Nel labirinto della Mente – “Enemy”: l’esplorazione dell’intimità maschile

Nuovo appuntamento con la rubrica di Nientepopcorn.it dedicata ai film in cui la psiche umana, generatrice di realtà alternative, è la vera protagonista. Parliamo di un dramma psicologico diretto da Denis Villeneuve: occhio agli spoiler!

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Con Nel labirinto della Mente, Nientepopcorn.it vi propone una serie di film caratterizzati da trame in cui la psiche umana è protagonista, generando sub-realtà capaci di trarre in inganno sia i protagonisti della vicenda che il pubblico: il nuovo appuntamento è con un dramma particolarmente cupo e claustrofobico caratterizzato da forti componenti psicanalitiche. Le rivelazioni sono dietro l’angolo, per cui, occhio allo spoiler!

  • Enemy
    Enemy
    2013
    7.0/10 117 voti

    NEL LABIRINTO DELLA MENTE: “ENEMY” DI DENIS VILLENEUVE

    Tratto dal romanzo L’uomo duplicato di José Saramago, ENEMY (2013) è un thriller psicologico diretto dal regista canadese Denis Villeneuve. Protagonista della pellicola è Adam Bell (Jake Gyllenhaal), un professore universitario che conduce una vita monotona e poco esaltante. La sua routine viene improvvisamente interrotta dalla scoperta dell’esistenza di un suo sosia, Anthony St. Claire, un attore sposato e in procinto di diventare padre, identico a lui. L’incontro tra i due personaggi darà il via a un vero e proprio incubo, che vedrà coinvolte anche le rispettive compagne, Mary (Mélanie Laurent), fidanzata di Adam, ed Helen (Sarah Gadon), moglie di Anthony.

UN DOCUMENTARIO SUL SUBCONSCIO

“Il caos è ordine non ancora decifrato”. ENEMY si apre con una frase tratta dal romanzo di Saramago a cui si ispira il film. All’apparenza, la storia raccontata da Villeneuve sembra davvero governata dal caos e si presenta come un’opera criptica, ricca di metafore, simbolismi e visioni surreali difficili da interpretare. Per decifrare questa intricata matassa, però, viene in soccorso il regista stesso, che spiega: “È l’esplorazione dell’intimità maschile. Una storia semplice di un uomo che decide di lasciare l’amante per ritornare dalla moglie incinta. E noi vediamo la storia dal punto di vista del suo subconscio.”[1].

Un personaggio con due personalità ben distinte

Ciò permette di comprendere meglio la vicenda e di affermare con certezza che non si tratta di una pellicola sui sosia ma di un documentario sul subconscio di un personaggio con due personalità ben distinte [2] .
Se, inizialmente, Adam ed Anthony sembrano perfettamente uguali, ben presto emergono due caratteri opposti e in netto contrasto. Adam è insicuro e ha un’indole mite, incline alla sottomissione. Anthony è sicuro di sé, aggressivo e solito a scatti d’ira. Anthony è in sostanza un doppelgänger [3], una proiezione del subconscio di Adam, creata per evadere da una vita opprimente, governata da obblighi e doveri, e dal senso di colpa causato da una relazione adulterina. Infatti, Adam è sposato con Helen, mentre Mary è la sua amante.

LA MADRE-TARANTOLA E IL RUOLO DELLE DONNE

Adam è un professore frustrato, infelice, soffocato da due figure: la madre autoritaria e castrante (Isabella Rossellini) e la moglie Helen, al sesto mese di gravidanza, che esercita sul marito un controllo maniacale.
Nell’incipit di ENEMY, viene mostrata la città di Toronto, fotografata sempre con una significativa luce gialla e opprimente. Seguono due scene particolarmente importanti. Nella prima, Adam ascolta un messaggio vocale della madre in cui la donna non esita a criticare la casa del figlio. Nella seconda, Helen, visibilmente incinta, si rivolge verso la macchina da presa con sguardo severo.

La donna come ingombrante personificazione del Super-Io

Già dalle prime sequenze del film Villeneuve esplicita il ruolo delle due donne nella vita del protagonista, che sostanzialmente combaciano come personificazione dell’ingombrante Super-Io [4], pronto a sopprimere ogni impulso e desiderio proibito. La madre critica non solo l’appartamento dove abita il figlio, ma anche le sue “fantasie di attore” e l’incapacità di “tenersi una donna”. La moglie non esita a diffidare della fedeltà del marito, a controllare le tasche dei suoi pantaloni e a incontrare il fantomatico sosia. Un concetto cruciale nell’interpretazione del film è il tema del controllo. Non a caso, nelle sue lezioni, il protagonista esordisce proprio con il concetto di controllo parlando delle diverse dittature.
In questo senso, le visioni di ragni giganti e minacciosi che incombono sulla città diventano la metafora di una madre-tarantola [5] che reprime e domina Adam, bisognoso di una via di fuga.

