“L’inganno”: la femminilità al centro dell’immaginario cinematografico di Sofia Coppola

In uscita nei cinema italiani il 21 settembre, il nuovo film della Coppola parla ancora di giovani donne. La solitudine e il mistero femminino sono alcuni dei temi principali della sua filmografia.

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“L’INGANNO”: IL RITORNO AL CINEMA DI SOFIA COPPOLA

Sofia Coppola è tornata. Il suo ultimo film, L’INGANNO (The Beguiled, 2017), arriverà nelle sale italiane il 21 settembre.
Premiata a Cannes 2017 per la Migliore Regia, la Coppola ha sceneggiato e diretto l’adattamento del romanzo A Painted Devil, pubblicato nel 1966 da Thomas P. Cullinan, appena tradotto e distribuito in Italia e già portato sul grande schermo da Don Siegel (LA NOTTE BRAVA DEL SOLDATO JONATHAN, 1971), con Clint Eastwood nei panni del protagonista. Nel film della Coppola, lo stesso ruolo è stato affidato a Colin Farrell.
Il resto del cast è composto pressoché interamente da donne, fra cui spiccano Nicole Kidman, Kirsten Dunst ed Elle Fanning.

  • L'inganno
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    TURBAMENTI E TENSIONI

    Ambientato in Virginia, nella seconda metà del XIX secolo, durante la Guerra Civile Americana, il film L’INGANNO racconta la vicenda di un soldato dell’Unione che, ferito, trova cure e accoglienza all’interno di una scuola femminile. La sua presenza dà vita a dinamiche inedite e inaspettate all’interno del gruppo composto da tutrici e allieve, ragazze di età diverse rimaste finora estranee alla violenza del mondo e della guerra. Intrighi, timori e turbamenti: fra le giovani donne, inizia a serpeggiare una più o meno consapevole tensione sessuale dagli esiti imprevedibili.

LA FIGURA FEMMINILE AL CENTRO DELLA NARRATIVA CINEMATOGRAFICA DI SOFIA COPPOLA

Elle Fanning e Nicole Kidman

Per raccontare questa storia, la Coppola ha adottato un punto di vista diverso rispetto al film di Siegel e, lasciandone da parte i dettagli tendenti all’horror psicologico e la centralità del protagonista maschile che lo caratterizzano, si è concentrata sulla rappresentazione dell’emotività femminile all’interno di un piccolo gineceo in cui irrompe una figura maschile volitiva, caratterizzata da un fascino animalesco.

La sfera del femminino è fra gli elementi narrativi più ricorrenti all’interno della filmografia della cineasta newyorkese. Sofia ha fatto del sesso, inteso in termini biologici, e della sessualità femminile il cardine della sua filosofia cinematografica. Tutti i suoi lavori per il cinema, scritti o diretti, vertono su una o più giovani donne alle prese con cambiamenti fisici e psicologici fondamentali.
Le ragazze della Coppola si muovono in ambienti cristallizzati, sospesi nel tempo, sovente fisicamente circoscritti (spesso, alberghi), perlopiù imposti e controllati da terzi. Solitamente, la vita delle protagoniste dei film della Coppola è regolata da scelte fatte da genitori o compagni.

VESTALI E PRIGIONIERE

Charlotte

Le sorelle Lisbon de IL GIARDINO DELLE VERGINI SUICIDE (The Virgin Suicides, 1999) sono vestali costrette dai genitori entro le mura di una casa che è la metafora di un tempio classico, luogo del culto della famiglia intesa in senso tradizionale. Trip Fontaine (Josh Hartnett) è il maschio-alfa che, sostituendosi ai sacerdoti/genitori, viola la cella del tempio, la casa della dea.
In LOST IN TRANSLATION (2003), Charlotte (Scarlett Johansson) viene abbandonata dal fidanzato musicista alla noia e alla solitudine di una camera d’albergo, in una città complessa e sconosciuta, Tokyo, la più enigmatica e aliena delle metropoli contemporanee, un labirinto che si estende al mondo intero, di cui lei non sa o non vuole interpretare lo schema. “Più conosci te stesso e sai quello che vuoi, meno ti lasci travolgere dagli eventi. Già. Solo che io non so che cosa voglio diventare, capisci?”, confida a Bob (Bill Murray).
La regina di Francia (Kirsten Dunst) di MARIE ANTOINETTE (2006) è poco più di una bambina quando viene imprigionata a Versailles dalla ragion di stato e dal cerimoniale di corte.

