I Magnifici 7: “Lo squalo” compie 40 anni

Il film a basso budget del non ancora trentenne Steven Spielberg ha segnato la storia del cinema. In occasione del 40mo compleanno della pellicola, scopriamo altri 7 film in cui gli animali minacciano seriamente gli esseri umani.

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“LO SQUALO”: 40 ANNI DI TERRORE

LO SQUALO di Steven Spielberg compie 40 anni: uno dei film che ha rivoluzionato il cinema degli ultimi decenni debuttava nelle sale americane esattamente il 20 giugno 1975, arricchendo la storia della Settima Arte di un nuovo tassello.
Girato da un ragazzo di appena 29 anni con un budget risicato, caratterizzato da un tema musicale (firmato John Williams) così essenziale da diventare iconico, considerato non a torto il primo blockbuster estivo, LO SQUALO può essere annoverato anche come il capostipite del genere slasher che, invece di un assassino psicopatico armato di lame letali e dotato di un indubbio sadismo, ha per protagonista un animale marino apparentemente irrazionale il cui unico scopo sembra essere quello di uccidere per uccidere.

L’HORROR VACUI ABITA L’OCEANO

Il punto di forza de LO SQUALO risiede proprio nel timore primordiale che l’uomo prova nei confronti di una creatura imprevedibile di cui sembra impossibile intuire motivazioni e tattiche. Ad un livello immediatamente intuibile, LO SQUALO è la messinscena dell’atavico terrore dell’ignoto, insondabile ed incontrollabile, del cosiddetto horror vacui, perché nulla sembra essere meno abissale ed incomprensibile dell’occhio vitreo e fisso dell’animale protagonista (“Palle nere senza luce dentro”) e dell’Oceano in cui esso abita, probabili rappresentazioni spielberghiane della mente umana e del complesso mai pienamente concepibile di elementi che la occupano. Volendo supportare una lettura psicanalitica del film, la caccia allo squalo da parte del terzetto di uomini che tenta di porre fine alle sue scorribande omicide è la rappresentazione del manifesto conflitto psicologico tra l’Es (il complesso di istinti individuale) ed il Super-Io (il censore delle pulsioni), in una lotta dal risultato incerto fino alla fine. Coniugando éscamotage narrativi ed esigenze tecniche (lo squalo meccanico usato sul set era particolarmente difficile da manovrare e si inceppò così spesso da prolungare le riprese di almeno tre mesi), Spielberg giocò con un elemento fondamentale del cinema d’atmosfera: mostrando molto tardivamente l’animale protagonista (lo squalo assassino viene mostrato effettivamente solo dopo oltre 80 minuti dall’inizio della proiezione), con precisione chirurgica il film instilla nello spettatore lo spasmo tipico dell’attesa, giocando con la componente morbosa della sua curiosità, premendo l’acceleratore su un’altra dualità dell’animo umano, ovvero la contemporanea attrazione e repulsione fisica nei confronti della fonte della paura e del disgusto e, per estensione, il contrasto tra piacere e dolore.

“LO SQUALO”: UNA NUOVA RAPPRESENTAZIONE DELL’ORRORE

Tra i momenti topici de LO SQUALO, un film all’interno del quale è davvero arduo trovare una sequenza superflua o un dettaglio lasciato al caso, vale la pena di ricordare la scena in cui il cacciatore di squali Quint (Robert Shaw) racconta ai suoi compagni d’avventura il naufragio dell’incrociatore Indianapolis di cui fu protagonista. Il natante venne affondato da un sommergibile giapponese: l’equipaggio americano sopravvissuto, disperso in mare, venne decimato da un branco di squali. La narrazione essenziale di Quint, raggelante, è uno dei momenti più terrificanti del film, perché, senza l’ausilio delle immagini, come se si trattasse di un racconto intorno ad un fuoco acceso milioni di anni fa, suggerisce un orrore pulsante e primitivo. “Insomma, eravamo finiti in mare in più di mille, ne uscimmo in 316. Gli altri li avevano mangiati gli squali. Era il 29 giugno del ’45”, recita asciutto Quint. Spielberg unisce, quindi, il gusto per la leggenda e per il gotico americano ad elementi tipici del film d’avventura classici e di quelli d’azione contemporanei, trasformando dignitosamente l’epica del Moby Dick di Melville in una caccia al mostro mutuata dai b-movie catastrofistici degli anni Cinquanta e dai kaiju giapponesi, creando quello che allora si presentava come un unicuum all’interno del panorama cinematografico internazionale, ma che, oltre a gettare le basi per una nuova rappresentazione dell’orrore al cinema, avrebbe aperto la strada ad un intero genere (sovente meno decoroso dal punto di vista qualitativo), quello dei film in cui l’uomo è in balia di una specie animale che lo attacca con il solo scopo di ucciderlo.

