Il giovane Morrissey: il trailer del biopic “England is Mine”

Il lungometraggio dedicato agli anni giovanili del frontman degli Smiths debutterà nel Regno Unito fra poche settimane. Definito dal suo regista come una lettera d'amore a Morrissey, non è stato autorizzato dal diretto interessato.

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“ENGLAND IS MINE”: IL GIOVANE MORRISSEY PRE-SMITHS

Da qualche giorno, è online il primo trailer ufficiale di ENGLAND IS MINE, il biopic non autorizzato sugli anni giovanili di Morrissey, frontman e co-fondatore degli Smiths, la famosa band di alternative rock nata a Manchester nei primi anni Ottanta.
Diretto dal semi-esordiente Mark Gill (già candidato agli Oscar 2014 con il cortometraggio THE VOORMAN PROBLEM) e co-prodotto da Orian Williams (CONTROL, 2007), il film è di passaggio in queste ore all’Edinburgh International Film Festival (21 giugno – 2 luglio) e sarà distribuito nelle sale britanniche dal 4 agosto. Restano ancora ignoti i dettagli di un’eventuale distribuzione italiana del lungometraggio.

  • UNA LETTERA D’AMORE A MORRISSEY

    Secondo il progetto originale, il film avrebbe dovuto chiamarsi Steven: il titolo definitivo ENGLAND IS MINE è tratto da una frase contenuta in un brano degli Smiths, Still Ill, contenuto nel primo e omonimo album del gruppo (1984).

    Il lungometraggio di Gill era in lavorazione dal 2014, ma le riprese sono iniziate solo nel 2016, pur senza aver ricevuto il beneplacito di Morrissey.
    Il regista lo ha definito un biopic lontano dalle caratteristiche tipiche del genere,
    un film adatto sia a chi non ama Morrissey, sia ai suoi fan più devoti: “Ma non posso negare che si tratta di una vera e propria lettera d’amore a Morrissey e ai satanici mulini scuri di Manchester (nota: “the Dark Satanic Mills” è un riferimento all’inno ‘Jerusalem’ scritto da William Blake nel 1804 con cui gli Smiths aprivano i loro concerti)”.

    “ENGLAND IS MINE”: TRAMA E CAST

    Ambientato alla fine degli anni Settanta, ENGLAND IS MINE racconta la vita del ventenne Steven Patrick Morrissey nel periodo in cui, ancora lontano dalle vicende artistiche degli Smiths e dall’estetica rétro fatta di gladioli, camicie fuori misura e occhiali della mutua che l’avrebbe contraddistinto, lavorava a Manchester come giornalista musicale. Il giovane Morrissey è perennemente alle calcagna delle band che si esibiscono in città, finché un amico non gli suggerisce di provare lui stesso a fare musica.

    Un momento fondamentale della vicenda è costituito dall’incontro tra Morrissey, interpretato da Jack Lowden (lo vedremo presto in DUNKIRK di Nolan), e il chitarrista Johnny Marr (Laurie Kynaston), che, come ha scritto Paul A. Woods nell’introduzione alla raccolta di interviste L’importanza di essere Morrissey (ISBN, 2010), lo ha “strappato a un’esistenza da recluso in cameretta degna di un copione di Beckett”.
    Intorno a loro, si muovono l’artista visuale Linder Sterling (Jessica Brown Findlay, DOWNTON ABBEY), fondatrice del gruppo post-punk Ludus, e il chitarrista Billy Duffy (Adam Lawrence, PEAKY BLINDERS), storico membro dei Cult.

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