I Magnifici 7 – Anche i grandi registi hanno iniziato da piccoli.

Nuova mini-classifica di Nientepopcorn.it: questa volta parliamo di esordi fulminanti, delle migliori opere prime di registi alla soglia dei trent'anni, titoli che, nonostante la giovane età dei loro creatori, hanno fatto la storia del cinema.

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Parafrasando il titolo di un celebre film di Werner Herzog, Nientepopcorn.it vi propone la classifica dei migliori 7 esordi dietro la macchina da presa realizzati da registi under 30.

In molti casi, come vedrete, il lungometraggio di debutto ha coinciso con un clamoroso successo di critica e pubblico, proiettando da subito il giovane cineasta di turno nell’Olimpo dei grandi autori.

Questa classifica è stata redatta in base alla media voti attribuita ai vari film dagli utenti di Nientepopcorn.it e, ahimé, la matematica è stata inclemente con autori degni di nota.
Tra i nomi selezionati per redarre questo appuntamento de I Magnifici 7 di Nientepopcorn, infatti, sono rimasti esclusi nientemeno che il trentenne Federico Fellini che, nel 1950, realizzò LUCI DEL VARIETÀ, il ventiseienne Paul Thomas Anderson di SYDNEY (1996), Nicolas Winding Refn che girò il primo capitolo di PUSHER (1996) a ventisei anni, Martin Scorsese che a venticinque anni realizzò CHI STA BUSSANDO ALLA MIA PORTA? (1967), il ventiseienne Werner Herzog Orso d’Argento a Berlino con SEGNI DI VITA (1968), MIGNON È PARTITA (1988), IL GIARDINO DELLE VERGINI SUICIDE (1999) e CRISI (1946) dei ventottenni Francesca Archibugi, Sofia Coppola ed Ingmar Bergman e, infine, i poco più che imberbi Stanley Kubrick e Wes Anderson che, a venticinque anni, diressero l’uno PAURA E DESIDERIO (1953) e l’altro BOTTLE ROCKET (1994).

Che resti tra noi, ma confessiamo anche che abbiamo dovuto escludere Steven Spielberg con FIRELIGHT (1964) e Kathryn Bigelow con THE LOVELESS (1981) per… insufficienza di voti.

Se abbiamo scordato altri fulminanti esordi degni di nota, segnalateceli nei commenti al post.

  • Essere John Malkovich
    7.3/10 400 voti

    7. ESSERE JOHN MALKOVICH (1999)

    Prima di dirigere il suo primo lungometraggio, Spike Jonze (Rockville, 22 ottobre 1969) era già da tempo un nome di culto nel mondo dello skateboarding e della musica per aver firmato i videoclip di personaggi come Sonic Youth, Pavement, R.E.M., Björk, The Chemical Brothers e Fat Boy Slim. I video dei brani Buddy Holly degli Weezer e Sabotage dei Beastie Boys sono in mostra permanente al MoMA di New York. La sceneggiatura di ESSERE JOHN MALCOVICH, pellicola nominata a tre premi Oscar, tra cui Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura Originale, è stata scritta da Charlie Kaufman, con cui Jonze avrebbe ancora collaborato (IL LADRO DI ORCHIDEE, 2002). La leggenda dice che lo script del film arrivò nelle mani di Jonze attraverso Sofia Coppola: ai tempi, i due erano fidanzati (si sarebbero sposati nel ’99, per divorziare circa quattro anni dopo) e Kaufman aveva sottoposto l’idea a Francis Ford Coppola che, colpito, aveva proposto la sceneggiatura al futuro genero.

  • Il coltello nell'acqua
    7.3/10 42 voti

    6. IL COLTELLO NELL’ACQUA (1962)

    Il lungometraggio d’esordio dell’allora ventinovenne Roman Polanski (Parigi, 18 agosto 1933) è un concentrato di eccezionalità: tra queste, ricordiamo che si tratta del primo film polacco candidato ai premi Oscar e che, in concorso alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1962, vinse il Premio FIPRESCI, il prestigioso riconoscimento assegnato dalla Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica. La notorietà del regista polacco si impennò improvvisamente, tanto da permettergli di comparire sulla copertina del TIME. IL COLTELLO NELL’ACQUA si avvale di soli tre personaggi e di mezzi essenziali, eppure mostra tutti i segni della futura filmografia di Polanski, in primis il senso dell’angoscia e dell’imprevisto confinati ad un luogo circoscritto, in questo caso una barca.

