Lo scandaloso Nicolas Winding Refn

Con l'uscita di "The Neon Demon", il cineasta danese si racconta in una lunga intervista per Sky Italia: la passione per la violenza estetizzata, l'influenza del cinema di genere italiano, l'amore per il femminino. Sul palco c'era il suo mentore Dario Argento e all'incontro abbiamo partecipato anche noi di Nientepopcorn.it: ecco il nostro racconto.

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NICOLAS WINDING REFN SI METTE A NUDO

Dopo essere stato presentato in concorso a Cannes 2016, THE NEON DEMON debutta nei cinema italiani: per l’occasione, il regista e sceneggiatore del film, il cineasta danese Nicolas Winding Refn, è convenuto allo IULM di Milano per la Masterclass Storytellers, un progetto di Sky Italia che prevede incontri con i grandi nomi del cinema internazionale.
Durante l’intervista condotta da Gianni Canova, critico cinematografico e preside dello IULM, Refn ha incontrato per la prima volta uno dei suoi mentori artistici, Dario Argento, che, prima di accomodarsi sul palco con lui, ha assistito all’anteprima per la stampa del discusso film del regista danese.
Anche Nientepopcorn.it era presente all’evento: ecco il nostro racconto.

Un momento dell’intervista a Nicolas Winding Refn

I TURBAMENTI DI “THE NEON DEMON”

Nicolas Winding Refn è una delle rivelazioni cinematografiche internazionali più interessanti degli ultimi vent’anni: danese di nascita, ma cresciuto negli Stati Uniti, egli sembra costituire un ponte tra le due culture, grazie alla sua elegante eccentricità nordeuropea e alla passione per il cinema d’oltreoceano che lo ha condotto a ridefinire i generi che hanno caratterizzato il cinema hollywoodiano, come l’action movie, con DRIVE (2011), e ora l’horror, con THE NEON DEMON (2016). “Amo distruggere i classici”, ha affermato.
Cultore di una bellezza formale che si esplica in dettagli di forte impatto cromatico e materico, creatore egli stesso di raffinate estetiche visive, Refn ha partecipato in concorso all’ultima edizione del Festival di Cannes con THE NEON DEMON, un film che ha diviso profondamente, se non scandalizzato, pubblico e critica. Ambientato nel mondo della moda di Los Angeles, il lungometraggio che vede Elle Fanning nel ruolo di una giovanissima mannequin è una metafora dalle venature orrorifiche che parla (anche) dell’ossessione per la perfezione.
Come ha risposto alle reazioni di Cannes? “Sono io la reazione”, ha risposto, seriamente faceto. “La creatività è il futuro dell’entertainment e l’individualità è l’unica cosa intorno a cui ruota la creatività”. E la creatività di Refn è frutto di una somma i cui addendi emergono estremamente chiari dai suoi film: il sesso e la violenza.

OSSESSIONI CANNIBALI

Cos’è THE NEON DEMON? È il racconto dell’ossessione per la celebrità, per il culto dell’immagine (e delle immagini)? “Sono partito senza uno storyboard definito”, rivela Refn. “Il mio progetto si basa su una sorta di movimento costante, in cui metto in scena quello che provo e che vorrei vedere. In questo caso, sono partito dalla considerazione che io non sono affatto bello: mia moglie lo è, mia figlia ha 13 anni e lo sta diventando e, anche attraverso i social, sta iniziando a confrontarsi con queste cose. Ho pensato quanto l’ossessione per la bellezza ci condizioni e ho deciso di affrontare questo argomento dal punto di vista di una ragazza di 16 anni crogiolandomi con una serie di immagini che celebrano le donne.
Attingendo ai classici di genere e rielaborandone i codici, il cinema di Refn è quasi cannibalesco, come lo sono i desideri dei personaggi che si muovono nel suo ultimo film: “La longevità della bellezza è sempre più ridotta, bisogna essere sempre più giovani per piacere. C’è un elemento religioso, sacrificale, nel volersi appropriare della bellezza altrui, è come voler mangiare un’anima.

