I Magnifici 7 – I mille volti di Alberto Sordi

L'attore romano è stato uno dei mattatori del miglior cinema italiano del Novecento. Lavorando con Monicelli, Risi, Fellini, ha contribuito a descrivere le pulsioni più inconfessabili della società italiana.

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I Magnifici 7 – I mille volti di Alberto Sordi

“POSSO PRESENTARMI? ALBERTO, DI PROFESSIONE OTTIMISTA…”

Il 24 febbraio 2003, nell’amata Roma, se ne andava a 83 anni uno dei più grandi attori italiani, Alberto Sordi. Dire che Sordi è stato una delle migliori maschere del cinema e in particolare della commedia italiana è praticamente superfluo. Eppure, non ci stancheremo mai di ricordare quanto importante e definitivo sia stato il suo contributo nella storia del nostro cinema. “Come Tognazzi. Come Totò. Come Rascel. Come Chiari. Come tanti altri che hanno finito col costituire, poi, per anni, quando non riuscivano a diventare protagonisti, il tessuto umano medio-basso del cinema italiano corrente, particolarmente di quello comico o brillante”, ha scritto Claudio G. Fava.

Alberto Sordi e Wanda Osiris

Alberto Sordi e Wanda Osiris

La formazione artistica di Sordi è stata atipica. Avanspettacolo con Wanda Osiris e radio, sì, ma per un periodo relativamente breve. Prima, ci sono state la casa di via San Cosimato, il quartiere di Trastevere, la strada, Roma tutta.“Il quartiere aveva la tipica atmosfera di paese, con i palazzi alveare, le case di ringhiera, la gente umile. Un’isola felice, piena di calore”, avrebbe ricordato lo stesso Sordi in una sua autobiografia. Attingendo a quel patrimonio umano frequentato a lungo, a partire dai primi anni Sessanta, ha cercato di contribuire alla costruzione dei suoi personaggi, sia come sceneggiatore ufficiale che come consulente. “Non ho mai creato un personaggio per costruirci sopra un film ma, al contrario, sono sempre partito da una persona incontrata o conosciuta casualmente per strada, famosa o anonima, e su di essa ho realizzato una storia.”

“AMMAZZA, CHE FUSTO!”

Uno dei primi personaggi di Sordi: il compagnuccio della parrocchietta nel film "Mamma mia che impressione!"

Uno dei primi personaggi di Sordi: il compagnuccio della parrocchietta nel film “Mamma mia che impressione!”

“Mi rendevo perfettamente conto di essere un attore comico, un comico particolare però, inconsueto, senza la faccia e l’atteggiamento del clown. (…) Non copiavo da Totò, né tantomeno da Chaplin. Ero solo uno che voleva fa ridere, riprendendo dalla vita, dalla realtà di goni giorno, i tic, i modi, gli usi e gli abusi della gente comune, fino al grottesco e alla derisione più feroce.”
Proseguendo idealmente l’opera di De Sica e Rossellini, quello di Sordi è stato un neorealismo satirico, pronto a raccontare l’Italia borghese che cambiava dopo la Seconda Guerra Mondiale, attento a seguire l’evoluzione del costume. Ancora Fava: “Dietro gli ironici occhi azzurri, dietro le mani pronte a piegarsi in un’antologia di gesti ammonitori che hanno la stessa, irripetibile precisione da miniatura delle smorfie taglienti di Totò si cela la qualità più segreta e più palese dell’italiano medio. (…) Sordi, l’efficiente, il solitario, geniale Sordi imprenditore di se stesso: uno specchio dei nostri sogni cattivi e delle nostre buone malignità, segno segreto e palese della difficoltà e della rarità di essere un attore decisivo, oltre che un grande attore.”

I MAGNIFICI 7 DI NIENTEPOPCORN.IT: LE TANTE FACCE DI ALBERTONE

Per la rubrica I Magnifici 7 di Nientepopcorn.it, addentriamoci velocemente nella filmografia di Alberto Sordi, ricordandolo attraverso alcuni dei personaggi più significativi della sua carriera cinematografica.

