“Don’t Say Gay or Trans Bill”: perché i dipendenti Disney stanno scioperando?

La Disney è al centro di polemiche legate al disegno di legge Don't Say Gay or Trans approvato nei giorni scorsi nello Stato della Florida.

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“Don’t Say Gay or Trans Bill”: perché i dipendenti Disney stanno scioperando?

I problemi della Disney con il disegno di legge “Don’t Say Gay” approvato in Florida

La Disney continua ad avere grossi problemi con il mondo LGBTQIA+.
I famosi Studios statunitensi sono finiti ancora al centro di polemiche e degli strali della comunità LGBTQ+ e dei suoi sostenitori per la posizione ambigua nei confronti del disegno di legge Don’t Say Gay or Trans promosso dal Partito Repubblicano e approvato nei giorni scorsi nello Stato della Florida.
Tutto questo si somma all’acclarata difficoltà dei film Disney e di quelli prodotti dalle case di produzione che fanno capo a The Walt Disney Company (per esempio, i Marvel Studios e la Pixar) di trattare i temi legati all’orientamento sessuale non etero. Di recente, la questione si è riproposta con l’uscita del film Disney e Pixar RED (2022), disponibile in streaming su Disney+ dall’11 marzo.

Cosa dice il “Don’t Say Gay or Trans Bill”?

In sostanza, la House Bill 1557 (indicata come Don’t Say Gay or Trans Bill, anche se, a onor del vero, i termini “gay” e “trans” non compaiono mai nel testo) approvata dalla Camera della Florida e dal Senato degli Stati Uniti, tra la fine di febbraio e la prima metà di marzo 2022, si basa su “procedure volte a rafforzare il diritto fondamentale dei genitori a prendere decisioni in merito all’educazione e al controllo dei propri figliiscritti alle scuole pubbliche, fino al terzo anno di elementari.
I sostenitori della proposta affermano che il disegno di legge non vieterebbe agli studenti di parlare delle loro famiglie LGBTQ e non comporterebbe l’eliminazione delle discussioni in classe sulla storia LGBTQ. Piuttosto, il disegno di legge impedirebbe l’istruzione relativa all’orientamento sessuale o all’identità di genere (termini presenti due volte nel testo della proposta di legge).
Al contrario, chi critica il disegno di legge ritiene che non rispetti il Primo Emendamento degli Stati Uniti e che, in riferimento alla libertà di parola, rischi di ledere gli insegnanti, passibili di denuncia da parte dei genitori degli studenti, e creare problemi alle famiglie LGBTQ+.
L’HB 1557 potrà diventare effettivamente legge solo dopo la firma del Governatore della Florida Ron DeSantis, che non si è ancora espresso definitivamente, ma che si è dichiarato a sostegno della proposta. In caso di approvazione da parte di DeSantis, la legge entrerebbe in vigore a partire dall’1 luglio 2022.

Cosa c’entra la Disney con il disegno di legge “Don’t Say Gay”?

The Walt Disney Company è stata coinvolta nel dibattito sulla Don’t Say Gay Bill, perché la major dell’entertainment internazionale ha importanti investimenti in Florida e contribuisce in maniera fondamentale all’economia del Paese.
Dal 1971, nello Stato della West Coast, infatti, nelle contee di Orlando e Osceola, ha sede il Walt Disney World Resort (Disney World), il più grande parco a tema Disney del mondo. Grazie alle proprie attività, l’azienda impiega almeno 77000 persone in tutta la Florida. Trainata dal parco di divertimenti Disney, prima dell’emergenza sanitaria legata alla diffusione del coronavirus COVID-19, nel 2020, la contea di Orlando era il luogo più visitato degli Stati Uniti.

Il silenzio della Disney e le reazioni della comunità LGBTQ+

Inizialmente, la comunità LGBTQIA+ è rimasta delusa dal fatto che la Disney non abbia espresso alcuna posizione in merito all’approvazione della House Bill 1557.
In una serie di tweet sulla questione, inoltre, Abigail Disney, nipote di Walt Disney e figlia del fratello Roy, molto critica nei confronti dell’attuale gestione Disney, ha dichiarato: “I tempi della neutralità sono finiti (…). A cosa serve la Disney? A fingere di cosa parla l’America, o per definire una visione di un mondo in cui fantasia, amore, gentilezza, decenza e lealtà sono valori fondamentali. Non pronunciarsi (…) non è coerente con nessuno di questi valori”.
Nei giorni scorsi, l’ex amministratore delegato della Disney, Robert ‘Bob’ Iger, che ha lasciato l’azienda nel dicembre 2021, ha sostenuto pubblicamente le posizioni del Presidente USA Joe Biden che ritiene che, se reso effettivo, un disegno di legge come il Don’t Say Gay Bill potrebbe mettere in pericolo le persone LGBTQ vulnerabili e giovani.