In un contributo video, Jodorowsky parla di Refn

LA RAPPRESENTAZIONE DELLA VIOLENZA

“Siamo animali, dopotutto. Animali violenti. Una parte di me viene esorcizzata attraverso la creazione di immagini violente che diventano molto interessanti quando vengono sessualizzate, erotizzate”. Nonostante nei suoi film le scene di sesso vero e proprio siano praticamente assenti, le pellicole di Refn sono sottese da una carica erotica latente capace di turbare lo spettatore quanto le sequenze in cui compare una violenza fisica ben più esplicita: “Mi chiedono come mai non inserisco nei miei film più scene di sesso: rispondo che, mentre il sesso lo pratico normalmente, nella mia casa, e che, quindi, non ho bisogno di rappresentarlo, preferisco mettere in scena la violenza, perché non sono una persona violenta, nella vita reale”. Cinema come appagamento e astrazione, quindi.
“Provengo da una famiglia di socialisti scandinavi molto sani, diciamo. Mia madre amava la Nouvelle Vague che, per me, era come l’Anticristo. Così, quando le facevo vedere horror slasher americani, lei si scandalizzava, mostrandosi per la reazionaria che era. Posso dire che la violenza cinematografica è stata la mia forma di ribellione giovanile.
La leggenda (da lui confermata) vuole che, al primo appuntamento con la sua ragazza, Liv Corfixen, Refn le abbia proposto di vedere un film horror, NON APRITE QUELLA PORTA (1974) di Tobe Hooper: lei non si è scomposta, ha continuato a frequentarlo e lo ha sposato. A vent’anni dal loro primo appuntamento, i due sono ancora insieme (proprio a lei è dedicato THE NEON DEMON) e Refn non perde l’occasione per elogiarne carattere e bellezza: Se volete farcela, è meglio avere una donna molto più forte di voi, accanto.

Refn impegnato a firmare autografi allo IULM di Milano

Eppure, guardando questo mite e apparentemente timido quarantacinquenne dai palesi tratti nordici, discreto e sorridente, quasi si stenta a credere che nutra tanta passione per gli eccessi (immaginati).
“Sono stato molto fortunato: oltre che daltonico, sono dislessico, si tratta di un grosso handicap. Ho iniziato a leggere e a scrivere molto tardi, intorno ai 13 anni. Quando ne avevo 8, io e la mia famiglia ci siamo trasferiti da Copenaghen a New York: non capivo una parola di inglese, così, non riuscendo a comprendere né a farmi capire, imparavo da ciò che vedevo. Perciò, il cinema è stato un veicolo di apprendimento e di espressione fondamentale, per me: mi ha permesso di immergermi totalmente nella creatività. C’è un sadomasochista dentro di me: ho deciso che avrei catturato l’autenticità, che sarei diventato un grande filmaker, ho nutrito il mio ego, la mia vanità, stabilendo che avrei dato il meglio di me e che il cinema sarebbe diventato un’estensione di me stesso.

IL VALORE DEL FALLIMENTO

Dopo aver realizzato ONLY GOD FORGIVES (2013), Refn ha dichiarato di non essere rimasto soddisfatto del proprio lavoro (“Ho sprecato 6 mesi delle nostre vite”): in un documentario girato dalla moglie Liv (MY LIFE DIRECTED BY NICOLAS WINDING REFN), il cineasta ammette frustrato e nervoso che il film non ha fatto “click”. Ma anche le crisi e i fallimenti servono a formare carattere e tecnica: “Cerchi costantemente di fare bene, ma il fallimento è una cosa fantastica. Ti rende molto più forte. Ricordate la prima volta che avete fatto sesso: brutta o bella, sapevate che avreste avuto bisogno di lavorarci sù, per essere migliori la volta successiva. Trasformare le proprie debolezze in punti di forza è uno degli aspetti fondamentali della creatività: se giri un film esattamente come lo avevi in mente, non puoi incorrere nel fallimento, quindi non puoi crescere. La creatività che cozza contro una cosa che è in bilico tra delusione e perfezione è una vera catarsi.

In differita, Elle Fanning pone a Refn una domanda fondamentale

“IO SONO ELLE FANNING”

Refn è un raffinato camaleonte che, pur mantenendo una cifra stilistica definita, cambia pelle di film in film: a vent’anni dal primo titolo della trilogia di PUSHER (1996), il cineasta ha saputo distinguersi puntualmente, stupendo e affascinando colleghi registi e attori.
Alejandro Jodorowski, a cui Refn ha dedicato ONLY GOD FORGIVES, lo definisce: “Pura gioia. Mi ha salvato dalla mia depressione cinematografica”. Mads Mikkelsen, attore danese che deve proprio a Refn parte della sua grande notorietà, conferma la simbiosi nata con il regista: “Nei suoi film, sono lui, interpreto sempre lui. E, a proposito della trasfigurazione autore-personaggio, Ryan Gosling sottolinea come le sue creature siano: Eroi nati per perdere, confermando quanto afferma la madre di Refn: “Nicolas è molto timido e i suoi personaggi sono ugualmente timidi”.
Elle Fanning, infine, conferma il lato profondamente femminile che contraddistingue il regista: “Dice di avere dentro di sé una sedicenne e dice che questa sedicenne sono io. Allora, gli domando: come ci si sente ad essere Elle Fanning?”. “It’s fucking fantastic”, risponde lui. Che la giovane attrice sia una sorta di Barbie perfetta che Refn ha potuto vestire e svestire a piacimento? Ryan Gosling ha svelato questa sua passione per le famose bambole che Refn ha confermato: “Mi è sempre piaciuta la femminilità: la mia vita è segnata e controllata dalle donne ed io mi sottometto a loro. Gioco ancora con le Barbie, ci gioco con mia figlia: adoro i loro vestitini, gli accessori… Non so se Elle sia una Barbie, ma il film dipendeva proprio da chi sarebbe stata la protagonista ed io non riuscivo a trovare un’attrice che andasse bene. Poi, mia moglie ha visto un suo film: allora, ho visto un suo photoshoot e ho capito che lei era quella giusta. Tutto calzava a pennello: in venti minuti abbiamo deciso come girare il film. Elle aveva la stessa età della protagonista: ha compiuto 16 anni proprio durante le riprese e ne ha fatti 18 mentre presentavamo il film a Cannes, è cresciuta mentre il film prendeva forma e debuttava. Se volessi essere una sedicenne, sì, vorrei essere proprio Elle Fanning.
L’intesa che Refn riesce a stringere con i suoi attori protagonisti è celebre e non è un caso che i volti dei suoi film siano ricorrenti: Con Ryan [Gosling] e Elle gestisco un curioso ménage à trois senza sesso, sorride.

