“The Handmaid’s Tale”: distopia, cultura patriarcale e misoginia, da “Metropolis” a “Westworld”

La nuova serie tv Hulu, tratta dall'omonimo romanzo di Margaret Atwood, è solo l'ultimo esempio di narrazione distopica che mette in scena la rappresentazione di una società basata su un tentativo di annichilimento della donna.

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“THE HANDMAID’S TALE” E LA RAPPRESENTAZIONE DISTOPICA DI REGIMI PATRIARCALI

Scenari post-apocalittici, società in crisi, comunità prive di umanità: questi sono solo alcuni dei tratti ricorrenti all’interno del genere distopico, ampiamente esplorato tanto in letteratura, quanto nel cinema e, in particolare negli ultimi tempi, anche in televisione, basti pensare a serie tv come BLACK MIRROR e UTOPIA.
I vari medium che scelgono di ambientare le storie in contesti distopici sono accomunati da un’ulteriore costante: la presenza di regimi dispotici basati su sistemi patriarcali e misogini, le cui vittime principali sono le donne, trattate come oggetti sessuali e relegate a due soli ruoli, la vergine e la prostituta.
Ne è un esempio il romanzo di Margaret Atwood Il racconto dell’ancella (pubblicato nel 1985, attualmente fuori catalogo in Italia), considerato uno dei capisaldi della letteratura distopica: portato al cinema nel 1990 da Volker Schlöndorff, recentemente ne è stata tratta la serie tv THE HANDMAID’S TALE, in onda dal 26 aprile su Hulu, piattaforma statunitense di contenuti on demand (attualmente, non ne è prevista la programmazione in Italia).

THE HANDMAID’S TALE racconta la storia di Offred (Elisabeth Moss), un’Ancella, cioè una donna costretta ad avere rapporti sessuali con l’unico scopo di procreare, per permettere la ripopolazione del pianeta devastato da guerre chimiche e inquinamento.
Narrato in prima persona dalla sua protagonista, il romanzo della Atwood è principalmente una critica ai fanatismi religiosi e politici e un monito contro l’atteggiamento di indulgenza e indifferenza che favorisce la nascita di governi repressivi e violenti, capaci di cancellare i progressi fatti per quanto concerne la dignità e l’indipendenza femminile.
In occasione dell’uscita della serie, particolarmente attesa e, finora, ben accolta da critica e pubblico, abbiamo messo a confronto il romanzo della Atwood con altri esempi di distopia cinematografica e televisiva: METROPOLIS (1927) di Fritz Lang, MAD MAX: FURY ROAD (2015) di George Miller e la serie televisiva WESTWORLD, ideata da Lisa Joy e Jonathan Nolan per HBO, la cui prima stagione è andata in onda nel 2016.

[Attenzione: a seguire, SPOILER]

L’OSSIMORO SANTA-PROSTITUTA

Ne Il racconto dell’ancella, ambientato negli Stati Uniti, la Atwood ipotizza il crollo della civiltà e l’instaurazione di un regime totalitario teocratico, la Repubblica di Galaad, che, attingendo dalla Bibbia, ha reso schiave le poche donne fertili, le Ancelle, il cui grembo viene messo al servizio della patria.

“Il racconto dell’ancella”: donne meste e sottomesse controllare da uomini armati

Alle donne è proibito leggere, scrivere e lavorare: attraverso un controllo spietato del loro corpo e una suddivisione del genere femminile in classi (oltre alle Ancelle, ci sono anche le Mogli, le Marte, ecc.), le donne vengono private di ogni diritto, libertà e identità, al punto che anche i loro nomi propri indicano l’appartenenza a un uomo (per esempio, Offred significa “di Fred”, ossia: “di proprietà di Fred”).
Amore, sesso e piacere sono condannati severamente, eccetto che per la classe dirigente maschile, alla quale è concesso trasgredire quelle stesse regole da loro imposte.

“Ogni tanto qualcuno di loro porta qui la sua Ancella. Lo trovano eccitante, un po’ come scopare sull’altare o qualcosa di simile. Gli piace pensarvi come vasi di castità e, nello stesso tempo, vedervi tutte pitturate. Il potere dà alla testa” [1].

Canonicamente, il sistema misogino si basa su una contraddizione che vuole la donna sia santa che prostituta.
Questo ossimoro è palese in MAD MAX: FURY ROAD: Miller mette in scena un futuro post-apocalittico, dove il tiranno Immortan Joe, che basa il suo potere su un culto religioso, ha il controllo sulla comunità e sulle Madri, donne giovani e fertili, mogli e concubine, sono trattate come animali da riproduzione, allo scopo di generare una nuova stirpe. Le Madri sono rappresentate come fanciulle pure e innocenti, vestite di bianco, analogamente alle Ancelle della Atwood, pudiche e caste, abbigliate come monache, con un ingombrante copricapo (le “ali bianche”), che, fungendo da paraocchi per chi lo indossa, cela il volto delle donne allo sguardo altrui, e una veste tinta con un acceso colore rosso, notoriamente associato al peccato e alla sessualità.

