L’arte della fuga: 5 grandi fuggitivi della storia del cinema

Arriva nei cinema italiani "Black Mass", il film in cui Johnny Depp interpreta uno dei più pericolosi ricercati statunitensi di sempre. Quello del fuggitivo è uno dei personaggi più ricorrenti della storia del cinema: noi ne abbiamo scelto 5 tra i più interessanti.

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“BLACK MASS” E WHITEY BULGER: UNA FUGA LUNGA UNA VITA

Dopo essere stato presentato a festival cinematografici internazionali importanti come quelli di Venezia e Toronto e dopo aver debuttato con un discreto successo al box office americano (giunto alla quinta settimana di programmazione, il film è il sesto tra quelli più visti), giovedì 8 ottobre BLACK MASS arriverà anche nelle sale italiane.
Il film, diretto da Scoot Cooper (CRAZY HEART, 2009), è interpretato da Johnny Depp: indossate lenti a contatto quasi cerulee e con una calvizie ricreata ad hoc, l’attore impersona James Whitey Bulger, uno dei più noti criminali della storia americana recente.
Nato nel 1929 a Boston e attivo come criminale fin dall’adolescenza, Bulger è stato protagonista di vere e proprie cacce all’uomo, per essere definitivamente arrestato solo nel 2011. Nel 2007, l’Interpol etichettò Bulger come il secondo criminale più pericoloso in circolazione dopo Osama Bin Laden.

5 GRANDI FUGGITIVI DELLA STORIA DEL CINEMA

La storia del cinema è costellata da grandi fuggitivi, personaggi il più delle volte realmente esistiti e braccati dalla legge che inventano mille e più modi per sfuggire alle maglie della giustizia, diventando quasi degli antieroi. Basti pensare a Bonnie a Clyde, al grande Clint in FUGA DA ALCATRAZ o al mitico Steve McQueen nelle vesti di PAPILLON.
In occasione dell’uscita di BLACK MASS nei nostri cinema, ricordiamo 5 tra i più originali fuggitivi su celluloide.

“PROVA A PRENDERMI”: Frank Abagnale Jr.

Nel 2002, con PROVA A PRENDERMI (Catch me if you can), Steven Spielberg ha portato sul grande schermo la vicenda di uno dei più grandi truffatori seriali della storia degli Stati Uniti raccontata nell’omonimo libro autobiografico: Frank Abagnale Jr., interpretato nel film da uno spumeggiante Leonardo DiCaprio, è stato un celebre falsario particolarmente attivo intorno alla metà degli anni Sessanta. Nato in una famiglia della middle class della provincia newyorkese nel 1948, sveglio d’intelletto, dalla parlantina sciolta e di aspetto decisamente maturo per la sua età, fin dall’adolescenza fu in grado di imbrogliare praticamente chiunque, a partire dai suoi genitori. Durante la sua fulminante carriera fraudolenta si specializzò in redditizie frodi bancarie, riuscendo a spacciarsi con successo per medico, insegnante, pilota d’aereo e avvocato. Ricercato dall’FBI fin dal 1964, venne arrestato in Francia nel 1969 e condannato a 12 anni di reclusione per frode multipla. Nel ’74, il Governo U.S.A. gli abbuonò la pena in cambio di una collaborazione gratuita nelle indagini federali condotte in casi riguardanti le frodi fiscali. Una volta libero, Abagnale ha fondato nientemeno che una società di consulenza sulla frode finanziaria, diventando multimilionario. Oggi, si gode beatamente i frutti della sua onesta attività insieme alla moglie e ai tre figli.

“NATURAL BORN KILLERS”: Mickey e Mallory

In fuga da sé stessi e dallo squallore delle loro esistenze prima ancora che dalla polizia, Mickey (Woody Harrelson) e Mallory Knox (Juliette Lewis) formano la coppia di psicopatici dotata di un certo humour nero protagonista della controversa pellicola NATURAL BORN KILLERS – ASSASSINI NATI (1994) diretta da Oliver Stone. Nel tentativo di disapprovare l’autocompiacimento generato nei criminali dai mass media, Stone è stato accusato di scendere a patti con il sistema di informazione criticato, esaltando la violenza in una maniera giudicata oltremodo gratuita. Con il suo viaggio attraverso i deserti, le stazioni di servizio, i diner e le carceri degli Stati Uniti, NATURAL BORN KILLERS, Premio Speciale della Giuria a Venezia, è indubbiamente una lunga cavalcata verso gli Inferi dettata da un insaziabile desiderio di allontanamento dal presente, costantemente al di sotto delle aspettative più elementari dei protagonisti: di base, Mickey e Mallory vorrebbero vivere per conto proprio, ma c’è il resto del mondo “a disturbarli”, con pretese di varia natura. La loro violenza, legata a traumi subiti in passato (Mickey ha assistito al suicidio del padre e Mallory è stata fatta oggetto di pesanti abusi in ambito famigliare), è profondamente radicata in entrambi e l’incontro fra i due è l’esca che innesca un’inimmaginabile deflagrazione.

