Kurosawa, un samurai dietro la macchina da presa

Akira Kurosawa è uno dei più famosi registi giapponesi. Ripercorriamo la sua filmografia che, ancora oggi, è fonte di ispirazione per autori di tutto il mondo.

Anniversari , di
Kurosawa, un samurai dietro la macchina da presa

Il mito di Akira Kurosawa

Regista, sceneggiatore, montatore e produttore, Akira Kurosawa è stato un factotum della Settima Arte.
Conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, la filmografia di Kurosawa è oggetto di culto e ha influenzato molti registi.
Akira Kurosawa è scomparso nel 1998, dopo aver attraversato il Novecento. Il cineasta giapponese è stato testimone di molti cambiamenti storici sia all’interno della sua nazione, passata dall’impero alla monarchia imperiale parlamentare, sia in ambito internazionale, come le due Guerre Mondiali.
La famiglia di Kurosawa discendeva nientemeno che da una stirpe di samurai. Nato a Tokyo il 23 marzo del 1910, fin da giovanissimo Kurosawa dimostra uno spiccato interesse per il teatro, la pittura, la letteratura e il cinema. Si avvicina progressivamente al grande schermo, iniziando a lavorare come benshi, la tradizionale voce narrante che, nelle sale cinematografiche giapponesi, raccontava dal vivo i film muti. Durante gli anni Trenta, ottiene un impiego come aiuto regista presso una casa di produzione nipponica. Ben presto passa alla regia, dedicandosi anche alla scrittura dei soggetti e delle sceneggiature dei film.

I primi film di Kurosawa, fra tradizione e contemporaneità

Il suo primo film, SUGATA SANSHIRÔ, esce nel 1943. La storia narra di un campione di judo della fine dell’Ottocento e si ispira alla figura di Saigo Shiro, personaggio realmente esistito. L’opera prima di Kurosawa non è un film di propaganda,benché sia stata prodotta durante la Seconda Guerra Mondiale. Anche per questo motivo, si discosta dalla produzione cinematografica giapponese del periodo.
L’anno successivo, Kurosawa realizza SPIRITO PIÙ ELEVATO (Ichiban utsukushiku, 1944), su commissione della Marina giapponese. Anche in questa occasione, il regista riuscì a mantenersi indipendente e libero da pressioni esterne, ottenendo la libertà di esporre il soggetto e la trama nella maniera a suo parere più idonea.
Si tratta di un film che si staglia su uno scenario di guerra, ma la prospettiva sulla realtà è quella della protagonista, Watanabe, che lavora in una fabbrica di lenti impiegate sugli aerei da combattimento. La guerra e le conseguenze che essa comporta sulla vita di tutti gli esseri umani sono viste attraverso gli occhi di questa giovane donna giapponese che si sacrifica per rendere un servizio al proprio Paese.
Nel 1945, Kurosawa confeziona il secondo capitolo delle vicende del judoka Shiro, SUGATA SANSHIRO PARTE SECONDA (Zoku Sugata Sanshirô). Il protagonista del film affronta, sconfigge e irride anche un pugile americano, assecondando, in questo caso, lo spirito patriottico dell’epoca.
QUELLI CHE CAMMINAVANO SULLA CODA DELLA TIGRE (Tora no o wo fumu otokotachi, 1945) ha per soggetto una delle tante storie che vengono narrate nel teatro . Ambientata nel 1186, la vicenda ha per protagonisti sei samurai e un comico contadino che hanno come scopo il salvataggio della vita di un principe in difficoltà. È il primo film di Kurosawa che ha per protagonisti dei samurai. Benché sia stata girata durante i difficili anni della Seconda Guerra Mondiale, il film alterna momenti drammatici ad altri caratterizzati da una forte ironia. La pellicola venne censurata da parte delle autorità americane, per essere distribuita solo nel 1951.
La carriera di Kurosawa continua anche nel dopoguerra con l’uscita del film NON RIMPIANGO LA MIA GIOVINEZZA (Waga seishun ni kuinashi, 1946), ispirato a un fatto realmente accaduto. Si tratta della morte di un giovane studente, Noge, torturato fino alla morte per mano della polizia che lo aveva arrestato in quanto sospettato di essere un sostenitore dell’opposizione alla politica giapponese dell’epoca, improntata su un massiccio riarmo. Nel film, è stato rappresentato non solo questo aspetto drammatico della storia, ma anche la storia d’amore fra il protagonista e la figlia di un suo professore.