AL CINEMA, IL PERICOLO ARRIVA DALLA NATURA

In occasione dell’importante anniversario de LO SQUALO, per la rubrica periodica I Magnifici 7, Nientepopcorn.it vi offre un breve elenco di film in cui il pericolo striscia, vola o nuota. In breve, arriva dalla Natura.

  • Sharknado
    3.3/10 129 voti

    7.SHARKNADO

    Punta di diamante dell’Asylum, studio di produzione specializzato in disaster movie a basso costo, SHARKNADO (2013) è stato per qualche tempo un vero e proprio caso cinematografico: realizzato con palesi pecche tecniche ed incredibili mancanze narrative, ha stupito e a suo modo divertito il pubblico internazionale per via della sua trama improponibile. In seguito ad una serie di trombe d’aria, un intero branco di squali è stato sollevato dalle acque dell’Oceano Pacifico e si sta riversando dal cielo sulle coste della California, seminando morte nei più svariati ed impensabili modi. Il successo di questa perla del trash contemporaneo è stato tale da generare altri due seguiti.
    Scena cult: Fin (Ian Ziering) e la sua motosega elettrica vengono inghiottiti da uno squalo in caduta libera.

  • Aracnofobia
    5.5/10 55 voti

    6.ARACNOFOBIA

    Tra le paure più note e diffuse legate al mondo degli insetti, c’è quella per i ragni e non è un caso che, da sempre, il cinema usi gli aracnidi per suggerire repulsione e dichiarato pericolo: da Buñuel (ADOLESCENZA TORBIDA, 1951) a Cronenberg (SPIDER, 2002), passando per i film di fantascienza apocalittica (su cui spicca il capostipite TARANTOLA del 1955) che avevano per protagonisti octopodi letali e spesso gigantiformi, del ragno il cinema ha sempre sfruttato il versante simbolico più negativo, legato alla sua natura predatoria. ARACNOFOBIA (1990), la pellicola di Frank Marshall (CONGO, 1995) con Jeff Daniels e John Goodman, esalta proprio le capacità venatorie dei ragni, affidando ad un letale insetto venezuelano il compito di infestare con la propria innumerevole prole la casa di una tranquilla famiglia americana di provincia: il terrore, sia fisico che mentale, si nasconde ovviamente in soffitta.
    Scena cult: il viso sconvolto del Dott. Jennings (Jeff Daniels) riflesso in uno degli occhi del ragno che lo fissa come un killer consumato, avanzando sul suo corpo.

  • 5.BLACK SHEEP – PECORE ASSASSINE

    Stando a BLACK SHEEP (2006), anche una soffice pecorella neozelandese può nascondere istinti omicidi degni di Michael Myers. Vittime di assurdi esperimenti genetici, gli ovini protagonisti del film diretto dall’allora esordiente Jonathan King hanno un solo obiettivo: uccidere ogni essere umano che si para loro dinanzi. Qualora la vittima sopravviva, poi, ha il destino segnato: diventerà in breve tempo una pecora sanguinaria. A metà strada tra i classici della fantascienza horror statunitensi e lo splatter esagerato dei primi lavori del connazionale Peter Jackson (GLI SCHIZZACERVELLI, 1992), con cui ha condiviso Weta Workshop, il team di addetti agli effetti speciali che si sono occupati de IL SIGNORE DEGLI ANELLI e KING KONG, BLACK SHEEP è un film horror con un impianto da commedia nera demenziale che muove qualche critica non particolarmente incisiva sia alla ricerca scientifica incontrollata che all’attivismo che ad essa si oppone. Certo è che, dopo aver visto questo film, durante le gite campestri, qualora vi capitasse di incrociare lo sguardo fisso di un agnello al pascolo, non vi sentirete più al sicuro.
    Scena cult: la mutazione di Grant (Oliver Driver) in pecora assassina.

  • 4. WALLACE & GROMIT – LA MALEDIZIONE DEL CONIGLIO MANNARO

    Il soggetto del delizioso LA MALEDIZIONE DEL CONIGLIO MANNARO (2005), film di animazione dei britannici Aardman Studios definito “il primo horror vegetariano” e vincitore di numerosi premi, tra cui l’Oscar 2006 come Miglior Film di Animazione, strizza l’occhio ad almeno un paio di generi cinematografici, come la black comedy à la Hitchcock e gli horror hollywoodiani degli anni Cinquanta. In realtà, si tratta di un film zeppo di riferimenti cinefili, da UN LUPO MANNARO AMERICANO A LONDRA (1981), passando per HARVEY (1950), fino all’angosciante adattamento a cartoni animati de LA COLLINA DEI CONIGLI (1978). A dirla tutta, la creatura che nel film “assassina” le carote di Lady Campanula Tottington (doppiata da Helena Bonham Carter, nella versione originale) non è [SPOILERISSIMO] un animale, ma il “solito” Wallace che, per via di un suo sballato esperimento (una sorta di cura neurologica contro il comportamento “vegetomaniaco antisociale” dei conigli), oltre a creare un coniglio mutante che, come lui, adora il formaggio, si trasforma in un leporide mannaro affamato di carote, melanzane e mega-zucchine.
    Scena-cult: l’attacco del coniglio mannaro all’interno della chiesa del Reverendo Hedges.