“Metropolis”: il dualismo santa-prostituta © fanwithamovieyammer.files.wordpress.com

La dicotomia insita nella rappresentazione femminile vergine-prostituta/angelo-diavolo è ancora più netta nella serie tv WESTWORLD: essa è ambientata in un parco a tema del futuro, dove “tutto è concesso”, in cui agiscono robot incredibilmente simili agli umani. Qui, la narrazione dà ampio spazio a due personaggi: Dolores (Evan Rachel Wood), un robot costretto nel ruolo della ragazza angelica e innocente, e Maeve (Thandie Newton), anche lei un androide, destinata a ricoprire il ruolo di prostituta, un giocattolo sessuale costruito appositamente per il piacere dell’uomo.
In METROPOLIS, la contrapposizione tra i due ruoli avviene in maniera più sofisticata: Maria (Brigitte Helm) è una donna dal cuore gentile che prova a mobilitare la classe operaia, costretta a lavorare in maniera disumana nel sottosuolo della città. A lei, nel ruolo di ammaliante seduttrice, in qualità di simbolo di erotismo e perdizione, viene contrapposto un automa con le sue stesse sembianze, progettato per sostituirla.

RIBELLIONE E SPERANZA AL FEMMINILE

Il controllo dell’apparato riproduttivo femminile è stato sempre un punto centrale dei regimi totalitari (si pensi alla propaganda fascista) e non è strano, dunque, che nel genere distopico ritorni spesso il tema del controllo del ruolo sociale e del corpo della donna.
È inevitabile che un governo dittatoriale, oppressivo e dispotico, inneschi una ribellione.

“Mad Max: Fury Road”: l’eroina atipica, indipendente e disabile, e le Madri

Se nel testo della Atwood la rivolta è nascosta e silenziosa e passa attraverso la morte (un’Ancella si suicida, scegliendo di sottrarsi al destino imposto), il sesso (Offred si concede al piacere dell’atto sessuale) e la parola (la protagonista registra le sue memorie), in MAD MAX la ribellione si esplicita attraverso un’eroina atipica, indipendente e disabile, l’Imperatrice Furiosa (Charlize Theron), che si oppone alla tirannia liberando le Madri e diventando il simbolo della speranza e del riscatto di tutta la comunità.
Allo stesso modo, in WESTWORLD, Dolores e Maeve ribaltano i rispettivi ruoli di fanciulla indifesa e di prostituta: la prima sovverte il sistema e diventa eroina attiva; la seconda, spinta dall’istinto materno, va alla ricerca della figlia.
Inevitabile è anche la ribellione della classe operaia in METROPOLIS, messa in moto da Maria che, nel ruolo di profeta (ecco, di nuovo, la componente religiosa) e attraverso un messaggio di pace e amore, costituisce l’unica speranza degli operai.

LA DEGENERAZIONE DELLE UTOPIE

Dolores in “Westworld”

Che sia per esorcizzare le paure più recondite e metterci in guardia da situazioni pericolose che possono deviare in estremismi, la distopia (cinematografica, televisiva, letteraria) descrive un futuro dominato da culture patriarcali in cui gli uomini distruggono e sfruttano la Natura e le donne. Esse, però, nonostante un’apparente acquiescenza, sono consapevoli della loro forza rigeneratrice: le donne sono custodi e creatrici di vita.
In realtà, la Maria Maddalena della società distopica di matrice maschilista è una donna salvifica, portatrice di pace, speranza e conoscenza.

“Le storie dei giornali erano come sogni per noi, brutti sogni sognati da altri. […] Vivevamo nei vuoti spazi bianchi ai margini dei fogli e questo ci dava più libertà. Vivevamo negli interstizi tra le storie altrui” [2].

A ben vedere, la distopia non è altro che la faccia della stessa medaglia dell’utopia: l’una è la degenerazione della seconda, un’aberrazione del trionfo della libertà individuale che si tramuta in anarchia, lo sfondo ricorrente negli scenari post-apocalittici.

[1] Margaret Atwood, The Handmaid’s Tale, McClelland & Stewart, 2002, p. 218
[2] Margaret Atwood, op. cit., p.67

Sitografia di riferimento e spunti per ulteriori approfondimenti:
Il personaggio di Maria in METROPOLIS
“Utopia al femminile” di Mirella Billi
“Il diritto di non procreare. Totalitarismi, alieni e figli del demonio: storia minima dei diritti riproduttivi delle donne nella fantascienza” di Giulia Blasi
Temi femministi in WESTWORLD
Riflessioni sul romanzo di Margaret Atwood
Riflessioni su MAD MAX: FURY ROAD

[Nella foto principale: Elisabeth Moss in THE HANDMAID’S TALE]

CATEGORIE: serie tv

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