  • Il Marchese del Grillo
    7.9/10 256 voti

    7. ONOFRIO DEL GRILLO/GASPERINO

    Prima che vi si dedicasse Mario Monicelli, molti importanti registi italiani, fra cui Luchino Visconti, avevano già accarezzato l’idea di dedicarsi a IL MARCHESE DEL GRILLO (1981). Nella versione monicelliana della storia, il personaggio immaginario di Onofrio del Grillo, nobile della Roma papalina del 1809, è stato costruito interamente intorno all’istrionismo di Sordi. La sua capacità di interpretare personaggi contraddittori e, perciò, profondamente popolari viene esaltata dal doppio ruolo del Marchese gaudente e burlone e del suo sosia, il miserabile carbonaio Gasperino.
    La battuta cult: “Ah, mi dispiace. Ma io sò io e voi non siete un ca**o!”

  • Il medico della mutua
    6.9/10 112 voti

    6. DOTTOR GUIDO TERSILLI

    Il neolaureato Dottor Guido Tersilli è il protagonista della commedia farsesca IL MEDICO DELLA MUTUA (1968) di Luigi Zampa. Nella rappresentazione di una società sull’orlo del collasso, ispirata dal libro di un vero medico della mutua che, nel 1964, suscitò un grosso scandalo, Sordi, co-sceneggiatore e produttore del film, veste egregiamente i panni di un uomo ruffiano, arrivista, vigliacco. Per questa interpretazione, l’attore vinse un David di Donatello. Pupella Maggio, protagonista di una delle migliori scene del film, quella della mutuata ipocondriaca,  si aggiudicò un Nastro d’Argento. Il personaggio di Tersilli sarebbe tornato in un film successivo, IL PROF. DOTT. GUIDO TERSILLI PRIMARIO DELLA CLINICA VILLA CELESTE (1969) di Luciano Salce.
    La battuta cult“Venite, gente! Il Dottor Guido Tersilli, convenzionato con la mutua, vi aspetta! E, mentre aspettavo il mio primo cliente, mia madre batteva instancabile il quartiere. Si occupava , diceva lei, delle public relations. Quello che diceva non l’ho mai saputo, ma certo doveva essere roba da vergognarsi.”

  • Il vedovo
    7.2/10 65 voti

    5. ALBERTO NARDI

    Dopo aver lavorato insieme nella commedia romantica VENEZIA, LA LUNA E TU (1958), dove i romanissimi Sordi e Nino Manfredi furono chiamati a recitare con un insolito accento lagunare, Dino Risi e Alberto Sordi si ritrovarono con IL VEDOVO (1959). Il film, una satira sociale ispirata a un fatto di cronaca, fu il primo, grande successo popolare del regista milanese e diede la possibilità a Sordi di caratterizzare uno dei personaggi più memorabili della sua carriera. Si tratta di Alberto Nardi, “industrialetto con molta chiacchiera e poco cervello, molte idee e tutte sballate” [1]. Pusillanime, falso, vile e mantenuto, il Nardi è sposato a Elvira, una ricca milanese ormai stanca di finanziare i progetti del marito. L’uomo ne architetta la morte. Il duetto Sordi-Franca Valeri ha fornito una delle migliori rappresentazioni della società italiana dell’epoca, feroce e cattiva. Risate a denti strettissimi.
    La battuta cult: “Che fa, marchese? Spinge?”

  • Lo sceicco bianco
    7.3/10 64 voti

    4. FERNANDO RIVOLI

    LO SCEICCO BIANCO (1952) è “il primo film tutto felliniano di Federcio Fellini, anche se nacque da due paginette di Michelangelo Antonioni” [2], che avrebbe dovuto dirigerlo. Il tema generale, quello della giovane coppia di provincia in visita a Roma, è stato ripreso anche da Woody Allen in uno dei segmenti dell’infelice TO ROME WITH LOVE (2012). Il ruolo di Fernando Rivoli, l’attore bramato dalla sposina protagonista della storia, era stato pensato per Totò. Rappresentò la prima grande occasione cinematografica per Sordi, che aveva conosciuto Fellini (ed Ettore Scola) quando il regista lavorava nella rivista satirica Marc’Aurelio. “Sordi, non appena Fellini gli offerse la possibilità di interpretare il ruolo, se ne impadronì con passione, riuscì a migliorarlo, ad arricchirlo, ottenne da Fellini di ampliare la parte”, dando vita a “un risibile eroe esotico di cartapesta” [3]. Con la sua altalena e l’aria smargiassa, Sordi-Rivoli inaugura fragorosamente una stagione nuova del cinema italiano, umoristica e critica.
    La battuta cult“A me il mare m’attira… Sento una voce fin da bambino… Dovevo fare il capitano di lungo corso, e invece…”