LE VERGINI SOLITARIE DI SOFIA

Le sorelle Lisbon

Dapprima, principalmente per immaturità anagrafica, le ragazze accettano la situazione, ma, una volta avvertita la sensazione di condurre una vita anomala e deficitata, decidono di sottrarsi allo status quo impostogli con la forza.
Le protagoniste dei film della Coppola sono giovani dee imprigionate in torri d’avorio che, come la Eva biblica, agognano la conoscenza del mondo e, quindi, la mortalità. La Sirenetta di Andersen potrebbe essere la loro musa.

Le differenze caratteriali e fisiche fra giovani donne e giovani uomini, la precoce ed intuitiva maturità che sembra fiorire nelle adolescenti le rendono simulacri inarrivabili e solitari, portatrici di misteri insondabili. La voce maschile narrante de LE VERGINI SUICIDE recita: “Così, abbiamo cominciato a capire un po’ delle loro vite, scoprivamo memorie ed esperienze a noi sconosciute, sentivamo come sia imprigionante la condizione di ragazza, come rendeva la mente più attiva e sognatrice e come, alla fine, si faceva a capire quali colori andassero bene insieme. Scoprimmo che le ragazze, in realtà, erano donne travestite, che capivano l’amore e la morte e il nostro compito altro non era che fare quel chiasso che sembrava affascinarle tanto. Capimmo che sapevano tutto di noi e che noi non potevamo comprenderle affatto”.
I tutori che le proteggono e le rinchiudono vorrebbero preservarne a ogni costo l’innocenza e l’incorruttibilità. Per queste giovani, la pubertà e l’adolescenza rappresentano un doppio salto, anagrafico e mentale, che atterrisce i loro custodi.
All’inizio delle loro storie, a eccezione di Charlotte, le ragazze di Sofia sono vergini, stanno entrando nella piena adolescenza o l’hanno appena superata e la loro maturazione sessuale, in termini biologici, è essenzialmente mentale, prima ancora che fisica.

GLI ALTER EGO DI SOFIA: ZOE

Zoe

Queste caratteristiche narrative e psicologiche sono evidenti fin dal primo lavoro di Sofia Coppola nelle vesti di autrice di soggetti e sceneggiatrice.

L’episodio La vita senza Zoe diretto dal padre, Francis Ford Coppola, fa parte del film collettivo NEW YORK STORIES (1989), realizzato a sei mani con Martin Scorsese e Woody Allen quando Sofia aveva appena diciotto anni.
Il processo creativo che conduce alla definizione di Zoe, la protagonista dodicenne del lavoro dei Coppola interpretata da Heather McComb, attinge indubbiamente alla biografia di Sofia. La bambina le somiglia fisicamente e con lei sembra condividere anche l’apparente distacco emotivo e la ridotta espressività che caratterizza le sue sporadiche esperienze come attrice (vedi, IL PADRINO – PARTE III).
Zoe, precocemente matura, è abituata alla vita del jet set newyorkese e alle regali frequentazioni dei genitori. È una preadolescente fantasiosa e vivace, che della reclusione forzata e solitaria all’interno di un albergo di Manhattan di cui conosce meccanismi e funzionamento ha fatto inconsciamente un suo punto di forza.

EROINE ANTICONVENZIONALI

Cloe

Personaggi di ispirazione autobiografica, la Zoe di NEW YORK STORIES e la Cleo di SOMEWHERE (2010) sono quelli che, all’interno della filmografia della Coppola, mostrano più apertamente la propria propositività. Il loro desiderio di evasione si traduce in esiti meno drammatici rispetto a quelli delle altre protagoniste femminili della Coppola.
Zoe ha esperienza del mondo ma vuole conoscerlo più a fondo e, vedendola in azione, viene da pensare che avrà modo di farlo senza particolari problemi.

