Quella che volta che Quentin Tarantino si guadagnò la fama di matto, a Viareggio

Il giornalista Michele Boroni racconta di quando uno sconosciuto Quentin Tarantino si fece notare al Noir Film Festival 1992, non solo per le sue virtù artistiche.

Curiosità , di
Quella che volta che Quentin Tarantino si guadagnò la fama di matto, a Viareggio

Una bella curiosità su Quentin Tarantino

Ascoltando la puntata del 20 ottobre di Morning, il podcast che il giornalista Francesco Costa cura dal lunedì al venerdì per gli abbonati de Il Post, siamo venuti a conoscenza di un gradevole aneddoto che riguarda gli esordi del regista e sceneggiatore Quentin Tarantino.
Costa ha riportato un episodio accaduto nel 1992 e raccontato nel 2009 dal giornalista Michele Boroni sul suo blog.
Ci scusiamo se, a partire dal titolo del nostro articolo, abbiamo fatto pesanti spoiler sullo sviluppo di questo bel racconto, ma è stato praticamente inevitabile, al fine di introdurvi il nostro contenuto. Però, vi consigliamo caldamente la lettura del brano di Boroni, perché è scritto con invidiabile senso del ritmo.
Buon divertimento!

Quentin Tarantino, il matto di Viareggio: l’aneddoto di Michele Boroni

Scriveva Boroni, nel 2009: “Per un periodo il Noir Festival, quello nato a Cattolica e poi trasferito a Courmayer, si svolse a Viareggio. Nel 1992 avevo delle simpatiche amicizie viareggine e quindi, per tutta la durata della manifestazione, venivo gentilmente ospitato in zona per godermi tutte le proiezioni. Ricordo che era un festival a misura d’uomo, con tre-quattro sale posizionate lungo la passeggiata al mare nello spazio di trecento metri; le visioni erano uniche, gratuite e per tutti: fan, registi, attori e giornalisti, tutti insieme.
Situazione perfetta, se non ci fosse stato “il matto”.
“Il matto”, come era stato simpaticamente appellato dagli avventori del festival, era un ragazzone americano vestito con bermuda, sneakers, t-shirt a tema musicale (ricordo perfettamente una maglietta con l’immagine di Queen Latifah e un’altra dei Beastie Boys) e un rapporto conflittuale con l’igiene personale, che non si perdeva niente, neanche la proiezione dell’oscuro polar belga degli anni 70. Il fatto è che le sue visioni erano rumorosissime: in sala mangiava e beveva di tutto, parlava da solo e gesticolava come un forsennato. All’inizio era divertente, poi però, alla lunga, risultava piuttosto stancante. Se non ricordo male anche Irene Bignardi (allora critico cinematografico di Repubblica) dovette cambiare poltrona un paio di volte in sala per godersi in tranquillità il film. Il “matto” però non era arrogante, anzi quando veniva rimproverato, lui si scusava con strette di mano e inchini, salvo poi cinque minuti dopo riprendere a sbraitare come prima. E poi era entusiasta di tutto, non solo dei film: ricordo di aver condiviso con lui il tavolino della pizzeria al taglio “La Rusticanella” nella passeggiata viareggina e il matto continuava a dire “this is the best pizza ever”.
I film in cartellone erano tutti piuttosto buoni e ricordo che parteciparono anche alcuni importanti nomi come Ken Russell, Nicolas Roeg,Mark Snow, Theresa Russell, Jeremy Irons e Debbie Harry. Il matto, che nel frattempo era diventato, nel bene e nel male, la mascotte del festival, abbracciava, chiedeva autografi e parlava con tutti. Ma il bello doveva ancora venire: i ben informati dicevano un gran bene di questo RESERVOIR DOGS, il film con Harvey Keitel diretto da un esordiente che avrebbe chiuso il festival.
Venne così l’ultimo giorno e al Festival Noir proiettarono quel capolavoro a basso budget e mille idee che tutti noi ben conosciamo.
Finita la visione, dieci minuti di applausi.
Salì sul palco il direttore del festival quasi commosso per aver ospitato in esclusiva quel piccolo grande film e, sopratutto, per annunciare la presenza del regista.
Era in sala. In realtà non si era mai mosso da lì. Sale sul palco con un salto goffo, cantando e sbraitando come aveva sempre fatto per tutta la settimana. Il grido che lo accolse fu unico “Noooooo, ma è il mattoooo!”. Qualcuno, perfino il sottoscritto, per un lungo attimo pensò che fosse tutto uno scherzo. Ma poi, ripensandoci, tutto aveva un suo beffardo e logico senso”.

Il 19 ottobre, Quentin Tarantino, vincitore di due premi Oscar, nel 1995 e nel 2013, per le sceneggiature originali dei film PULP FICTION (1994), già Palma d’Oro a Cannes 1994, e DJANGO UNCHAINED (2012), ha ritirato il Premio alla Carriera alla Festa del Cinema di Roma 2021.

NientePopcorn.it ringrazia Michele Boroni per la gentile disponibilità.

[Nella foto: Quentin Tarantino e parte del cast de LE IENE in un fotogramma del film contenuto nel documentario QT8: THE FIRST EIGHT. Photo Credit: Squad Wood Entertainment].

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