Umberto Lenzi e il cinema di genere italiano

Il regista si è spento a 86 anni: è stato fra i protagonisti della prolifica stagione dei generi "all'italiana", firmando alcuni dei più noti gialli erotici e poliziotteschi degli anni Sessanta e Settanta.

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Umberto Lenzi e il cinema di genere italiano

ADDIO A UMBERTO LENZI

Ieri (19 ottobre), a 86 anni, si è spento Umberto Lenzi, fra i più noti e prolifici autori italiani di genere.
La carriera del regista e sceneggiatore toscano, romano d’adozione,  vanta più di 60 produzioni cinematografiche e televisive, realizzate talvolta sotto pseudonimo (Humphrey Humbert, Bert Lenzi, Hank Milestone) e concentrate in un serrato trentennio di attività che ha avuto il suo culmine nel corso degli anni Settanta.

UNA GENERAZIONE DI AUTORI ITALIANA DI B-MOVIES AMATA DA TARANTINO

Lenzi e Maurizio Merli sul set di Napoli violenta

Lenzi e Maurizio Merli sul set di Napoli violenta

I suoi film sono quelli che, solitamente, vengono considerati dei b-movies, ma l’apprezzamento di cineasti internazionali come Quentin Tarantino e Eli Roth (innamorato dei suoi MANGIATI VIVI!, 1980, e CANNIBAL FEROX, 1981) e la recente rivalutazione dei vari sottogeneri all’italiana ha contribuito a riportare l’attenzione su un periodo emblematico della storia del cinema nazionale.

In quegli anni ricchi di produzioni cinematografiche a basso costo e alta resa economica, i nomi di Lenzi, Castellari, Deodato, Stelvio Massi, Bava, Fulci, ma anche di Sergio Leone e Dario Argento venivano giudicati dalla critica con una certa sufficienza: troppo commerciali, troppo violenti, improbabili e compiaciuti della loro cruenza e di un’estetica grezza, quasi naïf?
Eppure, il pubblico li premiava, eleggendo a nuovi eroi del grande schermo personaggi virili, dal grilletto e dalla sberla facile, interpretati da Franco Nero, Maurizio Merli, Fabio Testi, Tomas Milian.

L’APICE DEL CINEMA DI GENERE DI LENZI: IL GIALLO EROTICO E IL POLIZIOTTESCO

Lenzi, la Baker e Jean-Louis Trintignant sul set di Così dolce... Così perversa

Lenzi, la Baker e Jean-Louis Trintignant sul set di Così dolce… Così perversa

Fin dagli esordi nel cinema, Lenzi si è sempre dedicato a produzioni caratterizzate da azione e senso dell’avventura, con numerose scene di lotta e graziose attrici a contorno.
Dagli improbabili mix fra peplum e cappa e spada (ZORRO CONTRO MACISTE, 1963), Lenzi è passato per gli adattamenti salgariani (SANDOKAN, LA TIGRE DI MOMPRACEM, 1963), le spy story (A 008 OPERAZIONE STERMINIO, 1965), lo spaghetti western (UNA PISTOLA PER CENTO BARE, 1968), con una tarda incursione nell’horror (a partire da LA CASA 3, 1988) e nel fantasy testosteronico à la John Milius (LA GUERRA DEL FERRO: IRONMASTER, 1983).

Ha battuto con successo due dei sottogeneri italiani più noti del decennio compreso fra gli anni Sessante e Settanta, diventandone uno dei maggiori esponenti: il giallo erotico e il poliziottesco.
Se pure il suo KRIMINAL (1966) si discosta dal fumetto originale per adulti creato da Max Bunker e disegnato da Magnus, eliminandone l’estrema violenza e le ricorrenti nudità femminili, poco tempo dopo ORGASMO (1969) segna l’inizio di una nuova fase della sua carriera e del cinema italiano. Si tratta del primo capitolo di una trilogia thriller (completata da COSÌ DOLCE… COSÌ PERVERSA, 1969, e da PARANOIA, 1970) interpretata dall’attrice americana Carroll Baker, fra le sue attrici predilette, e farcita sapidamente con una miscela di sesso, turbe psichiche e segreti borghesi che ha fatto scuola.

ANNI DI PIOMBO E ANTIEROI VIOLENTI

Tomas Milian e Lenzi sul set de Il cinico, l'infame, il violento

Tomas Milian e Lenzi sul set de Il cinico, l’infame, il violento

Sulla scia di diverse intuizioni di alcuni suoi colleghi, Lenzi non ha disdegnato né il giallo con echi animalier mutuato dal successo de L’UCCELLO DALLE PIUME DI CRISTALLO (1970) di Dario Argento (vedi, SETTE ORCHIDEE MACCHIATE DI ROSSO, IL COLTELLO DI GHIACCIO e, soprattutto, GATTI ROSSI IN UN LABIRINTO DI VETRO), né il poliziesco all’italiana inaugurato da Steno con LA POLIZIA RINGRAZIA (1972).

Durante gli anni di piombo, quindi, inizia l’epopea cinematografica delle metropoli italiane in balia della criminalità più becera e cinica: NAPOLI VIOLENTA (1976), IL CINICO, L’INFAME, IL VIOLENTO (1977), ROMA A MANO ARMATA (1976), IL TRUCIDO E LO SBIRRO (1976), che genera il personaggio del Monnezza, una delle maschere più note di uno dei suoi attori-feticcio, Milian, scomparso a sua volta pochi mesi fa, LA BANDA DEL GOBBO (1977),  L’UOMO DELLA STRADA FA GIUSTIZIA (1975) e, soprattutto, MILANO ODIA: LA POLIZIA NON PUÒ SPARARE (1974), apice del suo cinema psicotico ed estremamente essenziale.

Umberto Lenzi ha raccontato la sua ricca e originale esperienza cinematografica in svariate occasioni.
Noi vi proponiamo le interviste raccolte da Steve Della Casa e Maurizio Tedesco nel documentario I TARANTINIANI (2013), Nastro d’Argento 2014.
Trovate il film a questo link, in versione integrale.

La filmografia di Umberto Lenzi su Nientepopcorn.it.

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