Perché “La 25a ora” di Spike Lee è il miglior film sull’11 settembre 2001?

Il film 'La 25a ora' non parla dell'11 settembre 2001, ma è il miglior film che parla dell'attentato alle Torri Gemelle di New York. La storia del protagonista si intreccia con quella della sua città.

Curiosità , di
Perché “La 25a ora” di Spike Lee è il miglior film sull’11 settembre 2001?

“La 25a ora” di Spike Lee è il miglior film sull’11 settembre 2001

Dopo l’attentato al World Trade Center dell’11 settembre 2001, LA 25A ORA di Spike Lee è stato il primo film non documentario girato nella città di New York che ha mostrato Ground Zero, la ferita lasciata aperta dal crollo delle due famose torri del WTC che, dal 1973, avevano segnato lo skyline di Manhattan, comparendo anche in tanti film e serie tv.
Pur non essendo incentrato su quei fatti dal punto di vista narrativo, probabilmente, LA 25A ORA (25th Hour, 2002) di Lee è il film di fiction che, in maniera più efficace, racconta quel significativo momento storico.

Il film di Spike Lee è diverso dagli altri film sull’11 settembre

Gli atti di matrice terroristica islamica compiuti a bordo di velivoli civili che la mattina dell’11 settembre 2001 colpirono Manhattan e il Pentagono degli Stati Uniti, in Virginia, causando quasi 3000 vittime, sono stati raccontati spesso, al cinema, con toni che vanno dal dramma famigliare, come MOLTO FORTE, INCREDIBILMENTE VICINO (Extremely Loud & Incredibly Close, 2011), a quelli dei disaster movie, come WORLD TRADE CENTER (2006), passando per il racconto d’autore, più sublimato, come nei vari episodi che compongono 11 SETTEMBRE 2001 (11’09”01 – September 11, 2002), tra i quali emergono quelli di Sean Penn, con Ernest Borgnine, e di Ken Loach dedicato all’altro 11 settembre, quello del colpo di Stato avvenuto in Cile, nel 1973.
Nel complesso, questo Spike Lee Joint non è un film sull’11 settembre, ma, come non è riuscito ad altri, è stato capace di cogliere l’atmosfera lugubre e triste di quel momento drammatico della storia di New York. Il film parla d’altro, ma sembra intercettare in pieno i sentimenti dei newyorkesi e degli statunitensi, perché racconta una storia intimamente connessa con l’anima della città e i sentimenti della nazione.

Lo sviluppo del film di Spike Lee: la rappresentazione dell’11 settembre 2001

Il film LA 25A ORA si basa sull’omonimo romanzo di David Benioff pubblicato per la prima volta nel 2001, prima del fatidico 11 settembre. Benioff, che, in seguito, insieme a D. B. Weiss, sarebbe diventato molto famoso come sceneggiatore della serie tv HBO IL TRONO DI SPADE (Game of Thrones, 2011-2019) ha firmato anche la sceneggiatura del film di Spike Lee.
Quando il mondo venne sconvolto dall’attacco alle Torri Gemelle e dall’inizio della Guerra in Afghanistan, il film di Spike Lee era in pre-produzione. Alcuni film usciti dopo l’11 settembre ma girati prima dell’attacco alle Torri Gemelle, come il primo SPIDER-MAN di Sam Raimi (2002), che eliminò digitalmente il WTC da tutto il film e dal materiale promozionale, obliarono eventuali collegamenti con i recenti fatti di cronaca.
Lee decise di non abbandonare il progetto, né di modificare la sceneggiatura de LA 25A ORA. Piuttosto, sfruttando il suo animo da documentarista, scelse di intrecciare la cupa storia raccontata nel film con il drammatico evento occorso nella sua città.
Il regista dichiarò: “Siamo stati molto attenti nella rappresentazione dell’11 settembre, perché sappiamo che provoca ancora molto dolore e che sarà sempre molto doloroso per coloro che hanno perso delle persone care. Ma, allo stesso tempo, non potevamo mettere la testa sotto la sabbia e fingere che non fosse mai successo”.
Il film venne presentato in concorso alla Berlinale 2002, uscì nelle sale cinematografiche statunitensi il 16 dicembre 2002 e venne candidato per la migliore colonna sonora originale (composta da Terence Blanchard) ai Golden Globe 2003.
Qualche anno dopo il suo debutto, il film di Lee cominciò a dimostrare la lungimiranza e la sensibilità del suo autore che, come nessun altro, era stato in grado di cogliere gli umori del momento, la fine di un certo tipo di vita e l’inizio di uno nuovo. Tra i critici cinematografici americani, c’è chi è arrivato ad attribuire a LA 25A ORA la valenza di documentario storico urbano, alla stregua di ROMA CITTÀ APERTA di Rossellini (1945).
Più recentemente, a proposito dell’11 settembre, Spike Lee ha realizzato la miniserie documentaria in 4 episodi NYC EPICENTERS 9/11➔2021½ (2021) prodotta da HBO.