  • Following
    7.5/10 96 voti

    5. FOLLOWING (1998)

    Christopher Nolan (Londra, 30 luglio 1970) è, oggi, uno dei registi più dispendiosi: basti pensare che le stime dei costi di produzione del recente INTERSTELLAR si aggirano intorno ai 165 milioni di dollari [fonte: IMDB]. Al contrario, quando era alle prese con il suo primo film, FOLLOWING, le finanze erano talmente scarse (circa seimila dollari di budget) che, prima di girare le scene su pellicola 16 mm., il ventiseienne Nolan aveva l’accortezza di far riprovare più volte le sequenze a troupe e cast, per evitare di sprecare materiale prezioso. Il film, fotografato in un b/n denso di ombre caliginose, ha vinto diversi riconoscimenti internazionali (Rotterdam International Film Festival, Newport International Film Festival, Dinard British Film Festival, San Francisco International Film Festival).

  • La commare secca
    7.6/10 12 voti

    4. LA COMMARE SECCA (1962)

    L’esordio registico del non ancora ventiduenne Bernardo Bertolucci (Parma, 16 marzo 1941) è legato all’adattamento di un soggetto scritto da Pier Paolo Pasolini, co-sceneggiato con lui e Sergio Citti. Presentato alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1962, LA COMMARE SECCA non venne inizialmente “riconosciuto” da Pasolini, che lo vedeva caratterizzato da un’estetica ed uno stile che non gli erano propri, lontani dalle modalità narrative pasoliniane: “Questo film è stato girato contro di me”, ebbe a dire.

  • Fino all'ultimo respiro
    7.8/10 174 voti

    3. FINO ALL’ULTIMO RESPIRO (1960)

    Insieme a HIROSHIMA MON AMOUR (1959) di Alan Resnais e a I 400 COLPI (1959) di François Truffaut, FINO ALL’ULTIMO RESPIRO del debuttante Jean-Luc Godard (Parigi, 3 dicembre 1930) viene considerato tra i film più importanti della Nouvelle Vague, se non il suo manifesto. La traccia narrativa del film, alquanto macilenta, è poco più di un pretesto per concepire una nuova maniera di fare cinema: destrutturare il patrimonio cinematografico, comunque ammirato (vedasi i rimandi al noir e ai personaggi à la Bogart), sconvolgere le sue tecniche ed i suoi codici, incentivare l’improvvisazione, alla ricerca di una naturalezza che, paradossalmente, evidenzi l’artificiosità del mezzo-cinema. Girata in breve tempo, con finanze decisamente limitate (contrapposte a quelle faraoniche dei grandi Studios), priva delle necessarie autorizzazioni a girare le scene in strada, l’opera prima di Godard, premiata con l’Orso d’Oro a Berlino, è un film anarchico, destabilizzante che, forte delle ispirate interpretazioni di Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg, è diventato un’icona della storia del cinema.

  • I pugni in tasca
    8.2/10 74 voti

    2. I PUGNI IN TASCA (1965)

    Marco Bellocchio (9 novembre 1939) decise di ambientare nel suo paese natale, Bobbio (PC), il suo primo film, I PUGNI IN TASCA. Dopo essersi diplomato in regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma ed aver trascorso qualche tempo a Londra, Bellocchio raccimolò qualche soldo (parte del budget venne recuperato in famiglia) e iniziò a girare il film basandosi su un soggetto ed una sceneggiatura scritti di proprio pugno. Il film, per taluni precursore dell’imminente rivoluzione sociale del ’68 (il rifiuto dei modelli sociali, l’odio per il potere costituito, ecc.), vinse la Vela d’argento al Festival del film di Locarno 1965 ed il Nastro d’Argento 1966 per il Miglior Soggetto.

  • I 400 colpi
    8.3/10 274 voti

    1. I 400 COLPI (1959)

    I 400 COLPI del ventisettenne François Truffaut (Parigi, 6 febbraio 1932) è semplicemente “cinema come atto d’amore“.
    Punto.

[Nella foto: Jean-Luc Godard, Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg sul set di FINO ALL’ULTIMO RESPIRO (1960)]

CATEGORIE: I Magnifici 7

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