LA FINTA RIBELLIONE DEL DOPPELGÄNGER

Nel suo essere infedele e lascivo, Anthony incarna tutte le istanze dell’ES che il Super-Io di moglie e madre cercano in tutti i modi di sedare, ma anche le aspirazioni più profonde di Adam.
Il gemello “cattivo” è un attore, frequenta club erotici, ha una moto e indossa spesso una giacca di pelle: è caratterizzato da elementi ditintivi che sottendono una personalità maschile forte. Il gemello “buono” guida un’auto vecchia e veste in maniera più anonima. Nonostante sia Adam a rintracciare il suo doppio, è Anthony che prende la situazione in mano e propone uno scambio di ruoli e delle rispettive compagne.

Docilità e irascibilità a confronto

Dal dialogo tra i due emerge il carattere docile di Adam, in opposizione a quello aggressivo e irascibile del suo alter ego che lo mette letteralmente con le spalle al muro, costringendolo ad accettare le sue condizioni.
Come spiega il regista, però, la pellicola è un viaggio nel subconscio di un uomo che decide di chiudere la sua relazione extraconiugale. Dunque, quello che inizialmente sembra l’atto di ribellione di Anthony, ossia di un marito che tradisce la moglie, in realtà è solo un’immaginazione creata dal subconscio del protagonista per sopprimere mentalmente quella parte di sé immorale e audace, ossia l’ES.

LA MORTE DELL’ES E LA VITTORIA DEL SUPER-IO

A instillare l’idea della definitiva morte dell’ES è ovviamente la madre-tarantola, la madre di Adam, che, senza mezze misure redarguisce il figlio in una perentoria conversazione. Subito dopo, infatti, segue l’immagine della città avvolta dallo smog (che sottolinea il clima-prigione vissuto dall’uomo) in cui si muove un’enorme tarantola che avanza inesorabile. A quel punto, il protagonista si rende conto di non avere via di fuga.
Quando Adam torna a casa, si cambia d’abito (simbolo del cambiamento interiore) e attende il ritorno di Helen. Il protagonista si scusa con lei, si lascia andare a un pianto liberatorio (causato dal profondo senso di colpa) e si abbandona definitivamente alla moglie. È solo allora che Adam decide di lasciare l’amante e il suo subconscio immagina la morte simbolica di Anthony e di Mary. In questo modo, l’ES viene ucciso, a fronte di una resa totale e incondizionata nei confronti del Super-Io.

La definitiva trasfigurazione della donna in tarantola

La sequenza finale della pellicola mostra Adam nuovamente tentato a trasgredire: l’uomo ha in mano la chiave del club erotico. L’impulso viene bloccato sul nascere da Helen e dalla presenza costante della madre che ha telefonato poco prima, come gli ricorda la moglie. Helen assume le sembianze della gigantesca tarantola che compare nelle visioni di Adam e completa la trasfigurazione da donna a madre-tarantola davanti al marito, atterrito e rassegnato.
Non è da escludere anche un’altra chiave di lettura del finale, che potrebbe suggerire una nuova ricaduta del protagonista nelle vecchie abitudini [6]. Durante una delle sue lezioni, Adam afferma che, oltre al controllo, un elemento che contraddistingue le dittature è la loro ciclicità. Allo stesso modo, l’uomo potrebbe ripetere gli errori del passato perché incapace di “fuggire alle sue stesse ombre”, al vero nemico che risiede in lui.

[1] https://www.filmcomment.com/blog/interview-denis-villeneuve/
[2] http://badfeelingmag.com/2014/03/11/enemy/
[3] Termine di origine tedesca, con il quale si intende un sosia, un doppio, un gemello cattivo.
[4] Secondo Freud, il Super-Io rappresenta l’insieme dei divieti sociali che impediscono la soddisfazione del piacere, e si contrappone all’Io (la coscienza mediatrice) e all’ES (privo di logica e morale) [Freud Sigmund, Introduzione alla psicoanalisi, Bollati Boringhieri, 2012].
[5] Il regista si è ispirato al Mamam, scultura gigantesca di Louise Bourgeois, situata fuori dalla National Gallery of Canada di Ottawa (Ontario).
[6] Si tratta di un’ipotesi suggerita dallo stesso regista: http://badfeelingmag.com/2014/03/11/enemy/

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