Addio a Paolo Villaggio

Si è spento a 84 anni l'attore e scrittore genovese che, alla fine degli anni Sessanta, inventò il mitico ragionier Ugo Fantozzi, stereotipo al vetriolo dell'italiano medio. Ricordiamo Villaggio, ripercorrendo velocemente la sua filmografia.

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LA MORTE DELL’ATTORE E SCRITTORE GENOVESE

Addio a Paolo Villaggio. L’attore, scrittore e autore genovese si è spento alle 6 di questa mattina, presso il Policlinico Gemelli di Roma, dove era ricoverato da qualche giorno, in seguito a complicazioni legate al diabete da cui era afflitto da tempo. La notizia della sua scomparsa è stata resa nota sul web dalla figlia Elisabetta. Villaggio aveva 84 anni.

UNA CARRIERA LUNGA E RICCA

Nel corso della sua carriera cinematografica lunga quasi 50 anni, in cui ha alternato produzioni ben accolte dalla critica a film di minore qualità artistica ma ripagati da un costante successo di pubblico, Paolo Villaggio ha lavorato con alcuni dei più importanti registi italiani: Mario Monicelli (BRANCALEONE ALLE CROCIATE, 1970; CARI FOTTUTISSIMI AMICI, 1994), Marco Ferreri (NON TOCCARE LA DONNA BIANCA, 1974), Luciano Salce (ALLA MIA CARA MAMMA…, 1974, e, ovviamente, a partire dal 1975, i primi due capitoli della saga di FANTOZZI), Pupi Avati (LA MAZURKA DEL BARONE…, 1975), Federico Fellini (LA VOCE DELLA LUNA, 1990), Lina Wertmüller (IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO, 1992), Ermanno Olmi (IL SEGRETO DEL BOSCO VECCHIO, 1993), Gabriele Salvatores (DENTI, 2000), Francesca Archibugi (QUESTIONE DI CUORE, 2009).
A suggello del suo percorso artistico, ha ricevuto importanti premi alla carriera: nel 1992, il Leone d’Oro; nel 2000, il Pardo d’Oro a Locarno; il David di Donatello nel 2009.

  • Fantozzi
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    IL PROFESSOR KRANZ, FRACCHIA E FANTOZZI

    Nato a Genova nel 1932, sodale di Fabrizio De André con cui scrisse i celebri motteggi della canzone Carlo Martello ritorna dalla Battaglia di Poitiers, Paolo Villaggio ha iniziato la sua carriera artistica intorno alla metà degli anni Cinquanta nella compagnia teatrale genovese Baistrocchi, esibendosi come cabarettista anche in altre città italiane, soprattutto Milano e Roma.
    Dopo essersi dedicato anche all’intrattenimento radiofonico, esordì in televisione nel 1968, partecipando al programma Quelli della domenica nelle vesti del Professor Kranz, surreale e feroce prestigiatore tedesco, e dell’imbranato e umile ragionier Giandomenico Fracchia, i capostipiti di quella fortunata triade di personaggi creata da Villaggio, culminata con il ragionier Ugo Fantozzi.

    Il ragionier Ugo Fantozzi

    Il vessatissimo uomo medio che è stato protagonista, dal 1968 al 1999, di diversi libri e 10 film è diventato un vero stereotipo, la maschera di una figura sociale e lavorativa affermatasi pienamente in Italia nel Secondo Dopoguerra. Grazie a Fantozzi, si giunse a dimostrare con caustica ironia che l’impiego d’ufficio, l’ambìta occupazione nel settore terziario, figlia del benessere economico, è spersonalizzante (come già aveva suggerito Olmi con il diverso registro del film IL POSTO, 1961), mortificante e stressante.
    Il termine fantozziano è diventato un aggettivo di uso comune. Riferito perlopiù a situazioni tragicomiche al limite dell’assurdo, è una parola capace di racchiudere in sé con straordinaria eloquenza la quintessenza della risata a denti stretti, venata da una perfetta critica al vetriolo che, rafforzata da iperboli linguistiche di felicissima riuscita, ha caratterizzato felicemente i contorni del ragionier Ugo.

    Fantozzi e il collega Filini (Gigi Reder)

    I congiuntivi sbagliati, le forme di cortesia verbale esasperate (a esclusione della moglie Pina e della figlia Mariangela, Fantozzi è in grado di rivolgersi alle altre persone esclusivamente dandogli del “lei”, in un servilismo finto-cortese di grande efficacia), i guizzi di tragicomico orgoglio a cui va improvvisamente soggetto sono solo alcuni dei marchi di fabbrica di un personaggio perfettamente modellato, un meta-uomo per cui è possibile provare alternativamente simpatia, pena o fastidio perché tanto simile a noi.
    Con le sue piccole/grandi ossessioni legate all’affermazione sociale (rappresentate dalla partecipazione, più o meno coatta, a circoli culturali, eventi sportivi, vacanze di gruppo, cenoni di Capodanno, serate di gala), il miglior Fantozzi, quello letterario e quello dei primissimi episodi della sua avventura cinematografica, ha permesso all’italiano comune di ridere e di provare biasimo per sé stesso, scaricando frustrazioni e prese di coscienza sul fantoccio (nomen omen) creato ad arte da Villaggio.

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