Refn e Dario Argento per la prima volta insieme

DARIO ARGENTO E REFN: MAESTRO E ALLIEVO SI INCONTRANO

Quando sul palco sale Dario Argento, che con i suoi film ha segnato indelebilmente l’immaginario e il cinema di Refn, si scopre che, pur ammirandosi a vicenda, i due non si erano mai incontrati personalmente.
“Oggi, tutto esiste già ed è accessibile: ciò che conterà sempre di più, in futuro, è la singolarità. Sarà un futuro interessante in cui muoversi. Argento ha sempre rappresentato qualcosa di originale, ha messo in scena cose mai viste prima: anche lui ha fatto film che voleva vedere. Credo sia perfino più fantastico di mia moglie”, ha dichiarato Refn. Continuo a rubare da lui immagini, personalità, il costante desiderio di non voler cambiare mai. Come lui, non bisogna fare quello che gli altri dicono di fare”.
E cosa pensa il maestro dell’allievo? “Cambia aspetto ad ogni racconto, mantenendosi solido. THE NEON DEMON è un film molto bizzarro, con una serie di inquadrature ieratiche, in cui gli attori sembrano recitare con reticenza, tutto è immagine: è meraviglioso.
Al Torino Film Festival 2015 e a Cannes 2016, Refn ha presentato personalmente l’edizione restaurata di TERRORE NELLO SPAZIO (1965) di Mario Bava, film di cui è dichiarato cultore: È una combinazione di… tutto: horror, fantascienza, esistenzialismo, melodramma, filosofia evolutiva, costumini di pelle. È un film in cui la creatività sembra non avere limiti: per me, ha significato molto presentarlo a Cannes, è stato più emozionante della premiere di THE NEON DEMON”.
E, a proposito della grande influenza del cinema di genere italiano sulla cinematografia internazionale, Argento, che ne è stato un prolifico esponente, chiarisce: Era un cinema che aveva delle idee. Si improvvisava, si inventavano immagini, si entrava con piacere nel cervello scoppiato degli autori. Personalmente, ho sempre provato gioia nel raccontare la violenza estetizzata. Le mie paure infantili sono diventate l’ispirazione per i miei film: corridoi lunghi e tenebrosi, tende che sbattevano, l’ossessione per le scale… Penso che i film horror siano una specie di Messa bellissima. Un po’ come i riti Maya, in cui i sacerdoti lanciavano sulla folla le teste decapitate delle vittime sacrificali e tutti applaudivano. In questo senso, il film di Refn è bellissimo, perché ci sono immagini a getto continuo, come se fossero sparate da una mitragliatrice”.

La ‘Masterclass Storytellers: lo scandalo Nicolas Winding Refn‘ andrà in onda sabato 11 giugno alle 22:45 su Sky Cinema Cult e domenica 12 alle 18:30 su Sky Atlantic e Sky Arte [fonte: Cinema Sky].

CATEGORIE: interviste

2 commenti

  1. mark renton / 9 giugno 2016

    Dove si può vedere questa intervista? Io ho Sky, ma non so se l’hanno fatta ancora uscire…

    • Stefania / 9 giugno 2016

      @mark-renton: è scritto in fondo all’articolo: “La ‘Masterclass Storytellers: lo scandalo Nicolas Winding Refn‘ andrà in onda sabato 11 giugno alle 22:45 su Sky Cinema Cult e domenica 12 alle 18:30 su Sky Atlantic e Sky Arte [fonte: Cinema Sky]”.

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