  • Un borghese piccolo piccolo
    7.9/10 121 voti

    3. GIOVANNI VIVALDI

    Il modesto impiegato Giovanni Vivaldi è l’esplicita rappresentazione di quel mostro covato da tutti i personaggi precedenti di Sordi. L’attore non era estraneo a ruoli drammatici, ma, qui, è cupo, nerissimo. Il protagonista di UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO (1977) è colui che esaudisce i sogni di quei vecchi personaggi che, per esempio, “sognavano di ammazzare le vecchine e che sempre vedevano nel prossimo un nemico da combattere”. In questo lavoro, Monicelli ha messo in scena un’allegoria della rabbiosità latente nei ceti medi italiani. “La borghesia ha perso, o rischia di perdere le virtù civili (…), il mito del successo si è fatto sfrenato egoismo, la difesa dei propri interessi si trasforma nella tentazione di un potere assoluto che ha rinunciato a tutta la legge.” [4]
    3 David e 4 Nastri d’Argento vinti.
    La battuta cult“Tutti in macchina vengono in ufficio!” (esclama, mentre è alla guida della sua utilitaria, alla ricerca di un parcheggio)

  • La grande guerra
    8.5/10 192 voti

    2. ORESTE JACOVACCI

    Insieme a I SOLITI IGNOTI (1958), con il suo “macchiettismo di classe” [5], LA GRANDE GUERRA (1959), sempre di Monicelli, co-sceneggiatore con Age & Scarpelli, segna esplicitamente l’inizio della commedia all’italiana. Ambientato nel 1917, durante la Prima Guerra Mondiale, il film ha consentito a Sordi di mostrare contemporaneamente di essere un attore comico e tragico. Indubbiamente, il suo Oreste Jacovacci, romano, e il milanese Giovanni Busacca di Vittorio Gassman (entrambi premiati ai David) sono i più significativi antieoroi della storia del nostro cinema. “Stanno a mezza via fra il coraggio e lo sgomento, fra la poesia e la prosa; hanno l’equilibrio di chi virilmente si addossa una fatale sciagura; hanno, dei guai che li opprimono, la giusta, duttile, infinita misura della pazienza.” [6] Il film venne candidato agli Oscar e vinse il Leone d’Oro, parimerito con IL GENERALE DELLA ROVERE di Roberto Rossellini.
    La battuta cult“Io non so niente! Se lo sapessi, ve lo direi! Io sono un vigliacco, lo sanno tutti!”

  • Un americano a Roma
    7.1/10 108 voti

    1. NANDO MORICONI

    Nando Moriconi, il filoamericano per eccellenza, arriva da lontano. Ancora prima di essere il mattatore di un episodio di UN GIORNO IN PRETURA (1954) e l’assoluto protagonista di UN AMERICANO A ROMA (1954), sempre diretto da Steno, Nando è stato uno degli incontri fondamentali di Sordi. “[Steno] Aveva quasi finito di girare [UN GIORNO IN PRETURA] e gli mancava un pezzo per completare il montaggio. (…) Subito andai con la mente a quando, da ragazzino, andavo a fare il bagno alle Marane, quelle pozze d’acqua ferma e putrida che si trovavano allora nelle campagne romane, a ridosso della periferia. (…) Veniva spesso un giovanottone sui trent’anni, un po’ matto -lo chiamavano ‘l’amerigano’ perché portava un cappellone da sceriffo- che ci insegnava a nuotare. (…) ‘Daie americà! Facce vede lo stile americano, facce Tarzan!’, ‘No, Tarzan no!’, rispondeva lui, entrando in acqua. Poi si tuffava di testa, gonfiava il muscolo, si gonfiava tutto… Insomma non gli pareva vero di mostrarsi in tutta la sua potenza.” [7] Il resto è storia del cinema.
    La battuta cult“Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo, adesso… Io me te magno!”

NOTE BIBLIOGRAFICHE

[1] Paolo Valmarana in Claudio G. Fava, Alberto Sordi, Gremese Editore, 1979
[2] Enrico Giacovelli, Un italiano a Roma, Lindau, 2003, p. 45
[3] Claudio G. Fava, Alberto Sordi, Gremese Editore, 1979, p. 47
[4] Paolo Valmarana in Claudio G. Fava, in op. cit., p.245
[5] Claudio G. Fava, in op. cit., p. 130
[6] Giuseppe Marotta, in Claudio G. Fava, op. cit., p. 131
[7] Alberto Sordi, a cura di Maria Antonietta Schiavina, Storia di un commediante, Zelig Editore, 1999, p.49

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