quelli con Elvis Presley, il conflitto tra ragazzi e adulti è molto più netto e drammatico: da una parte c’è la gioventù insofferente e dall’altra i genitori inflessibili e l’autorità costituita. Nel musicarello italiano, gli adulti vengono rappresentati bonariamente, sono dei simpatici matusa che, se inizialmente si oppongono alle mode rumorose dei loro figli e nipoti, in seguito si alleano perfino con loro, come Totò in RITA, LA FIGLIA AMERICANA (1965). Nell’arco di un film, attori maturi come Gino Bramieri, Nino Taranto, Dolores Palumbo, Raffaele Pisu o Aldo Fabrizi passano dall’essere degli inflessibili bacchettoni vagamente moralisti a dei gioviali brontoloni che finiscono per benedire le scelte dei loro protetti. Pensiamo solo al matrimonio cinematografico tra Morandi e Laura Efrikian concesso finalmente ai due innamorati in NON SON DEGNO DI TE…” (1965).

    Shel Shapiro dei Rokes nel trailer del documentario “Nessuno ci può giudicare”

    NP: “Per questo nuovo lavoro, ha scelto un tema generazionale come quello del musicarello. Non teme di incorrere nell’effetto amarcord, rischiando che il documentario finisca per rivolgersi solo alle persone che hanno vissuto direttamente quel periodo?”
    Steve Della Casa: “È un progetto che accarezzavo da tempo, ma che ho accantonato a lungo, per via della sovrapposizione con altri impegni. Diciamo che, grazie ad esso, ho potuto intrecciare i miei ricordi con quelli di un intero Paese. Da ragazzino col mangiadischi e la giacchetta à la Beatles, sono diventato un adolescente attivo anche politicamente, pronto a calarsi nell’impegnativo ’68, come tanti miei coetanei. Diciamo che ho voluto e potuto realizzare un film a mia immagine e somiglianza [ride]. Non per questo, però, ho inteso escludere il resto del pubblico, men che meno i ragazzi di oggi. Ho confezionato NESSUNO CI PUÒ GIUDICARE insieme a Chiara Roncini, appena trentenne, e Rai 1 ne prevede una messa in onda nei prossimi mesi, a dimostrazione del fatto che il contesto in cui i musicarelli sono nati e si sono sviluppati non è un pianeta sconosciuto ai giovani d’oggi e che, comunque, possono conoscerlo adesso, superando le barriere anagrafiche. Anche se il documentario si concentra sulle interviste agli artisti del tempo, come Shel Shapiro, la Caselli, Ricky Gianco e Don Backy, non si parla solo di musica e, per fortuna, grazie alla formula espositiva scelta, abbiamo evitato agevolmente l’effetto ‘raduno degli Alpini’ [ride]“.

CATEGORIE: interviste

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