La storia di Christiane F., dopo “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”

Christiane F. è diventata famosa grazie a 'Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino'. La sua storia è diventata una nuova serie tv. Ma lei che fine ha fatto?

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La storia di Christiane F., dopo “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”

Il ritorno dei ragazzi dello Zoo di Berlino: la serie tv Amazon

Dal 7 maggio, sul catalogo italiano Amazon Prime Video, è disponibile la miniserie NOI, I RAGAZZI DELLO ZOO DI BERLINO (Wir Kinder vom Bahnhof Zoo, 2021). La serie tv Amazon Original è un adattamento (in verità, abbastanza libero) del libro-inchiesta Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino pubblicato nel 1979 dai giornalisti tedeschi Kai Hermann e Horst Rieck e basato sulla cruda biografia di Christiane Vera Felscherinow, conosciuta come Christiane F.
Negli anni Ottanta, il libro divenne molto popolare in Italia, grazie anche al film omonimo diretto da Uli Edel (Christiane F. – Wir Kinder vom Bahnhof Zoo, 1981), con David Bowie che, oltre a curare la colonna sonora, compare anche nel ruolo di se stesso.
Libro, film e serie tv raccontano la storia drammatica di un gruppo di giovanissimi tossicodipendenti tedeschi che, come da titolo, alla fine degli anni Settanta, erano soliti frequentare la zona dello Zoo Bahnhof di Berlino.
Dopo l’uscita del libro, Christiane F. divenne improvvisamente celebre. Probabilmente, alla fine degli anni Settanta, era la giovane eroinomane più famosa del mondo. Con un discutibile e improvvido afflato romantico, c’era chi la definiva Junkie Princess, la Principessa Drogata. Ma cosa ne è stato di lei?

  • Christiane F. - Noi i ragazzi dello zoo di Berlino
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    La storia di Christiane F. nel libro “Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino”

    Nel 1977, i giornalisti Hermann e Rieck contattano Christiane F. in qualità di imputata e testimone in un processo. Per la cronaca, il procedimento si conclude nel giugno 1978 con una condanna per detenzione di droga e ricettazione. Il tribunale di Berlino sospende la condanna della ragazza, perché Christiane è ancora minorenne.
    I giornalisti intuiscono il potenziale della vicenda e, inizialmente, propongono alla ragazza di narrare la sua storia in un resoconto a puntate sulla rivista Stern. Lei accetta e nasce Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino, uno scioccante reportage sul fenomeno della tossicodipenza e della prostituzione minorile nella Germania Ovest, in piena Guerra Fredda.
    Nell’inchiesta diventata libro in poco tempo, Christiane F. racconta la sua vita, dall’infanzia fino al periodo del diploma conseguito in una scuola professionale, alla fine degli anni Settanta.
    Nata ad Amburgo nel 1962, a 6 anni Christiane si trasferisce nella periferia di Berlino Ovest con i genitori e la sorella Annette. Abusi fisici e psicologici e difficili problemi famigliari ed economici rendono i primi anni della vita di Christiane particolarmente dolorosi e travagliati.
    Insieme a una compagna di scuola, appena tredicenne, Christiane inizia a consumare stupefacenti e a frequentare il S.O.U.N.D., un club di Berlino famoso per la programmazione musicale underground, situato nella principale zona di spaccio e prostituzione della città.
    Nel giro di pochi mesi, la ragazzina inizia a iniettarsi in vena eroina e frequenta un gruppo di coetanei con cui si prostituisce per procurarsi il denaro necessario ad assecondare la propria tossicodipendenza. Per lungo tempo, la madre resta all’oscuro di ogni cosa e ignora la doppia vita di Christiane, divisa tra scuola e stazione dello zoo, a Charlottenburg. Scoperta la situazione, la donna prova ad aiutare Christiane a disintossicarsi, con scarso successo.
    Diversi decessi di giovani a lei vicini e, soprattutto, la morte a 17 anni dell’amica Babette (Babsi) impressionano a tal punto Christiane che la ragazza decide di suicidarsi. Salvata fortunosamente da un’overdose, Christiane lascia Berlino nel 1977. La madre contatta alcuni parenti di Amburgo affinché la accolgano, confidando che, lontana da Berlino, Christiane possa proseguire gli studi e lavorare.
    Il libro si conclude con il conseguimento di un diploma e  che, però, Christiane non metterà a frutto.
    Qualche mese prima della fine del ciclo di studi, Christiane aveva iniziato anche un apprendistato come libraia, ad Amburgo. Ma non lo portò a termine.

  • Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino
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    La vita di Christiane F. negli anni Ottanta, dopo il successo di libro e film

    Nonostante la sua crudezza e i suoi elementi disturbanti, la storia di Christiane F. è valsa una grande notorietà alla sua protagonista.
    Praticamente, dal 1977, quando venne dato alle stampe il libro sui ragazzi dello Zoo di Berlino, fino alla prima metà degli anni Ottanta, Christiane è stata sulla bocca di tutti, anche al di fuori dei confini tedeschi. In Italia, il libro venne pubblicato nel 1981 da Rizzoli, riscuotendo una fama che si è protratta fino ai pieni anni Novanta.
    In Germania, frequenta Alexander Hacke, il chitarrista della band industrial tedesca Einstürzende Neubauten, e a condividere per qualche tempo l’appartamento di Berlino con il musicista australiano Nick Cave.
    Nel 1981, nel corso della promozione negli Stati Uniti del film tratto dal suo libro, Christiane decide di fermarsi negli USA, a Pasadena, California. Ma, dopo qualche tempo trascorso con alcune celebrità di Los Angeles, le autorità locali arrestano la ragazza per possesso di eroina e oppio. Rispedita in Europa, le viene impedito di tornare in America, a vita.
    Sull’onda del successo del film sulla sua vita, Christiane prova ad affermarsi come musicista. Prima, tenta la strada del duo musicale, in coppia con Hacke. Nel 1982, intraprende la carriera solista, limitata a un EP.
    Più o meno nello stesso periodo, Christiane F. lavora occasionalmente anche nel mondo del cinema. Ma non riesce mai a rinunciare alla droga. Fuma hashish, assume cocaina. Talvolta, usa analgesici come la codeina al posto delle droghe. Quando Hacke la lascia, Christiane torna all’eroina.
    Si trasferisce in Svizzera, accolta a casa della pittrice Anne Keel, che la introduce in un vivace ambiente culturale cosmopolita. Ma Christiane frequenta regolarmente anche Platzspitz, un parco di Zurigo dove lo spaccio e l’assunzione di droga sono stati completamente legali fino all’inizio degli anni Novanta. Christiane F. ha definito Platzsplitz la Disneyland dei drogati, un luogo in cui era possibile trovare e assumere qualsiasi tipo di droga.
    Annoiata e stanca del paternalismo della Keel, Christiane decide di tornare a Berlino. Nel 1985, viene arrestata e processata per possesso di stupefacenti. Condannata, preferisce trascorrere 10 mesi in prigione, piuttosto che aderire a un programma di riabilitazione sociale.
    Alla fine degli anni Ottanta, Christiane sparisce quasi completamente dalle cronache.

2013: “La mia seconda vita”, la nuova autobiografia di Christiane F.

Per qualche anno, dal 1987, vive in Grecia e, poi, in Olanda, con nuovi compagni. Nel 1996, Christiane F. diventa madre di Jan Niklas e si ripropone di disintossicarsi definitivamente. Ma non riesce nell’intento.
Benché, nel 2008, le autorità tedesche le tolgano la custodia del figlio, con una certa regolarità, la donna riesce a frequentare il bambino, in custodia presso una famiglia affidataria.
Nal frattempo, Christiane si offre al grande pubblico sporadicamente. Tra il 2005 e il 2007, per esempio, rilascia alcune interviste a tabloid e programmi tv tedeschi.
Nel 2013, Christiane Felscherinow pubblica un nuovo libro, La mia seconda vita, curato dalla giornalista Sonja Vukovic, edito in Italia nel 2014, ancora da Rizzoli.
La seconda autobiografia di Christiane F. racconta la sua storia più o meno dal 1980 in poi. La droga ha continuato a essere una costante della sua vita.
Christiane non ha mai smesso di drogarsi, nonostante ripetuti tentativi di disintossicazione. In realtà, per sua ammissione, non ha mai desiderato porre fine alla propria tossicodipendenza.
In un’intervista rilasciata a VICE nel 2013 Christiane F. ha dichiarato: “Ho deciso di vivere una vita diversa da quella delle altre persone.
Eppure, Christiane è rimasta turbata dall’effetto che la sua storia ha esercitato sui ragazzi che l’hanno conosciuta grazie al libro e al film. Le scuole tedesche proponevano Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino come libro di lettura. Ma i ragazzini sembravano più affascinati che disturbati dalla storia di Christiane F. e dei suoi compagni. La casa editrice tedesca del libro provò a contenere il fenomeno, pubblicando una guida, diretta a insegnanti e genitori, che aiutasse gli educatori ad affrontare adeguatamente l’argomento con i più giovani.
La mia seconda vita è stato concepito per spaventare i lettori ed evitare di ammantare di glamour la figura del tossicodipendente. Alla luce delle gravi malattie derivate dalla prolungata assunzione di stupefacenti, come l’epatite C cronica che le ha causato una cirrosi epatica, angiomi sulla pelle e svariati altri disturbi, Christiane è certa di morire precocemente e in maniera dolorosa. Nel 2013, assumeva ancora metadone e beveva molto alcool. “Morirò presto, lo so. Ma, nella mia vita, non mi sono persa niente. Mi sta bene. (…) Non è la vita migliore da vivere, ma è la mia vita”.

