“Too Much Johnson”: il film fantasma di Orson Welles che ha cambiato la storia del cinema

Il libro "Alle origini di Quarto potere" di Massimiliano Studer racconta la storia di "Too Much Johnson", il film fantasma di Orson Welles creduto perduto e ritrovato in Italia.

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“Too Much Johnson”: il film fantasma di Orson Welles che ha cambiato la storia del cinema

IL FILM PERDUTO DI ORSON WELLES: “TOO MUCH JOHNSON”

Quella di Orson Welles è una delle cinematografie più studiate, analizzate e sviscerate della storia del cinema. Eppure, con grande sorpresa di studiosi, critica e pubblico, il patrimonio artistico di Welles continua a celare incredibili segreti.
Fra poche settimane, per esempio, nel corso di Venezia 75, sarà proiettato il film maudit di Welles, THE OTHER SIDE OF THE WIND. Dopo anni di diatribe legali, Peter Bogdanovich e Netflix sono riusciti a portare sullo schermo il celebre film incompiuto del cineasta statunitense.
Ma non si tratta dell’ultima sorpresa lasciata da Welles in eredità al suo pubblico. Mentre, verso la fine del 2014, si erano appena sbrogliate le matasse legali che tenevano imprigionato THE OTHER SIDE OF THE WIND e Bogdanovich stava lavorando per trovare i finanziamenti necessari a portare definitivamente alla luce il “miglior film mai realizzato”, in Italia erano appena accadute altre cose particolarmente eclatanti legate al nome di Welles.
Pochi mesi prima, infatti, durante le Giornate del Cinema Muto di Pordenone, era stato proiettato TOO MUCH JOHNSON, un film di Welles di cui, da molti anni, si erano perse le tracce.

  • Too Much Johnson
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    ALLE ORIGINI DI “QUARTO POTERE”: IL LIBRO DI STUDER

    La storia di questo mediometraggio muto girato nel 1938, quando Welles era appena ventiduenne, ha il sapore di un’avventura dai risvolti misteriosi. In particolare, TOO MUCH JOHNSON assume un valore fondamentale all’interno della filmografia wellesiana e dell’intera storia del cinema perché la sua esistenza dimostra che, contrariamente a quanto dichiarato per decenni, il primo film diretto da Welles non è il mitico QUARTO POTERE (Citizen Kane, 1942), ma questa scatenata commedia degli equivoci tratta da una piéce di William Gillette che, come altri film del cineasta, ha per protagonista il fidato Joseph Cotten.
    Massimiliano Studer si è inoltrato nelle numerose vicissitudini del primo film di cui Welles ha curato la regia, attraverso il libro Alle origini di Quarto potere. Too Much Johnson: il film perduto di Orson Welles (2018) recentemente pubblicato da Mimesis Edizioni nella collana Cinema.
    Appassionato e appassionante, il testo di Studer ha il sapore di un romanzo d’avventura. Avvalendosi di un imponente apparato bibliografico, di numerose interviste e di approfondite ricerche multimediali, Studer ha ricostruito la genesi e lo sviluppo di TOO MUCH JOHNSON partendo da… la fine. Ovvero, dalla sua proiezione a Pordenone, avvenuta nell’ottobre 2013.

UNA STORIA APPASSIONANTE

Alle origini di Quarto Potere è strutturato in tre blocchi principali. Il testo è aperto da un’introduzione firmata da Paolo Mereghetti e da una fondamentale intervista a Ciro Giorgini, esegeta del cinema di Welles e colui che, nel 2009, ha identificato definitivamente il film TOO MUCH JOHNSON in alcuni rulli in acetato prossimi al deterioramento.
Studer ha incentrato la prima parte del saggio sulla descrizione del fondamentale contesto storico, sociale e politico in cui è nato il film di Welles e alle implicazioni legate alle simpatie comuniste del cineasta.
Nella parte centrale del libro, Studer racconta con gradevole dispendio di dettagli le vicissitudini legate alla produzione del film, concepito per essere proiettato durante una rappresentazione teatrale (“il cinema come elemento di complemento”), al suo parziale montaggio, alla leggenda nata intorno alla sua distruzione in seguito al (falso) incendio del 1970 alla villa spagnola di Welles (“il perfetto alibi”, lo definisce Studer), al ritrovamento -nel 2004-  delle tredici casse che contenevano le bobine in celluloide, al restauro della pellicola, alle ipotesi legate all’esistenza di una seconda copia del montato alimentate anche dai proficui dialoghi con il compianto Giorgini, scomparso nel 2015.
La parte conclusiva del libro è dedicata all’analisi e al commento di TOO MUCH JOHNSON, oggi reperibile su YouTube. Con i suoi toni slapstick e il richiamo a certe influenze surrealiste, “TOO MUCH JOHNSON non è solo un omaggio divertito e spensierato alle comiche mute degli anni Venti, ma la dimostrazione tangibile della ricchezza culturale e artistica di un regista che sarebbe diventato uno dei più famosi e acclamati del mondo”.