I cambiamenti della società giapponese, nella filmografia di Kurosawa

Dalla fine degli anni Quaranta, con i suoi film, Akira Kurosawa fotografa la realtà del proprio Paese che sta cambiando rapidamente. Kurosawa uso uno stile realista per descrivere vari temi della vita quotidiana, senza edulcorarli.
I film di questo periodo sono: UNA MERAVIGLIOSA DOMENICA (Subarashiki nichiyôbi, 1947), L’ANGELO UBRIACO (Yoidore tenshi, 1948), che segna l’inizio della lunga e proficua collaborazione con l’attore Toshirō Mifune, IL DUELLO SILENZIOSO (Shizukanaru kettô, 1949), CANE RANDAGIO (Nora inu, 1949), SCANDALO (Shûbun, 1950).
La passione per la letteratura spinge Kurosawa a realizzare diversi film tratti da altrettanti romanzi. La prima pellicola di questo ciclo è RASHOMON (Rashômon, 1950), che si ispira al racconto Nel bosco di Ryūnosuke Akutagawa. Nel 1952, il film vince un Premio Oscar Onorario per il Miglior Film Straniero e il Leone d’Oro alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
L’amore per i libri porta Kurosawa a girare anche L’IDIOTA (Hakuchi, 1951), basato sull’omonimo romanzo di Fëdor Dostoevskij, con la trasposizione della storia da San Pietroburgo al Giappone contemporaneo.
Con VIVERE (Ikiru, 1952), Kurosawa torna a toccare le corde del realismo e mette in scena la storia amara di un impiegato a cui resta poco da vivere. L’uomo decide di usare il proprio tempo cercando di non sprecarlo e di impiegarlo per realizzare qualcosa di buono. La messa in scena del mondo contemporaneo, in particolare della paura dell’utilizzo delle armi nucleari, torna protagonista nel film TESTIMONIANZA DI UN ESSERE VIVENTE o VIVO NELLA PAURA (Ikimono no kiroku, 1955).

I migliori film di Kurosawa

Nel 1954, nelle sale giapponesi debutta I SETTE SAMURAI (Shichinin no samurai), l’opera di Kurosawa più conosciuta all’estero, in cui tornano in scena vicende che riguardano il glorioso mondo dei samurai. La pellicola viene considerata uno dei capolavori assoluti del cinema di tutti i tempi ed è stata di ispirazione per diversi registi che ne hanno ripreso la trama e alcuni dettagli narrativi, in particolare l’entrata in scena di uno o più personaggi all’interno di un gruppo già formato. Basti pensare a COLPO GROSSO (Ocean’s 11, 1960) di Lewis Milestone (ALL’OVEST NIENTE DI NUOVO, 1930), QUELLA SPORCA DOZZINA (The Dirty Dozen, 1967) di Robert Aldrich e il remake del film in chiave western I MAGNIFICI SETTE (The Magnificent Seven, 1960) di John Sturges.
Nel 1957, Kurosawa gira IL TRONO DI SANGUE, conosciuto anche come IL CASTELLO DELLA RAGNATELA (Kumonosu-jô, 1957) basato sul Macbeth di William Shakespeare. Anche in questo caso, Kurosawa decise di cambiare il contesto del racconto, abbandonando la Scozia del testo originale per il Giappone medievale.
Negli anni Sessanta, il cineasta alterna pellicole che narrano storie ambientate in epoca contemporanea ad altre che raccontano episodi ricostruiti nel periodo medievale. LA SFIDA DEL SAMURAI (Yôjinbô, 1961) è stato ripreso anche da Sergio Leone nel film PER UN PUGNO DI DOLLARI (1964). In questo caso, Kurosawa accusò il collega italiano di plagio e vinse una causa legale che gli permise di ottenere i diritti esclusivi di distribuzione del film di Leone in Giappone, Corea del Sud e Taiwan, attingendo a una fetta non indifferente dei guadagni anche sulla distribuzione nel resto del mondo.

Gli ultimi film di Akira Kurosawa

Nel 1976, DERSU UZALA – IL PICCOLO UOMO DELLE GRANDI PIANURE (Dersu Uzala, 1975), film basato sugli scritti dell’esploratore russo Vladimir Klavdievič Arsen’ev, vince l’Oscar per il Miglior Film Straniero.
Nel 1980, KAGEMUSHA – L’OMBRA DEL GUERRIERO (Kagemusha, 1980) si aggiudica la Palma d’Oro al Festival di Cannes. Cinque anni dopo, esce nelle sale RAN (Ran, 1985), ancora un film di Kurosawa ispirato a una tragedia di Shakespeare, il Re Lear. L’ultimo film girato da Kurosawa è MADADAYO IL COMPLEANNO (Madadayo, 1993). Il titolo è un’espressione giapponese che può essere tradotta come ‘non ancora’, che gli anziani pronunciano nel giorno del loro compleanno, rivolgendosi alla morte.
Sembra quasi un epitaffio. Il valore culturale dell’opera di Akira Kurosawa si conserva nei suoi lavori e allontana virtualmente il cineasta dalla morte terrena. Kurosawa si è spento lasciando a tutti i cinefili un vasto patrimonio che continua a parlare ancora al suo posto.

[Nella foto: Kurosawa al lavoro su un set].

2 commenti

  1. sempreassurda / 23 Marzo 2016

    Bellissimo articolo! Complimenti

  2. schizoidman / 26 Marzo 2016

    Bella questa carrellata sulla carriera dell’immenso Akira Kurosawa.

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