I Mestieri del Cinema – Il regista: Mauro Loverre

Nuovo appuntamento con la rubrica di Nientepopcorn.it dedicata al "saper fare" cinema. Grazie ad un giovane esordiente piemontese, al lavoro sul lungometraggio thriller-horror "The Goat of Mendes", scopriamo in cosa consiste l'attività di un regista cinematografico.

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I MESTIERI DEL CINEMA: IL REGISTA

Proseguiamo il percorso della rubrica che Nientepopcorn.it dedica a I Mestieri del Cinema, l’appuntamento con le piccole e grandi realtà italiane che ruotano intorno al saper fare cinema.
Questa tappa del nostro viaggio ci condurrà dietro le quinte di un set cinematografico, durante le fasi salienti della preparazione di un film, alla scoperta del mestiere di regista cinematografico.

L’obiettivo di un regista è quello di produrre una storia con un messaggio da trasmettere che lasci un segno indelebile negli animi degli spettatori. Ma come si diventa registi e qual è il percorso formativo che sottende tale professione? Essenzialmente, essere il regista di una produzione cinematografica significa dirigere un team tecnico e artistico. Il cineasta guida e coordina l’intera troupe: autori, sceneggiatori, cast degli attori, scenografi, costumisti, truccatori, tecnici delle luci, dell’audio, cameramen, direttore della fotografia, responsabili degli effetti speciali, compositori ed esecutori della colonna sonora. Un lavoro certosino, basato sull’amalgama di tante professionalità diverse: in parole povere, il regista fa da collante. Questo mestiere comporta sostenere un ruolo importante, decisivo, soprattutto per la grande responsabilità a cui è legata la qualità complessiva del film.

Per poter raccontare in modo più approfondito la professione di regista cinematografico, siamo partiti da Torino, culla del cinema italiano. Qui, all’ombra della Mole Antonelliana, incontriamo il giovane regista e attore, Mauro Loverre, 33 anni, al lavoro al suo lungometraggio d’esordio. L’artista torinese, forte di svariate esperienze professionali come attore sia in Italia che negli Stati Uniti, ci racconta qual è la strada che ha percorso finora per raggiungere la meta: creare un film.
Attualmente, Mauro è concentrato sulla realizzazione della sua prima pellicola, THE GOAT OF MENDES, un thriller-horror che, fin dal titolo, che cita la diabolica figura del Bafometto, corpo da diavolo e testa caprina, ricorda il dualismo tra Bene e Male.
Le riprese del film, iniziate da qualche settimana, termineranno entro l’estate. Il set è stato allestito tra Piemonte (Torino e Leri Cavour, borgo abbandonato di Trino Vercellese, a due passi dalla centrale elettronucleare dismessa), Liguria, Friuli Venezia Giulia e Slovenia. In vista di un possibile sbocco internazionale, il film viene girato in lingua inglese con attori emergenti italo-americani, ed è doppiato in italiano, con l’appoggio della Film Commission Torino Piemonte.

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Mauro Loverre al lavoro sul set di The Goat of Mendes

NP: Dopo una lunga esperienza da attore, come è nata l’idea di cimentarsi per la prima volta con una nuova professionalità e, quindi, di tentare la strada della regia cinematografica?
Mauro Loverre: Tutto è iniziato da un’esperienza vissuta in prima persona: l’ispirazione è arrivata dopo una serie di eventi curiosi dal sapore sovrannaturale occorsi in occasione dell’addio al celibato di un mio caro amico. Da lì è scattata la scintilla per scrivere la mia sceneggiatura, che racconta un mondo oscuro, invisibile all’occhio umano. Il film narrerà la storia di 5 ragazzi statunitensi in arrivo in Italia per festeggiare l’addio al celibato di uno di loro: non torneranno più a casa.