Tossicodipendenza, fama e solitudine: “A nessuno interessava qualcosa di me”

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Natja Brunckhorst/Christiane F. nel film ‘Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino’ (1981).

A posteriori, Christiane si è resa conto che l’improvvisa notorietà derivata dal libro e dal film ha aggravato la solitudine in cui versava fin dall’infanzia, abusata dal padre e ignorata dalla madre. Eppure, inizialmente, la sua testimonianza era uscita senza la sua firma, in forma anonima. “Avevo 16 anni quando ho scritto il libro e volevo solo parlare. Per me, è stata una forma di terapia. (…) All’improvviso, ero famosa, ma non ero in grado di capire che impatto avrebbe avuto questa cosa sulla mia vita”. Prima di assistere alla premiere di NOI, I RAGAZZI DELLO ZOO DI BERLINO, era convinta che il film sarebbe stato incentrato su David Bowie.
Christiane è sicura che la fama le abbia accorciato la vita, anziché migliorarla. I soldi derivati dai diritti d’autore le hanno solo permesso di comprare più eroina, più a lungo. Per anni, ha continuato a ricevere cospicue royalty legate al libro del ’77.
“Per la gente, ero una famosa tossicodipendente. Tutti volevano parlare con me, vedermi e farmi domande. (…) [Ma] Non mi volevano come amica o come fidanzata di un loro figlio. Christiane F. è bella da lontano, ma meglio non averla troppo vicina, per favore! A nessuno interessava qualcosa di me, a parte il fatto che ero una drogata. Questo è il motivo per cui mi pento di aver fatto il libro e [aver autorizzato] il film. (…) Nessuno si è preso cura dei miei interessi. Bernd Eichinger [il produttore del film] mi ha chiesto di promuovere il film negli Stati Uniti, perché Natja Brunkhorst, che faceva la mia parte, era troppo giovane e suo padre non le avrebbe permesso di andare in America. Avevo 19 anni e pensavo di potercela fare. Mi sbagliavo“.

Gli altri ragazzi dello Zoo di Berlino: che fine hanno fatto?

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I ragazzi dello Zoo di Berlino nella serie tv Amazon [Photo Credit: Amazon Original].

Dei ragazzi dello Zoo di Berlino che condividevano intimamente con Christiane F. la vita sbandata, la prostituzione e la droga, sono rimasti in pochi. Molti sono stati uccisi da overdosi, HIV, epatite, vita sulla strada. Altri sono sopravvissuti, continuando ad assumere metadone.
Nel 1995, alcuni di loro sono stati contattati dalla rivista Der Spiegel, per un reportage a loro dedicato. In questo momento, il documentario televisivo con le varie interviste è disponibile su YouTube, diviso in più parti, in bassa qualità video. Qui, per esempio, trovate la prima parte.
Tra gli intervistati, uno degli ex ragazzi di Christiane, Detlef (nato nel 1960), dichiarò di essersi disintossicato nei primi anni Ottanta, in Svezia. Sposato, all’epoca, lavorava come autista volontario di autobus per disabili, a Berlino, e aveva smesso perfino di fumare.
Frank, uno dei primi amici di Christiane ad assumere eroina in vena, aveva smesso di drogarsi. Negli anni Novanta, suonava in una band e lavorava a Berlino come tassista di notte .
Una delle compagne di Christiane, Catherine Shabeck, detta Stella (1962), è morta nel 2004, minata da droga, alcool e anni di carcere.
Intervistato nel 2017, Teddy (1970) aveva circa 8 anni, quando iniziò a frequentare i ragazzi dello Zoo. Christiane lo prese sotto la sua protezione. Talvolta, dormiva a casa sua. In seguito, venne adottato da una famiglia e si trasferì nella Germania meridionale. Dopo l’adolescenza, tornò a Berlino e ripiombò nella tossicodipendenza. Dopo anni di vagabondaggi, elemosine, consumo di eroina, droghe sintetiche e tranquillanti, dal 1995 Teddy ha iniziato a mantenersi, vendendo il giornale Motz per le strade di Berlino.

Altre fonti consultate

Der Spiegel.
Le foto di Christiane F. negli anni Ottanta.
dw.com.

[Nella foto principale: Natja Brunckhorst/Christiane F. nel film NOI, I RAGAZZI DELLO ZOO DI BERLINO].

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