Cloe (Elle Fanning) ribalta il concetto di prigionia rappresentato finora dalla Coppola. La ragazzina sa cosa c’è al di fuori della gabbia dorata che imprigiona il padre attore (Stephen Dorff) e decide di penetrare in quel mondo ovattato e sospeso da cui è stata esclusa, figlia inattesa e creatura misteriosa e sconosciuta. Cloe è l’elemento di disturbo che, con la forza della sua gioventù, scardina senza gesti plateali l’inconsistente routine del padre, penetra all’interno del suo castello fasullo (l’hotel in cui vive è, non a caso, un chateau, l’albergo Chateau Marmont di Los Angeles), lo cura dalla sua solitudine e assume il ruolo liberatorio dell’eroina. Lei è femmina, giovanissima, acerba: è un cavaliere assolutamente anticonvenzionale, come Giovanna d’Arco.

ESASPERAZIONI

Nicki

In contrasto con la solitudine e l’incertezza sul proprio destino che sembra soffocarle e a fronte del languore diffuso che ne caratterizza i comportamenti, sottolineati dalle scelte estetiche e tecniche adottate dalla Coppola in fase di produzione che ricordano gli stati di assuefazione e di acquiescenza legati all’uso di tranquillanti o di morfina, le ragazze di Sofia sono coraggiose, perché tentano di affermare sé stesse, la propria individualità e il proprio carattere a dispetto delle limitazioni a cui vengono sottoposte.

Questa tendenza all’emancipazione si risolve nell’esasperata ricerca di notorietà di Nicki (Emma Watson), la giovane e spregiudicata mini-criminale di BLING RING (2013). La sfida di Nicki e amici alla società e a una noia ingiustificata si basa su un vacuo edonismo di riflesso. Nicki si impossessa degli oggetti appartenenti a persone famose per sentirsi importante a sua volta. La fama che le deriva dalla scoperta dei furti da parte delle forze dell’ordine e della stampa le dà l’illusione di avere acquisito tridimensionalità e di non essere una figura sullo sfondo. Nicki è prepotente, conosce i meccanismi della manipolazione linguistica ed è una navigata calcolatrice: la ragazzina sfrutta questi strumenti per passare velocemente dall’infanzia all’età adulta.
Non è un personaggio positivo e non è in grado di suscitare simpatia nel pubblico, ma costituisce comunque una delle plausibili e imprescindibili evoluzioni del prototipo femminile elaborato dalla Coppola.

RAGAZZE NEL (NOIOSO) PAESE DELLE MERAVIGLIE

Maria Antonietta

Benché cinematograficamente precedente a entrambe, il personaggio di Maria Antonietta si pone fra Cloe e Nicki, in corrispondenza di una possibile biforcazione fra protagonista positiva e negativa, fra dato documentato e fantasia. Se Cloe è la rappresentazione parziale di Sofia, Nicki è una possibile versione di Rachel Lee, la ragazza che, tra il 2008 e il 2009, ha compiuto davvero i furti di cui si fa cenno nel film BLING RING.

Nella regina della Coppola,  a metà strada fra storia e immaginazione, convivono due orientamenti: Maria Antonietta è schiava e sovrana, icona storica e pop. L’opulenza in cui vive e le effimere ricchezze di cui si circonda sempre più capricciosamente, costituiscono l’effetto più visibile del sortilegio a cui è stata sottoposta. Ella è una bambina costretta nelle vesti e nel corpo di una donna adulta. Non conosce transizioni fra un ruolo e l’altro: si addormenta figlia e si risveglia moglie e madre, non sa come possa essere accaduto e si comporta alternativamente (o contemporaneamente) come l’una e l’altra. Nel Paese delle Meraviglie della corte francese del XVIII secolo la logica non esiste.

Maria Antonietta diventa consapevole di sé in maniera estremamente drammatica, strappata alla famiglia e invisa a nobiltà e popolo: è un’adolescente che impara presto a sopravvivere in un mondo fatato e alterato che non corrisponde alla realtà. Maria Antonietta è aliena al mondo reale, rinchiusa da altri in una bolla noiosa entro cui vive completamente sola e da cui esce improvvisamente, restando in completa solitudine: “Ero una regina e mi hanno tolto la corona, una moglie e hanno ucciso mio marito, una madre e hanno portato i miei bambini lontano da me, mi è rimasto solo il mio sangue”.

Contenuti di riferimento:
Visions of Femininity in the Films of Sofia Coppola di Maria Manning
Intervista a Sofia Coppola
Sofia Coppola: The Specific Touch of Femininity di Allyson Johnson

[Nella foto principale: una scena tratta da L’INGANNO]

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