  • Jurassic Park
    7.3/10 713 voti

    3.JURASSIC PARK

    Quasi vent’anni dopo LO SQUALO, con la trilogia di JURASSIC PARK iniziata nel 1993, Steven Spielberg affida nuovamente il ruolo dello spietato assassino ad una specie animale. Questa volta, si affida ad un romanzo di Michael Crichton e spara altissimo, portando in auge i dinosauri del periodo giurassico: diversamente dai film di genere giapponesi, i lucertoloni in questione non sono creature rimaste nascoste negli abissi per milioni di anni e geneticamente mutate da qualche esplosione atomica. Si tratta, infatti, di dinosauri di nuova generazione, nati in seguito ad un esperimento di clonazione su DNA preistorici. Gli animali protagonisti non fanno altro che seguire il proprio istinto, incuranti dei danni che possono arrecare agli esseri umani, considerati alla stregua di semplici prede squittenti. Ancora una volta, il non-visto ed il disvelamento del “mostro” per parti (la zampa del T-Rex nel fango è ormai parte della storia del cinema), sono il marchio di fabbrica della pellicola.
    Scena-cult: l’assedio dei velociraptor in cucina.

  • Cujo
    Cujo
    1983
    5.9/10 31 voti

    2.CUJO

    Pipistrelli vs. San Bernardo 1-0: è attraverso il morso di uno di questi mammiferi alati, infatti, che il bonario cagnolone protagonista di CUJO (1983) contrae la rabbia, diventando una vera e propria macchina di morte. Ispirato all’omonimo romanzo di Stephen King, il film di Lewis Teague (che, nel 1980, aveva girato ALLIGATOR, una pellicola in cui erano i rettili del titolo a seminare il terrore) racconta della trasformazione di un cane di indole pacifica in una creatura priva di raziocinio che trova momentanea soddisfazione nell’uccisione di altri esseri viventi. Lo schema narrativo di CUJO non è dissimile da altri film in cui fiere selvatiche assediano uno o più individui minacciandone l’incolumità: la sua particolarità risiede nel fatto che il killer della situazione è un animale considerato unanimemente come il miglior amico dell’uomo.
    Scena-cult: l’arrivo dei Trenton (Dee Wallace e Danny Pintauro) nella proprietà del meccanico Joe (Ed Lauter).

  • Gli uccelli
    7.8/10 390 voti

    1.GLI UCCELLI

    “Non avrei girato il film se si fosse trattato di avvoltoi o di uccelli da preda; quello che mi è piaciuto è che si trattava di uccelli comuni, di uccelli di tutti i giorni: raccontava così Alfred Hitchcock a François Truffaut, durante una delle interviste che sarebbero confluite nel celeberrimo volume Il cinema secondo Hitchcock. La normalità come premessa e, contemporaneamente, come elemento fondante dell’orrore: il contrasto crea sconcerto, incapacità di comprendere e di reagire. Creature apparentemente innocue o perlopiù disinteressate all’attività umana, come piccioni e passerotti, iniziano ad attaccare l’uomo con il chiaro intento di ferirlo, fino ad ucciderlo. GLI UCCELLI (1963) è un film pregno di simboli ed elementi psicanalitici: dall’accostamento cibo-banchetto-morte, all’aggressione dai connotati sessuali ai danni di Tippi Hedren nella cabina telefonica, il film di Hitchcock scoperchia la psiche-tipo, portando alla luce timori reconditi e pulsioni sublimate. La storia, costruita sapientemente sullo schema della tragedia classica, con unità di luogo-tempo-azione, sfrutta magistralmente la crescita costante della suspense, con un’escalation esponenziale dell’aggressività dei volatili e della furbizia con cui essi si palesano (gli uccellini lasciati morti davanti alla porta, per esempio, sono un muto avvertimento: “Arriveremo, e per voi sarà davvero la fine”), fino alla muta sequenza finale, in cui una minacciosa giuria volatile silente (la morte appollaiata su un quadro svedese) attende solo di applicare la pena, condannando gli esseri umani in fuga ad un’attesa indefinita della morte.
    Scena cult: l’attacco degli uccelli durante la festa di compleanno.

[Nella foto, Roy Scheider e LO SQUALO]

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