NP: Ora facciamo un passo indietro. Qual è il tuo percorso formativo e quali sono le esperienze passate che hanno contribuito ad arricchire il tuo bagaglio culturale e professionale?
Mauro Loverre: La mia formazione è iniziata con una tappa fondamentale, un punto di riferimento che non dimenticherò mai, sia come esperienza di studio che di vita. Mi sono formato con il metodo Stanislavskij-Strasberg alla scuola di recitazione piemontese Parthenos, diretta dall’attore e regista Marco Viecca, già membro a vita dell’Actors Centre of Rome, e Daniela Placci, attrice e cantante. Ho imparato a studiare sodo, compiendo un percorso completo, a contatto con veri professionisti. Dalla dizione al canto, fino alla recitazione sul palcoscenico, con la preparazione di imponenti spettacoli teatrali, quali La fine del mondo del drammaturgo austriaco di origini ebree Jura Soyfer, con il quale ho partecipato ad un tour nazionale che, poi, ha fatto tappa anche a Vienna. Un cammino che mi ha forgiato. Posso davvero ringraziare i maestri della Parthenos se oggi mi trovo a svolgere questa professione. Grazie ai loro insegnamenti, ho capito che questa è la mia strada: mi hanno trasmesso le basi fondamentali, tra cui la gestione delle emozioni, per avere dimestichezza con un lavoro così difficile.
Nel tempo, ho lavorato molto tra cinema, pubblicità e tv. Ho partecipato nelle vesti di attore in fiction e miniserie televisive italiane (L’ONORE E IL RISPETTO, 2012, di Salvatore Samperi, DUE MAMME DI TROPPO, 2010, di Antonello Grimaldi e LA DONNA DELLA DOMENICA, 2011, di Giulio Base). Le parti da protagonista più recenti che mi sono state affidate sono quelle nei film FISCHIA IL VENTO (2015) di Alessandro D’Alessandro e KARMA L’ESPIAZIONE (2015) di Alessandro Antonaci. Tanti set che mi hanno portato a incontrare altre professionalità. In ogni occasione, ho sempre cercato di assorbire tutte le sfumature del lavoro sul set e di imparare qualcosa in tutte le situazioni, per arricchire me stesso e per dare un futuro al mio mestiere, aprendomi nuovi orizzonti.

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Lavoro sul set

NP: Da dove nasce la passione per la Settima Arte?
Mauro Loverre: Amo il cinema da una vita e sono sempre stato affascinato dalle fasi di creazione di un film. Ogni giorno cerco di guardare almeno un film. I miei generi preferiti sono thriller, noir, giallo e horror. Seguo lo stesso filone anche nei libri. Fra i vari cineasti che ammiro, metto in primo piano Stanley Kubrick, ma amo soprattutto Alfred Hitchcock. Di lui conosco bene la biografia e la drammaturgia nei dettagli: adoro il suo IL PENSIONANTE (The Lodger, 1927).

NP: Cosa significa, per te, essere regista e com’è il tuo modo di lavorare sul set?
Mauro Loverre: Questo è il mio primo film. Essere regista significa poter lavorare sui personaggi, tracciare le loro personalità e raccontare la storia attraverso i caratteri dei protagonisti, decidere i dettagli delle scene, dei costumi, ecc. Tutto viene scelto dal regista: è un ruolo che da vita a ciò che c’è nella mia mente. Poi, l’idea si trasforma in scena.

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Ancora lavoro sul set

NP: Come sei arrivato a creare il team di lavoro di THE GOAT OF MENDES?
Mauro Loverre: Il lavoro è partito mesi fa. Ho curato nei particolari la scelta dello staff tecnico, dedicando molto tempo a questa fase che ritengo fondamentale, la base di tutto. Lavorare con persone in sintonia, professionali e di cui mi posso fidare al cento per cento, sono stati i criteri per costruire il team. Durante un periodo vissuto negli Stati Uniti, ho conosciuto Giulio Marantonio della casa di produzione Marlowe Pictures di Los Angeles e già produttore di pellicole di rilievo quali KICKS (2015), SHANGRI-LA SUITE (2015) e THE DOUBLE HOUR, il remake americano, attualmente in fase di sviluppo, de LA DOPPIA ORA (2009) di Giuseppe Capotondi. Con Marantonio, ho intrapreso un percorso approfondito: mi ha aiutato a compiere i passi principali per il mio film. I membri del mio team di lavoro sono stati scelti sulla base della stima che ho nei confronti di ciascuno di essi e per il loro curriculum di lavoro. Tra le maestranze per gli effetti speciali c’è Stefano Mandalà, professionista formatosi alla Scuola Nazionale di Cinematografia di Torino. Le altre collaborazioni sono di alto livello, tra le migliori che potevo trovare sul territorio piemontese. Come il direttore della fotografia, Federico Torres, torinese con un curriculum di risalto: l’ultimo suo lavoro in ordine di tempo è la partecipazione al film QUO VADO? (2015) di Gennaro Nunziante con Checco Zalone. Da Roma, invece, arriva la cantante che firmerà la colonna sonora: si tratta di Sara Galimberti, che, nel 2007, con il brano Amore ritrovato, ha partecipato al Festival di Sanremo nella Sezione Giovani. Le musiche, invece, saranno di Andrea Dentico, dj e compositore di Imperia.
Il film sarà girato in formato Super 35mm, su negativo digitale RAW 4K, per ottenere alti standard qualitativi per una distribuzione cinematografica internazionale. THE GOAT OF MENDES è un progetto fortemente voluto, studiato e curato fino in fondo. Un sogno che, finalmente, sto toccando con mano: vederlo crescere in ogni sua fase è davvero emozionante.

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