Nel labirinto della Mente – “Inception”: l’ingannevole realtà del sogno

Nuovo appuntamento con la rubrica di Nientepopcorn.it dedicata a quei film caratterizzati da trame in cui la psiche umana, generatrice di realtà alternative, è la vera protagonista. In questa occasione, parliamo di un dramma mascherato da thriller premiato con 4 Oscar: occhio agli spoiler!

, di

Con Nel labirinto della Mente, Nientepopcorn.it vi propone una serie di film caratterizzati da trame in cui la psiche umana è protagonista, generando sub-realtà capaci di trarre in inganno sia i protagonisti della vicenda che il pubblico: il nuovo appuntamento è con un dramma camuffato da thriller diretto da un acclamato cineasta contemporaneo. Le rivelazioni sono dietro l’angolo, per cui, occhio allo spoiler!

Dom Cobb (DiCaprio) e uno dei suoi collaboratori, Arthur (Joseph Gordon-Levitt), in azione

NEL LABIRINTO DELLA MENTE: “INCEPTION” DI CHRISTOPHER NOLAN

Vincitore di 4 Oscar e di un numero notevole di premi ricevuti in occasione delle manifestazioni cinematografiche a cui ha partecipato in tutto il mondo, il film INCEPTION (2010) ha per protagonista Dom Cobb (Leonardo DiCaprio, SHUTTER ISLAND), conoscitore di una tecnica capace di valicare le barriere delle Menti altrui, entrando in esse ed agendo al loro interno mentre il soggetto ospite giace assopito nella realtà. Proprio mentre si dorme, infatti, la mente è più vulnerabile: è proprio allora che Cobb e la sua squadra, a loro volta addormentati, riescono a teletrasportarsi all’interno del sogno dell’ospite e a carpire i segreti racchiusi nella sua Mente, per rivenderli a chi aveva commissionato l’intromissione.

L’Architetto è in grado di progettare un contesto fittizio manipolabile, ma incredibilmente reale

Per mettere in atto le sue incursioni, Cobb ha bisogno di aiutanti, primo tra tutti un Architetto, colui che, occupandosi della realizzazione dell’impalcatura del sogno, corrispondente a tutto ciò che il sogno contiene (strade, abitazioni…), rende possibile a Cobb e ai suoi uomini di muoversi al suo interno, ingannando il sognatore.

L’INTERTESTUALITÀ NARRATIVA E LE POTENZIALITÀ DISTRUTTIVE DELLA MENTE

Firmato da Christopher Nolan (MEMENTO, 2001), INCEPTION si muove su un tessuto metafisico, in uno spazio appartenente al regno onirico, dove ciò che accade può mutare drasticamente quanto vissuto nella realtà. Il film culla al proprio interno l’idea di transtestualità [1]. Il critico letterario Gérard Genette afferma che con tale termine si intende “tutto ciò che mette un testo in relazione, manifesta o segreta, con altri testi”, attribuendo a questo concetto diverse accezioni che differiscono tra loro, sottoinsiemi che rimandano alla madre generatrice transtestuale, ma ognuno di essi è in grado di esprimere una diversa relazione tra i testi presi in esame. Si parla ad esempio di intertestualità [2] quando viene palesata la compresenza di due testi differenti, come nel caso di una comune citazione, ossia la presenza in un determinato testo di una citazione che rimanda ad un altro testo e, quindi, nello stesso libro, coesistono due testi differenti.

In “Inception”, convivono più generi cinematografici, dal thriller allo sci-fi

In INCEPTION, il sottoinsieme dell’intertestualità viene definito dalla compresenza di più generi cinematografici che non consentono di inquadrare perfettamente il film in un genere canonico: nel settimo lungometraggio diretto da Nolan (qui, anche sceneggiatore), una narrazione che presenta forti legami con il thriller si dipana sullo sfondo di un dramma esistenziale. Dom Cobb, abile manipolatore della Mente assopita nei labirinti del sogno, nasconde ai membri della sua squadra un segreto intimamente legato alla morte di sua moglie, Mal Cobb (Marion Cotillard, UN SAPORE DI RUGGINE E OSSA), strettamente connesso alla possibilità di impiantare nelle Menti altrui idee potenzialmente distruttive, che conducano a mettere in dubbio l’esistenza della realtà. Mentre questo mistero aleggia lungo tutto il film fino a palesarsi alla fine del lungometraggio, Nolan esplora una tormentata storia d’amore, che, lentamente, si impossessa del nucleo del racconto: il versante thriller del film, misto alla fantascienza, è un pretesto per discorrere degli inganni della Mente, del dramma vissuto dalle Menti di due individui, con cui essi stessi hanno finito per identificarsi.

