“Il banchiere anarchico”: intervista al regista e protagonista Giulio Base

L'attore e regista Giulio Base porta al cinema "Il banchiere anarchico", un racconto scritto da Fernando Pessoa nel 1922. Il film è stato presentato a Venezia 75. L'intervista di NientePopcorn.it.

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“Il banchiere anarchico”: intervista al regista e protagonista Giulio Base

“Il banchiere anarchico”, il film di Giulio Base tratto da un racconto di Pessoa

Il film IL BANCHIERE ANARCHICO (2018) di Giulio Base, nei cinema italiani dall’11 ottobre grazie a Sun Film Group, è l’adattamento cinematografico a firma dello stesso Base dell’omonimo racconto scritto da Fernando Pessoa nel 1922.
L’opera, riedita recentemente dalla casa editrice Nova Delphi, consiste in un lungo dialogo fra due personaggi, un ricco banchiere (“grande commerciante e notevole monopolista”, interpretato da Base) e un suo amico (Paolo Fosse).

  • Il banchiere anarchico
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    Un paradosso premiato a Venezia 75

    L’argomento di base è un inestricabile paradosso etico, sociale ed economico.
    Nessuna descrizione d’ambiente, assenza di preamboli, una lunga e articolata dissertazione a tesi.
    Portare sul grande schermo un testo così semplice nella forma, ma altrettanto complesso nei contenuti e astratto nella rappresentazione, sembra una sfida aperta di Base alle proprie capacità artistiche e al pubblico.
    Prodotto da Agnus Dei Production, Solaria Film | AlberTeam Group e Rai Cinema, IL BANCHIERE ANARCHICO è stato presentato a Venezia 75 nella sezione non competitiva Sconfini e, alla Mostra, ha ricevuto il premio Persefone, un riconoscimento pensato dal produttore Francesco Bellomo e dal giornalista Maurizio Costanzo per elogiare l’impegno di chi ha trasformato il proprio lavoro, sul palco e sullo schermo, in cultura.

L’intervista a Giulio Base

In questi giorni, Giulio Base è in giro per l’Italia proprio per presentare il suo ultimo film e illustrarlo alle platee. Dopo aver presenziato alla proiezione de IL BANCHIERE ANARCHICO che ha segnato la riapertura del Cinema Quirinetta di Roma, Base sarà alla Sala Sivori di Genova il 16 ottobre e, poi, nei cinema di molte altre città italiane.
Intanto, NientePopcorn.it ha contattato telefonicamente il regista, sceneggiatore e attore per parlare di questo interessante progetto cinematografico.

“Il banchiere anarchico”: una voce singolare all’interno del mercato cinematografico

NientePopcorn.it: Per via della sua struttura dialogica, Il banchiere anarchico di Pessoa sembra sia stato scritto appositamente per essere messo in scena a teatro. Come mai, invece, lei ha scelto di farne un coraggioso adattamento cinematografico? Un film di questo tipo è una mosca bianca all’interno dell’attuale mercato dell’audiovisivo italiano.
Giulio Base: Circa 20 anni fa, avevo già diretto e interpretato un adattamento teatrale di questo testo. Ma, forse, anche per motivi anagrafici, non ero giusto per quella prova. Ho continuato a rimuginarci per tutto questo tempo e ho pensato che l’uso di un altro medium, in questo caso senza la presenza del pubblico dal vivo, avrebbe potuto essere utile al mio scopo. Sono lieto del risultato e vorrei che IL BANCHIERE ANARCHICO fosse una voce singolare nella ridda di confusione e rumore che affolla le nostre sale cinematografiche.

Un’ossessione lunga più di 20 anni

“Il banchiere anarchico”: intervista al regista e protagonista Giulio Base

Una scena de “Il banchiere anarchico”

NientePopcorn.it: Oltre 20 anni di gestazione: allora, possiamo parlare di un’ossessione? E come mai è riuscito a darle voce solo adesso? È solo per motivi personali (una nuova maturità), economici e produttivi, o ha ravvisato che un testo del genere si adatta bene a questo preciso momento storico?
Giulio Base: Sì, è una vera ossessione, anche perché mi definisco un fan di Pessoa. Di lui amo soprattutto la straordinaria visionarietà. Questa opera in prosa è un testamento spirituale dell’autore, ma è anche il mio testamento spirituale e artistico. Il tema de IL BANCHIERE ANARCHICO, un testo così ossimorico fin dal titolo, è estremamente moderno, è un argomento che viene affrontato dalla cronaca giornalistica praticamente ogni giorno. Ora come non mai, politica e finanza, intrecciate, sono sempre sui giornali. Numeri, spread, bondLa politica non ha più un rigore etico e filosofico: parla solo di bilancio. Il testo di Pessoa è estremamente attuale e impressiona il fatto che sia stato scritto più di 90 anni fa. Si basa su tesi e antitesi, condivisibili o no, che evidenziano un concetto che mi sta molto a cuore. Dove sta la soglia fra l’essere stupidamente individualisti e l’essere bloccati in un’aridità personale che, in fin dei conti, costringe alla solitudine?