UN FILM CHE HA RIDEFINITO LA STORIA DEL CINEMA

“Too Much Johnson”: la folle corsa sui tetti

TOO MUCH JOHNSON è stato un film fantasma per lunghi anni. Per molto tempo, è girata la voce che, durante alcune proiezioni casalinghe, Welles ne avesse mostrato una versione agli amici che andavano a fargli visita. Però, perché, per decenni, lo stesso Welles ha occultato ai più e, di fatto, negato l’esistenza di questo mediometraggio che, in sé, contiene già i germi del suo cinema rivoluzionario?
La risposta che Studer dà dello strano atteggiamento di Welles nei confronti della sua opera prima (in realtà, nel 1934, Welles aveva già realizzato un acerbo cortometraggio di 8 minuti, THE HEARTS OF AGE) sta nella natura stessa del cineasta. Welles nutriva una forte passione per i concetti dicotomici di verità e falso, inteso come motore del racconto, per la propensione alla burla (come dimenticare il suo celeberrimo exploit radiofonico con la lettura de La guerra dei mondi di H.G.Wells?) e al piacere di raccontare storie, per il tema del labirinto che sottende tutta la sua filmografia.

“TOO MUCH JOHNSON” E LE POTENZIALITÀ ARTISTICHE DEL CINEMA

Joseph Cotton in “Too Much Johnson”

Sottrarre a QUARTO POTERE lo scettro di stupefacente film d’esordio a favore di un’opera incompleta e, giocoforza, imperfetta come TOO MUCH JOHNSON, avrebbe modificato il mito stesso di Welles nato dopo l’uscita di QUARTO POTERE.
A lungo, infatti, e benché TOO MUCH JOHNSON abbia rappresentato il biglietto da visita di Welles per attirare l’attenzione della RKO, Welles ha dichiarato di aver realizzato Citizen Kane senza avere maturato prima di allora alcuna esperienza in fatto di cinematografia.
TOO MUCH JOHNSON, al contrario, è un piccolo grande tassello che mancava alla critica per comprendere la complessità del cineasta statunitense”. Il film dimostra che, già all’epoca, Welles conosceva bene le potenzialità artistiche della macchina da presa e del montaggio cinematografico (“Quello che più impressiona”, dichiara Giorgini a Studer, “è come lui sintetizza (…) dietro la macchina da presa otto o dieci anni di esperienza teatrale”) e che aveva fatto sua la lezione di alcuni maestri e teorici del cinema come Charlie Chaplin, con un occhio di riguardo per gli autori europei e sovietici, come Carl T. Dreyer, Hans Richter, Vsedolov Pudovkin e Sergej Ėjzenštejn, con cui Welles, peraltro, ebbe una corrispondenza epistolare, come ricorda lo stesso Orson in un’intervista del ’58: “Per anni, ci siamo scambiati lettere sull’estetica del cinema”.

GIOIE CINEFILE

Raccontare di più del libro di Studer vorrebbe dire sottrarre a ogni cinefilo, più o meno appassionato del cinema e del personaggio di Welles, il piacere di godere di questa illuminante lettura.
Perciò, non possiamo che invitarvi a leggere Alle origini di Quarto potere. La descrizione delle fasi di identificazione e di recupero della pellicola dalle casse di Pordenone, l’analisi critica e tecnica del mediometraggio wellesiano e la ridda di ipotesi nate sulla lavorazione e sulla scomparsa del film non potranno che far fremere d’emozione il cuore di chiunque ami l’arte cinematografica, perché, come dice Giorgini, “L’incontro con il cinema di Welles è proprio l’incontro con il Cinema”.

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