IL TOTEM: ÀNCORA AL MONDO REALE

In INCEPTION, viene definito totem quell’oggetto estremamente personale a cui viene attribuita un’importanza vitale, perché, pur perdendo il senso dell’orientamento nel mondo fittizio del sogno, ricorrendo al totem il soggetto può comprendere se si trova in una realtà immaginaria o effettivamente reale.

Il totem usato dall’Architetto Ariadne (Ellen Page)

L’Architetto interpretato da Ellen Page (JUNO, 2007) e ingaggiato da Dom Cobb per realizzare la struttura del sogno in cui lui e la sua squadra dovranno intrufolarsi per compiere un innesto di un’idea nella mente del giovane erede di un colosso economico, avrà con sé, ad esempio, un pedone, un pezzo del gioco degli scacchi: ogni qualvolta vorrà accertarsi di trovarsi nella realtà, dovrà tentare di far rovesciare il pedone. Se ci riuscirà, avrà la prova che il mondo intorno a lei è reale. Il simbolo del film, invece, è la peculiare trottola, prima custodita dalla moglie di Cobb, poi utilizzata dallo stesso per prendere coscienza della natura dello spazio che lo circonda e per essere in grado di distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è.
Nell’incipit di INCEPTION, lo spettatore è letteralmente catapultato in una realtà che vede Cobb di fronte ad un anziano Mr. Saito (Ken Watanabe, L’ULTIMO SAMURAI, 2003). Immediatamente dopo, la scena si sposta in un’altra realtà, in cui ritroviamo la stessa disposizione dei personaggi, uno davanti all’altro, ma con una consapevolezza minore del destino che li attende in quanto tale scena riporta i due personaggi nel passato, prima che la consapevolezza degli eventi che si svolgeranno in futuro possa far comprendere sia a loro sia allo spettatore a quali rischi si va incontro forzando la mente.

L’anziano Mr. Saito (Ken Watanabe)

La struttura della narrazione presenta uno schema A-B-A: ad una situazione che accade in un presente indefinito (A), subentra un flashback (B) che ripercorre i fatti che hanno condotto a tale situazione. Successivamente, si ritorna alla scena iniziale (A), per concludere quel presente lasciato in sospeso, a cui mancano sia una spiegazione che una conclusione. Nel passaggio dalla situazione A alla B, lo spettatore non ha ancora elementi sufficienti per stabilire cosa sia reale e cosa sia frutto dell’immaginazione subcosciente, assopita nel sogno. Si asserisce in tal modo familiarità tra la condizione del protagonista e quella dello spettatore: come Cobb ha bisogno del totem per sapere se ciò che sta vivendo è reale o meno, così anche lo spettatore necessita di una bussola all’interno della narrazione filmica per orientarsi e comprendere se ciò che gli viene posto dinnanzi agli occhi rappresenta il mondo reale vissuto dai personaggi o il mondo immaginario nel quale gli stessi vengono rinchiusi. La bussola utile a trovare l’orientamento all’interno della storia viene fornita a pezzi, attraverso indizi distribuiti abilmente nel tessuto filmico.

IL SOGNO: AIUTANTE O ANTAGONISTA?

Dunque, è in un marasma fatto di inganno travestito da verità che uno degli indizi disseminati nel film per distinguere la realtà dall’immaginazione è il sogno, che, in realtà, ricopre la duplice funzione di aiutante ed antagonista. Se, prima di entrare nel mondo onirico, vi è una sequenza che introduce la sua forma manifesta di sogno, allora lo spettatore prende coscienza del fatto che la sequenza introduttrice è reale, mentre quella del sogno è irreale. Se, invece, come nella sequenza descritta (di cui scopriamo il carattere onirico solo alla fine), il sogno appare e scompare, senza definire i propri contorni di mondo onirico, mischiandosi a sequenze che si svolgono nella realtà, esso si oppone ad una piena comprensione da parte dello spettatore, che deve barcamenarsi tra le informazioni a disposizione per discernere il materiale dall’immateriale.