Filosofia, metafisica e Arte: un monumento a Pessoa

NientePopcorn.it: IL BANCHIERE ANARCHICO si discosta molto dalle sue pur eclettiche esperienze precedenti, sia al cinema che in tv. Però, questo film sembra coniugare bene le sue passioni extra-lavorative, come la filosofia (ndA: Base è laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma), con la sua vita artistica.
Giulio Base: La filosofia è una delle passioni della mia vita, insieme a teatro, letteratura, cinema e metafisica. Sono le cose per cui, secondo me, vale la pena di vivere. Questo film le unisce tutte. Come in un quadro di De Chirico.

“Il banchiere anarchico”: intervista al regista e protagonista Giulio Base

Una scena de “Il banchiere anarchico”

NientePopcorn.it: A proposito di metafisica e rappresentazione, fra le scelte più interessanti del film, c’è quella di mostrare gradualmente il viso dei protagonisti. I loro volti non sono immediatamente visibili. Il gioco di luci, i movimenti di macchina, le scelte di fotografia di Giuseppe Riccobene li definiscono per gradi e li fanno emergere progressivamente dal fondo della scena. È solo un elegante e riuscito artificio estetico, o questa scelta ha una funzione simbolica e narrativa?
Giulio Base: È tutto calolcato, sia per motivi scenici che narrativi. I nomi dei banchieri non li ricorda nessuno. Dei calciatori, invece, ricordiamo nomi, cognomi, nomi delle mogli, dei figli… Dei banchieri non ricordiamo neanche le facce, sono persone senza volto. Così, in scena, ho cercato di avvicinarmi piano piano e di svelare il viso di questo banchiere, di farlo emergere dall’ombra. La mia faccia si vede chiaramente circa un’ora dopo l’inizio del film anche per altri motivi. Non volevo che il film venisse giudicato come un’autocelebrazione, come monumento a me stesso: “L’ha scritto, diretto e interpretato”… No, volevo che IL BANCHIERE ANARCHICO fosse un monumento al testo di Pessoa. È questo uno dei motivi per cui ho scelto di interpretare il protagonista. Non avevo nessuna intenzione di discutere con altri attori di primi piani, luci… Il testo, qui, è l’unica cosa che merita attenzione.

Sui titoli di coda, una bibliografia

“Il banchiere anarchico”: intervista al regista e protagonista Giulio Base

Una scena de “Il banchiere anarchico”

NientePopcorn.it: Ovviamente, il racconto di Pessoa è stato soggetto a un trattamento. Leggendolo e, poi, guardando il film, sono piacevolmente evidenti le integrazioni che lei ha apportato al testo originale. Il ricco elenco di libri che viene suggerito nei titoli di coda e che comprende testi di Pasolini, Chomsky, Tolstoj e Che Guevara ha solo valore bibliografico (della serie: “Ho consultato questi testi, per lavorare alla sceneggiatura”), oppure è una specie di invito crossmediale, una sollecitazione nei confronti del pubblico?
Giulio Base: Vorrei che quei libri fossero un invito ad allargare le proprie conoscenze, uno stimolo, in modo da rendere più profonda l’esperienza cinematografica.

“Il banchiere anarchico”: il denaro vince sempre

NientePopcorn.it: Un elemento di profonda differenza fra testo letterario e opera cinematografica è il fatto che, nel film, il banchiere afferma chiaramente la propria età, 50 anni, praticamente è un suo coetaneo (ndA: Base è nato nel 1964). Nel racconto di Pessoa, invece, non c’è alcun riferimento anagrafico e, così, se possibile, la figura del banchiere è ancora più misteriosa, inscalfibile.
Giulio Base: Esatto. Oltre a questo, il mio banchiere si commuove brevemente, compare una lacrima… Mi sono concesso una minima licenza, in senso strutturale e narrativo, per evidenziare l’enorme solitudine del protagonista. Il denaro vince sempre. Racconto e film dicono la stessa cosa, ma attraverso due diverse chiavi narrative.

[Immagini fornite da: Ufficio Stampa Cristina Scognamillo]

CATEGORIE: interviste

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