(Proseguendo nella lettura dell’articolo, occhio agli spoiler!)

  • La 25a ora
    7.8/10 523 voti
    Leggi la scheda

    La trama del film “La 25a ora” e il significato del titolo

    La trama de LA 25A ORA ruota intorno al protagonista, Monty Brogan (Edward Norton), un piccolo criminale di origine irlandese, nato e cresciuto a New York.
    Monty è bello, brillante e sta per finire in galera, incastrato per possesso di droga. Prima di entrare in carcere, ha circa 24 ore di libertà, per dire addio alla sua vita di sempre, a suo padre, ai suoi amici, alla sua fidanzata e, soprattutto, alla sua città, amata e odiata. Quando uscità di prigione, sarà più vecchio e, molto probabilmente, la sua anima e il suo corpo saranno cambiati per sempre.
    Il film racconta questo ultimo giorno di libertà, inframmezzato da alcuni flashback della vita di Monty.
    Il titolo del film si riferisce al tempo che Monty vorrebbe trascorrere ancora in libertà. Si tratta di una sola ora in più, rispetto al tempo che ha a disposizione, a partire dall’inizio del film. In teoria, Monty vorrebbe estendere all’infinito questo breve lasso di tempo (oppure, congelarlo), per concedersi un futuro diverso da quello che gli si prospetta. Il protagonista de LA 25A ORA sa che per lui, ogni minuto da uomo libero che gli resta fuori dal carcere ha un valore irripetibile.

“La 25a ora”: la scena di Ground Zero

la 25a ora spike lee scena ground zero philip seymour hoffman guarda cantiere ground zero di notte

Jacob (Philip Seymour Hoffman) guarda Ground Zero [Photo Credit: 40 Acres and a Mule Pictures/Touchstone Pictures).

Ne LA 25A ORA, l’11 settembre non è mai menzionato esplicitamente. Nel corso del film, si parla di un pompiere rimasto ucciso nelle operazioni di soccorso, si fa accenno al peggioramento della qualità dell’aria di Manhattan dopo il crollo. Nei titoli di testa, viene mostrato il profilo dell’isola vista da Staten Island, con i potenti fasci di luce dell’installazione Tribute in Light che, dal 2002, in particolari occasioni, sostituiscono la sagoma delle Torri crollate.
Poi, c’è una scena emblematica ambientata nell’appartamento di Frank (Barry Pepper), un amico broker con cui Monty sta per incontrarsi per trascorrere in compagnia la sua ultima notte di libertà. Le finestre del loft di Frank si affacciano proprio su Ground Zero, una ferita aperta e pulsante nel bel mezzo di Manhattan. Jacob (Philip Seymour Hoffman), un altro amico di Monty, osserva il panorama sul cratere lasciato dalle Torri, restandone quasi sopraffatto.
Benché sia notte, il cantiere è attivo. Un trattore, molto piccolo, visto dall’altezza considerevole a cui si trova l’appartamento di Frank, muove le macerie con la benna. In quel momento, il lavoro per liberare l’area sembra immane. A distanza di mesi, il dramma è ancora ben presente.