Cosa accade alla Mente di un individuo quando questi si assopisce?

INCEPTION mostra esplicitamente sul grande schermo cosa accade quando un individuo si assopisce: le difese si frantumano, crollano sotto il peso dell’incombente subconscio che, in tali condizioni, impone se stesso e impedisce alla coscienza razionale di ribellarsi. Allora, nel sogno, colui che ne è il creatore crede a tutto ciò che gli si presenta innanzi, senza possedere la facoltà di cogliere la natura illusoria delle informazioni ricevute e date per certe, assumendo il sogno come verità. In questo caso, ritorna il concetto di intertestualità, in quanto la “forma sogno” viene paragonata in modo visivamente esplicito alla “forma film”: nella prima come nella seconda forma, il fruitore (sognatore in un caso e spettatore nel secondo), proietta se stesso in tali forme, provando emozioni come se la situazione presentata fosse reale e stesse accadendo a lui in prima persona. Il fruitore è un soggetto incapace di percepire le incongruità di spazio e tempo, che assume tutto ciò che vede come credibile e reale.
In INCEPTION, si cerca di forzare un ambiente intimo come quello del sogno, prima operando un’estrazione, cioè rubando segreti nascosti dagli angoli più remoti della Mente e, quindi, muovendosi dall’interno verso l’esterno e, poi, lavorando in direzione opposta, dall’esterno verso l’interno, operando un innesto, cioè impiantando un’idea, pronta a dilagare e ad infettare la Mente. In entrambi i casi, la Mente risulta in balia di condizionamenti esterni, di cui Cobb ed i suoi compagni altro non sono che la personificazione.

La Mente di Fischer (Cillian Murphy) si ribella a sé stessa

Talvolta, la Mente oppone resistenza verso tali condizionamenti esterni, cercando di rigettarli e di non permettere che essi attecchiscano in profondità: è quanto avviene nel primo livello onirico di cui è protagonista il giovane Robert Fischer (Cillian Murphy, 28 GIORNI DOPO, 2002), erede del rivale in affari di Saito. La Mente di Fischer contrasta violentemente l’irruzione della squadra di Cobb al suo interno, ma, poi, si arrende a tali condizionamenti esterni, decidendo di ribellarsi contro sé stessa e perdendo di vista il reale nemico, l’invasore. In questa prospettiva, nel secondo livello onirico, la Mente di Fischer, impersonata dalla proiezione dello stesso Fischer nel sogno, cade nell’imboscata tesagli dai condizionamenti e si schiera contro sé stessa: infatti, la proiezione di Fischer inizia a far perdere le proprie tracce alle altre sue proiezioni che tentano invano di aiutarlo.

La trottola, totem di Cobb e simbolo del film, cadrà o continuerà a girare?

(IM)POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE TRA LA REALTÀ E L’ILLUSIONE DELLA REALTÀ

In quest’ottica, il dramma vissuto dalle Menti di Dom e Mal Cobb corrisponde alla incapacità di separare la sfera reale da quella immaginaria, frutto di condizionamenti esterni reali e di lavorio onirico. Mentre Mal Cobb viene inghiottita dall’illusione che il mondo reale non sia tale, rimanendo per sempre prigioniera dell’inganno perpetrato dalla Mente, a Dom Cobb viene concesso il beneficio del dubbio: mentre si attende che il suo totem, la trottola, affermi con certezza se la realtà vissuta dal protagonista sia reale o meno, quella che appare come una scena risolutiva di catarsi finale potrebbe essere l’ennesima falsa verità della Mente. Ma non è dato saperlo, né a Cobb, né allo spettatore: fino all’ultimo secondo di proiezione del film, infatti, il totem continua a girare.

[1] Gérard Genette, Palinsesti: la letteratura al secondo grado (1982), Einaudi, Torino, 1997
[2] L. Aimeri, G. Frasca, Manuale dei generi cinematografici, UTET Libreria, Torino, 2002

1 commento

  1. gretafrancesconi / 10 agosto 2016

    Gran bel sito e analisi notevole. È un piacere leggervi!

Lascia un commento

jfb_p_buttontext