Addio a Prince: la carriera cinematografica

La morte del Genio di Minneapolis, star dello spettacolo degli ultimi tre decenni, è arrivata in maniera improvvisa. Abilissimo nella sperimentazione musicale, Prince ha segnato anche la storia del cinema.

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ADDIO A PRINCE, IL GENIO DI MINNEAPOLIS

Prince Roger Nelson, artista dai mille nomi, da Prince a Tafkap passando per Symbol, è scomparso ieri (21 aprile), a soli 57 anni, all’interno di Paisley Park, il complesso privato nei pressi di Minneapolis che comprende la sua residenza e i suoi studi discografici. Prima di rimbalzare su tutti i canali mediatici, la notizia è stata diffusa dal sito di gossip TMZ e immediatamente confermata.
Le cause del decesso sono ancora incerte e, in queste sede, preferiamo non amplificare l’eco di quelle che, attualmente, sono solo delle ipotesi. Circa una settimana fa, Prince era stato ricoverato d’urgenza per i sintomi di una forte influenza, ma il giorno dopo (16 aprile) l’artista si era regolarmente esibito davanti ai suoi fan per un concerto organizzato in fretta e furia proprio a Paisley Park, rassicurandoli sulle sue condizioni di salute.

RILETTORE DI GRANDI TRADIZIONI MUSICALI

Nato a Minneapolis, Prince ha contrassegnato gli ultimi tre decenni della storia della musica e dello spettacolo con la sua forte personalità (sono particolarmente famose le sue aspre controversie con le case discografiche) ed il suo indiscusso talento pop capace di rielaborare in maniera inedita l’r’n’b ed il rock and roll classico, in una proficua rilettura dell’eredità di mentori come Jimi Hendrix, Sly Stone e, soprattutto, James Brown. Il suo ultimo album, Hit n Run, è stato pubblicato in due sessioni, tra la fine del 2015 e il gennaio 2016, riscuotendo ottime critiche.
Oggi, star dello spettacolo e grandi personalità, tra cui Spike Lee (con cui ha anche lavorato, in occasione della realizzazione dei film GIRL 6 e BAMBOOZLED, per cui il musicista ha composto un paio di brani), Justin Timberlake, Paul McCartney, Boy George, la sua ex-batterista Sheila E, fino alla First Lady Michelle Obama ne piangono la scomparsa, affidando ai media e ai social il proprio sbigottimento.

PRINCE: LA CARRIERA CINEMATOGRAFICA

Personaggio complesso e sfuggente, di lui si dice fosse timido al limite della patologia ma bramoso di sfolgorare, letteralmente, in scena, Prince esordì appena ventenne, nel 1978, conquistando il pubblico statunitense con una serie di dischi di immediato successo (1999, in particolare).
La notorietà internazionale arrise a Prince nel 1984, con la formazione Prince and The Revolution e la pubblicazione dell’lp Purple Rain: il suo innato senso per lo spettacolo tout court, caratterizzato da una curiosa ma riuscita commistione di glam, kitsch e ruggente psichedelia, lo spinse ad accettare la proposta del regista Albert Magnoli di curare la colonna sonora del film omonimo (PURPLE RAIN, 1984) e di recitare nel ruolo di Kid, il protagonista della pellicola. La canzone portante dell’album e del film, una struggente miscela pop che attinge alla tradizione del gospel americano, vinse l’Oscar nel 1985 e la soundtrack conquistò un Grammy (contemporaneamente, il brano Sex Shooter, composto appositamente per il film, venne candidato ai Razzie Awards come peggior canzone dell’anno).
In ambito cinematografico, oltre che come attore e compositore, Prince si è dedicato anche alla regia dirigendo (con scarso successo, in verità) quattro lungometraggi in cui compare protagonista: il romantico musical UNDER THE CHERRY MOON (1986), il film-concerto SIGN O’ THE TIMES (1987), la video collection 3 CHAINS O’ GOLD (1994) e GRAFFITI BRIDGE (1990), sequel ufficiale di PURPLE RAIN.

PRINCE E TIM BURTON PER LA PRIMA RINASCITA DI “BATMAN”

In un momento in cui, al cinema, il genere supereroistico non generava particolare interesse, insieme alla regia del semi-esordiente Tim Burton, la firma del Genio di Minneapolis ha contribuito a riportare in auge l’allure di BATMAN (1989): la rilettura di Prince del tema musicale della nota serie tv degli anni Sessanta dedicata all’Uomo Pipistrello, melodia portante di una delle due colonne sonore del film (una era composta da Danny Elfman e una, appunto, da Prince) in cui, tra campionamenti, lazzi sonori e sdoppiamenti vocali del musicista, si fondono l’eroe e la sua nemesi, il Joker, è un ardito esperimento, uno dei capisaldi della rilettura burtoniana dark-pop dell’allora appannato mito di Batman e solo uno degli innumerevoli guizzi creativi di un artista la cui vitale estrosità non era certo prossima a spegnersi.

[Nella foto: Prince in una foto promozionale di PURPLE RAIN]

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