Il monologo de “La 25a ora” di Edward Norton

Lo spirito de LA 25A ORA è racchiuso in un celebre monologo recitato da Edward Norton. In questa famosa scena del film, Monty parla con il suo riflesso allo specchio nel bagno pubblico del pub del padre. Il protagonista non si risparmia nell’usare espressioni offensive, razziste e volgari nei confronti di New York: metropoli multietnica, crocevia di religioni e culture e centro della finanza internazionale. Rispetto all’analogo passaggio contenuto nel romanzo di Benioff, ci sono anche un paio di riferimenti ai fatti dell’11 settembre 2001.
La sfuriata di Monty, in realtà, è una dichiarazione d’amore viscerale e sincera per la città (che, quindi, Benioff ha fatto per interposta persona), caratterizzata da una profonda vena politica polemica. E, conoscendo la filmografia di Spike Lee, siamo convinti che il regista, che, con il collega Martin Scorsese, è uno dei più appassionati cantori cinematografici di New York, condivida parola per parola del famoso monologo.
Con particolare riferimento alla battuta conclusiva di questa scena, Lee sembra convinto del fatto che gli attacchi dell’11 settembre siano il frutto di scelte (sbagliate) fatte in precedenza dai Governi degli Stati Uniti. In sostanza, è inevitabile che il presente (di Monty/degli Stati Uniti/del mondo) sia una diretta emanazione del passato.

Monty: “Sì, vaffanculo anche tu”.
Riflesso: “Affanculo io? Vacci tu! Tu e tutta questa merda di città e di chi ci abita. In culo ai mendicanti che mi chiedono soldi e che mi ridono alle spalle. In culo ai lavavetri che mi sporcano il vetro pulito della macchina. In culo ai sikh e ai pakistani, che vanno per le strade a palla con i loro taxi decrepiti! Puzzano di curry da tutti i pori, mi mandano in paranoia le narici! Aspiranti terroristi! E rallentate, cazzo! In culo ai ragazzi di Chelsea, con il torace depilato e i bicipiti pompati, che se lo succhiano a vicenda nei miei parchi e te lo sbattono in faccia su Gay Channel. In culo ai bottegai coreani, con le loro piramidi di frutta troppo cara, con i loro fiori avvolti nella plastica: sono qui da 10 anni e non sanno ancora mettere due parole insieme. In culo ai russi di Brighton Beach, mafiosi e violenti, seduti nei bar a sorseggiare il loro the con una zolletta di zucchero tra i denti. Rubano, imbrogliano e cospirano. Tornatevene da dove cazzo siete venuti! In culo agli ebrei ortodossi, che vanno su e giù per la 47ma nei loro soprabiti imbiancati di forfora a vendere diamanti del Sudafrica dell’apartheid. In culo agli agenti di borsa di Wall Street, che pensano di essere i padroni dell’universo. Quei figli di puttana si sentono come Gordon Gekko e pensano a nuovi modi per derubare la povera gente che lavora. Sbattete dentro quegli stronzi della Enron a marcire per tutta la vita! E Bush e Cheney non sapevano niente di quel casino? Ma fatemi il cazzo di piacere! In culo alla Tyco, alla ImClone, all’Adelphia, alla WorldCom… In culo ai portoricani: venti in una macchina e fanno crescere le spese dell’assistenza sociale. E non fatemi parlare di quei pipponi dei dominicani: al loro confronto i portoricani sono proprio dei fenomeni. In culo agli italiani di Benson Hurst con i loro capelli impomatati, le loro tute di nylon, le loro medagliette di Sant’Antonio, che agitano la loro mazza da baseball firmata Jason Giambi, sperando in un’audizione per I SOPRANO. In culo alle signore dell’Upper East Side, con i loro foulard di Hermès e i loro carciofi di Balducci da 50 dollari, con le loro facce pompate di silicone e truccate, laccate e liftate. Non riuscite a ingannare nessuno, vecchie befane! In culo ai negri di Harlem. Non passano mai la palla, non vogliono giocare in difesa, fanno cinque passi per arrivare sotto canestro, poi si girano e danno la colpa al razzismo dei bianchi. La schiavitù è finita centotrentasette anni fa. E muovete le chiappe, è ora! In culo ai poliziotti corrotti che impalano i poveri cristi e li crivellano con quarantuno proiettili, nascosti dietro il loro muro di omertà. Avete tradito la nostra fiducia! In culo ai preti che mettono le mani nei pantaloni di bambini innocenti. In culo alla Chiesa che li protegge, non liberandoci dal male. E dato che ci siamo, ci metto anche Gesù Cristo. Se l’è cavata con poco: un giorno sulla croce, un weekend all’inferno e poi gli alleluia degli angeli per il resto dell’eternità. Provi a passare sette anni nel carcere di Otisville. In culo a Osama Bin Laden, a Al Qaeda e a quei cavernicoli retrogradi dei fondamentalisti di tutto il mondo. In nome delle migliaia di innocenti assassinati, vi auguro di passare il resto dell’eternità con le vostre settantadue puttane ad arrostire a fuoco lento all’inferno. Stronzi cammellieri con l’asciugamano in testa, baciate le mie nobili palle irlandesi! In culo a Jackob Elinsky, lamentoso e scontento. In culo a Francis Slaughtery, il mio migliore amico, che mi giudica con gli occhi incollati sulle chiappe della mia ragazza. In culo a Naturelle Riviera: le ho dato la mia fiducia e mi ha pugnalato alla schiena, mi ha venduto alla polizia, maledetta puttana! In culo a mio padre, con il suo insanabile dolore, che beve acqua minerale dietro il banco del suo bar, vendendo whisky ai pompieri inneggiando ai Bronx Bombers. In culo a questa città e a chi ci abita. Dalle casette a schiera di Astoria agli attici di Park Avenue, dalle case popolari del Bronx ai loft di Soho, dai palazzoni di Alphabet City alle case di pietra di Park Slope e a quelle a due piani di Staten Island. Che un terremoto la faccia crollare, che gli incendi la distruggano, che bruci fino a diventare cenere, e che le acque si sollevino e sommergano questa fogna infestata dai topi”.
Monty: “No… No, in culo a te, Montgomery Brogan. Avevi tutto e l’hai buttato via, brutto testa di cazzo!”.