La risposta della Disney: le parole del CEO Bob Chapek

Alla luce delle grandi polemiche nate nelle ultime settimane, finalmente, la Disney si è pronunciata.
Il 7 marzo, l’attuale amministratore delegato (CEO), Bob Chapek, ha domandato scusa pubblicamente del comportamento dell’azienda. Rivolgendosi ai propri dipendenti, in un memorandum aperto, Chapek ha dichiarato: “Parlare con voi, leggere i vostri messaggi e incontrarvi, mi ha aiutato a capire meglio quanto il nostro silenzio sia stato doloroso.
Proseguendo: “Il contributo più grande che possiamo dare alla creazione di un mondo più inclusivo sono i contenuti stimolanti che produciamo, la cultura dell’accoglienza che creiamo qui e le diverse organizzazioni che supportiamo, comprese quelle che rappresentano la comunità LGBTQ+. (…) Nel 2021, abbiamo donato quasi 3 milioni di dollari per sostenere il lavoro delle organizzazioni LGBTQ+. E abbiamo una lunga storia nel supportare eventi importanti come le parate del Pride”.
Rispondendo alle prove fornite dal giornale The Orlando Sentinel relative al fatto che la Disney ha rifornito economicamente i sostenitori repubblicani del Don’t Say Gay Bill, Chapek ha dichiarato: “Abbiamo dato contributi sia ai legislatori repubblicani che a quelli democratici che, poi, si sono schierati su entrambi i fronti della legge”. Da questo momento, però, la Disney: “sospenderà tutte le donazioni politiche nello stato della Florida”.

Gli scioperi dei dipendenti Disney

Gli impiegati della Disney entrati in contrasto con l’azienda a causa della posizione nei confronti del disegno di legge Don’t Say Gay Bill non sono stati rabboniti dalla risposta di Chapek e hanno deciso di organizzare delle marce di protesta coordinate dall’account Twitter Disney Walkout.
Dopo che è stato diffuso il memorandum di Chapek, a partire dal 15 marzo, i dipendenti Disney hanno organizzato scioperi quotidiani di 15 minuti che, martedì 22 marzo, culmineranno in uno sciopero generale.
Sul sito ufficiale del movimento di protesta, è stata pubblicata una lettera aperta ai vertici dell’azienda: “Come comunità, siamo stati costretti a prendere una posizione impossibile e insostenibile. Ora, dobbiamo agire per convincere The Walt Disney Company a proteggere i dipendenti e le loro famiglie di fronte a un fanatismo così aperto e ostinato.

L’eliminazione dell'”affetto apertamente gay” dai film Pixar

Parallelamente alla critica nei confronti della reazione della Disney al Don’t Say Gay Bill, i dipendenti Pixar si sono dichiarati anche delusi dal fatto che l’azienda sia solita sfalciare dai film Pixar ogni riferimento a orientamenti sessuali extra cisgender ed etero.
Nella lettera aperta pubblicata su Variety e Hollywood Reporter, gli impiegati hanno espresso la loro delusione: “Alla Pixar, abbiamo visto personalmente storie bellissime, piene di personaggi diversi, tornare dalle riunioni aziendali Disney ridotte in briciole rispetto a ciò che erano prima. Quasi ogni momento di affetto apertamente gay viene interrotto per volontà della Disney, indipendentemente dalle proteste dei team creativi e della leadership esecutiva della Pixar. Anche se la creazione di contenuti LGBTQIA+ è una risposta utile a correggere le discriminazioni nel mondo, ci è stato impedito di lavorarci. Al di là del ‘contenuto stimolante’ (rif. Chadek) che non siamo nemmeno autorizzati a creare, abbiamo bisogno di azioni concrete. (…) La Disney non ha preso una posizione chiara a sostegno della comunità LGBTQIA+, invece ha tentato di placare ‘entrambe le parti’ e non ha condannato i messaggi di odio (…)”.

Altre fonti consultate

Ethan Shanfeld, After ‘Don’t Say Gay’ Bill Backlash, Disney CEO Expresses ‘Unwavering Support’ for LGBTQ Community, pubblicato su Variety, 17 marzo 2022.
“Gay Hinting” in ‘Turning Red’ Offends Fans, Pixar Animators “Condemn” Bob Chapek, pubblicato su ITM, 16 marzo 2022.
Matt Lavietes, Here’s what Florida’s ‘Don’t Say Gay’ bill would do and what it wouldn’t do, pubblicato su NBC News, 16 marzo 2022.

[Photo Credit: Wikimedia Commons].

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