“The Last Duel” e l’effetto Rashomon: quando la verità è una questione di punti di vista

Al cinema, l'effetto Rashomon è un artificio narrativo diventato famoso grazie a un famoso film di Kurosawa. Ecco altri film che lo sfruttano bene.

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“The Last Duel” e l’effetto Rashomon: quando la verità è una questione di punti di vista

Che cos’è l’effetto Rashomon?

Si definisce effetto Rashomon ciò che si verifica quando due o più soggetti forniscono versioni diverse e contraddittorie dello stesso evento.
Tale condizione, sfruttata al cinema come artificio narrativo, deve il suo nome al film RASHOMON (1950) di Kurosawa Akira. Il primo grande successo del regista giapponese al di fuori dei confini nazionali, premiato con il Leone d’Oro 1951 e un Oscar onorario 1952 come miglior film straniero, ha segnato la storia del cinema anche grazie alla sua sceneggiatura.

Nota: se decidete di proseguire la lettura di questo articolo, occhio agli spoiler!

  • Rashomon
    8.5/10 189 voti
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    Il film “Rashomon” di Kurosawa

    RASHOMON racconta una turpe vicenda, basandosi sulle testimonianze di alcuni personaggi. Ogni volta che viene raccontata, la storia assume un aspetto diverso e risulta difficile (se non impossibile) capire chi, tra i vari personaggi, racconta la versione oggettivamente corretta di quanto accaduto.
    Dopo il film di Kurosawa, l’effetto Rashomon è stato sfruttato spesso, al cinema, soprattutto in film caratterizzati da trame incentrate su un crimine.
    Per esempio, THE LAST DUEL (2021) di Ridley Scott, in programmazione nei cinema italiani dal 14 ottobre, è solo l’ultimo famoso esempio di film che sfrutta l’effetto Rashomon.

  • The Last Duel
    6.5/10 6 voti
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    L’effetto Rashomon nella trama di “The Last Duel” di Ridley Scott

    Il film THE LAST DUEL è tratto da un romanzo di Eric Jager che, a sua volta, si basa su una vicenda realmente accaduta nella Francia del Trecento. “L’ultimo duello” a cui si riferisce il titolo è passato alla storia come l’ultimo Duello di Dio.
    All’epoca, il re di Francia, Carlo VI, detto il Folle (Alex Lawther), concesse al cavaliere Jean de Carrouges  (Matt Damon) di risolvere una disputa con il proprio scudiero, Jacques Le Gris (Adam Driver), sfidandolo a duello. Al centro della questione, c’era un’aggressione ai danni di Marguerite, la moglie di Carrouges (Jodie Comer).
    Sfruttando l’effetto Rashomon nella sua piena accezione, nel film di Scott, i protagonisti raccontano la propria versione della storia. Ma chi sta dicendo la verità?

L’uso spurio dell’effetto Rashomon: Kubrick, Tarantino & C.

Nel corso del tempo, alcuni registi famosi hanno sfruttato in maniera osiamo dire spuria il principio della prospettiva alternata che è alla base dell’effetto Rashomon, per aggiungere elementi a una storia. L’obiettivo è quello di offrire agli spettatori un racconto multifocale in cui ogni versione di un dato racconto svela dettagli assenti in ciascuna delle altre versioni disponibili.
Non intendiamo affermare l’esistenza effettiva di un codice ricorrente. Però, in alcuni film che pure si appoggiano a uno schema narrativo che contempla una pluralità di punti di vista, abbiamo ravvisato che, a differenza di quella di RASHOMON di Kurosawa, le sceneggiature non sono concepite per insinuare nello spettatore particolari dubbi su quale sia la corretta versione dei fatti. In generale, inoltre, i vari finali, talvolta caratterizzati da un plot twist, conducono a una conclusione univoca.
Quentin Tarantino è un virtuoso di questo meccanismo narrativo e lo ha sfruttato in maniera più o meno insistita praticamente in ogni titolo della sua filmografia da regista, fin dal suo film d’esordio dietro la macchina da presa, LE IENE (Reservoir Dogs, 1992).
Stanley Kubrick ha adottato questo approccio nel film noir RAPINA A MANO ARMATA (The Killing, 1956). Gus Van Sant lo ha sfruttato in ELEPHANT (2003). Bryan Singer lo ha usato per costruire un meccanismo mistificatorio perfetto nel film I SOLITI SOSPETTI (The Usual Suspects, 1995).
A un certo punto di MADEMOISELLE (Ah-ga-ssi, 2016), Park Chan-wook riavvolge la trama del film, per proporla da una prospettiva diversa rispetto a quella assunta fino a quel momento.
Non tutto il film GHOST DOG – IL CODICE DEL SAMURAI (Ghost Dog: The Way of the Samurai, 1999) di Jim Jarmusch si basa sull’effetto Rashomon, ma lo usa molto bene nella scena in cui Ghost Dog (Forest Whitaker) incontra il suo futuro padrone, Louie (John Tormey). Ricordate? Ghost Dog ritiene di essere stato salvato da Louie e si vota a lui. Ma, in quel frangente, le cose potrebbero essere andate in modo diverso.
In ambito musicale, ci è tornato alla mente il videoclip che, dal 1997, accompagna il singolo Stand By Me della band britannica Oasis. Il video diretto da David Mould si ispira a una campagna pubblicitaria degli anni Ottanta del quotidiano The Guardian conosciuta come “The Whole Picture” (letteralmente, l’immagine completa). Qui, come nel video degli Oasis, persone comuni venivano ritratte in situazioni ambigue. In apparenza, sembravano impegnate a commettere atti criminali. In realtà, erano occupate ad aiutare altre persone in difficoltà.

Film che usano l’effetto Rashomon puro

Torniamo al mondo del cinema. Vi proponiamo una breve lista di film che hanno usato in maniera raffinata l’effetto Rashomon puro, mantenendo altissima l’asticella dell’ambiguità. Ve ne vengono in mente altri? Segnalateli nello spazio riservato ai commenti!
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  • Hero
    Hero
    2002
    7.4/10 209 voti
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    “Hero” (2002)

    Titolo originale: Ying Xhiong.
    Regia: Zhang Yimou.
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  • Senza tetto nè legge
    7.2/10 21 voti
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    “Senza tetto né legge” (1985)

    Titolo originale: Sans toit ni loi.
    Regia: Agnès Varda.
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  • L'amore bugiardo - Gone girl
    7.5/10 749 voti
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    “L’amore bugiardo – Gone Girl” (2014)

    Titolo originale: Gone Girl.
    Regia: David Fincher.
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  • Il dubbio
    7.1/10 297 voti
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    “Il dubbio” (2008)

    Titolo originale: Doubt.
    Regia: John Patrick Shanley.
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[Nella foto principale: i protagonisti del film THE LAST DUEL. Photo Credit: 20th Century Fox].

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