Come finisce il film “La 25a ora”? La spiegazione del finale

Nel finale de LA 25A ORA, Monty è in auto con il padre, James (Brian Cox). L’uomo si è offerto di accompagnare il figlio fino all’ingresso del carcere federale di Otisville, a circa due ore di automobile da New York. Monty ha il viso tumefatto e sembra assopirsi sul sedile. Poco prima, si è fatto pestare a sangue da Frank. La sua speranza è quella di avere rovinato il proprio volto al punto da non suscitare l’interesse di nessun galeotto violento.
In questo stato di dolore e dormiveglia, uscendo dalla città, cullato dalla voce del padre, Monty immagina la sua vita se, in quel preciso momento, seguisse il piano propostogli da James. L’uomo, infatti, ha suggerito al figlio di non presentarsi in prigione. Gli ha proposto di diventare un fuggitivo, nascondersi per un po’ e assumere una nuova identità in uno Stato lontano, a Ovest, in una di quelle città nel deserto dove, fin dagli albori degli Stati Uniti, approdano le persone che vogliono allontanarsi da qualcos’altro.
Monty fantastica: un giorno, potrebbe riabbracciare la fidanzata portoricana Naturelle (Rosario Dawson), sposarla e avere dei figli. Nelle fantasie di Monty, lui e Naturelle invecchiano insieme e lui ha la possibilità di raccontare alla sua famiglia multietnica la propria storia. Ma è solo un sogno. Come “il sogno americano”, il falso mito della Nazione, crollato con le Torri Gemelle.
James imbocca l’uscita dell’autostrada che porta alla prigione. Per Monty, non c’è nessuna 25a ora, nessuna ora in più.

Dove vedere “La 25a ora”?

Se il film di Spike Lee non è previsto nella programmazione tv su qualche canale del digitale terrestre o non ne avete una copia dvd o Blu-Ray a portata di mano, potete provare a recuperarlo in streaming legale.
Cliccate sulla locandina di LA 25A ORA presente in questo articolo, per aprire la scheda di NientePopcorn.it completa di trama, cast, trailer, voti e commenti degli utenti. Verificate se esiste una lista di siti di streaming dove vedere il film. Con un click sul logo del vostro servizio di video on demand preferito, atterrate subito sulla piattaforma selezionata e, previo login al servizio scelto, potete vedere subito LA 25A ORA in streaming.

[Nella foto principale: dettaglio da un’immagine promozionale del film LA 25A ORA].

Lascia un commento

jfb_p_buttontext