“I PRIMI DELLA LISTA”: Pino Masi

I PRIMI DELLA LISTA (2011) racconta la vicenda realmente accaduta nel 1970 a tre giovani pisani legati alla sinistra extraparlamentare. Tra di loro, c’era anche Pino Masi, cantastorie italiano noto per il suo impegno politico e per le collaborazioni intrecciate con numerosi esponenti della cultura dell’epoca, da Dario Fo, a Pier Paolo Pasolini, fino a Fabrizio De André.
Masi, convinto che in Italia stesse per essere messo in atto un colpo di Stato, decise di fuggire all’estero, poiché, in quanto militante opposto ad un possibile regime neofascista, avrebbe potuto figurare tra “i primi della lista” da epurare. Coinvolti due giovani attivisti, Fabio Gismondi e Renzo Lulli, Masi fugge con i due perplessi ragazzi fino in Austria: i tre vengono arrestati per non aver rispettato il posto di blocco alla dogana posta sul confine con l’Italia e, solo dopo aver architettato improbabili strategie di resistenza passiva ad eventuali torture, scoprono che la loro fuga è stata inutile.
Scritto dallo stesso Lulli e diretto da Roan Johnson, regista allora agli esordi ma decisamente capace nel tratteggiare personaggi e situazioni, I PRIMI DELLA LISTA racconta con tragicomica verve e con l’ausilio di un trio di attori decisamente azzeccato (Claudio Santamaria e i debuttanti Francesco Turbanti e Paolo Cioni) un piccolo spaccato dell’epoca immediatamente a ridosso dei grandi sconvolgimenti sociopolitici che, con la strage di Piazza Fontana a Milano del ’69, avevano appena iniziato a segnare indelebilmente la storia italiana.

“FINO ALL’ULTIMO RESPIRO”: Michel Poiccard alias László Kovács

Opera prima di Jean-Luc Godard, FINO ALL’ULTIMO RESPIRO (À bout de souffle, 1960) viene considerato uno dei pilastri fondanti della Nouvelle Vague francese e fruttò al cineasta un Orso d’Argento al Festival di Berlino. Protagonista della vicenda è lo scapestrato Michel, in arte László Kovács (Jean-Paul Belmondo), in fuga verso l’Italia dopo aver compiuto una rapina ed aver accidentalmente ucciso un poliziotto che lo aveva fermato per eccesso di velocità a bordo di un’auto rubata. Nel tentativo di sfuggire alla géndarmerie, il ragazzo si nasconde a Parigi, dove, casualmente, ritrova una vecchia fiamma, l’americana Patricia (Jean Seberg). Esaltato dall’ebbrezza derivante dal pericolo, Michel assume l’atteggiamento di un consumato malfattore, filosofeggiando con Patricia sulla vita e sull’amore e compiendo altri atti furti per le strade della città. Il suo destino, però, lo attende al varco: la giustizia farà il suo corso?

“INTRIGO INTERNAZIONALE”: Roger O. Thornhill

Più volte, il cinema di Alfred Hitchcock ha adottato come protagonista la figura dell’uomo comune gettato suo malgrado allo sbaraglio in un affare ignoto e pericoloso. Dalle sfortune famigliari de L’UOMO CHE SAPEVA TROPPO, passando per LA FINESTRA SUL CORTILE, spesso gli strani eroi hitchockiani sono uomini-medi coinvolti in intrighi degni di grandi spie.
Tra i tanti curiosi paladini portati al cinema dal Maestro del Brivido, c’è Roger Thornhill (Cary Grant), il pubblicitario newyorkese di successo uomo-chiave di INTRIGO INTERNAZIONALE (1959). Scambiato per tale George Kaplan, individuo con cui, peraltro, non aveva mai avuto contatti, Thornhill si trova coinvolto in una rete internazionale di complotti all’ombra dell’ONU.
Con invidiabile sangue freddo ed un’eleganza fuori dal comune sfoggiata anche nelle situazioni più improbabili (si pensi alla celebre sequenza dell’inseguimento nei campi), Thornhill sguscia letteralmente via dalle maglie di un pericoloso ginepraio, viaggiando da New York a Chicago, passando dal South Dakota, fino a raggiungere il Monte Rushmore, lungo un itinerario che, come dice il titolo originale del film (North by Northwest) va davvero dal nord al nord-ovest degli Stati Uniti. La leggenda vuole che proprio su questa esile traccia geografica Hitchcock abbia commissionato la sceneggiatura a Ernest Lehman che, per questo script, venne nominato agli Oscar.

[Nella foto, Johnny Depp in BLACK MASS]

2 commenti

  1. icarus / 6 ottobre 2015

    Altro grande fuggitivo hitchcockiano che ricorderei è Barry Kane (Robert Cummings) in Sabotatori. L’affannosa fuga da un’accusa ingiusta ed un epilogo a dir poco vertiginoso.
    http://www.classicmoviefavorites.com/wp-content/uploads/2014/11/saboteur8.jpg

  2. paologeorgos / 7 ottobre 2015

    grandi fuggitivi anche nella “trilogia del milieu”. Se ammettiamo tra i fuggitivi anche eroi positivi citerei “i tre giorni del condor”

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