Serie tv sul razzismo: cosa c’è di vero nella serie tv Amazon “Them”?

La serie tv Them, disponibile sul catalogo Amazon Prime Video Italia, affronta il tema del razzismo in America. Ma si basa su una storia vera?

Serie tv sul razzismo: cosa c’è di vero nella serie tv Amazon “Them”?

“Them”/”Loro”, la nuova serie tv antologica horror da vedere su Prime Video

Dal 9 aprile, sul catalogo Amazon Prime Video, inclusa nell’abbonamento al servizio, è disponibile la prima stagione di THEM, una nuova serie tv antologica prodotta da Sony Pictures in esclusiva per Amazon Studios.
THEM è stata creata, sceneggiata e prodotta da Little Marvin ed è stata diretta da vari registi, tra cui Ti West.
I primi 10 episodi di THEM sono raccolti sotto il titolo Il patto (Covenant, nella versione originale). Attualmente, sono disponibili sulla piattaforma solo in lingua inglese con sottotitoli in italiano. La versione doppiata sarà disponibile da luglio con il titolo LORO.
Mixando critica sociale, horror e thriller, la prima stagione di THEM parla apertamente di razzismo nei confronti degli afroamericani, facendo riferimento a vicende documentate. Ma quella di THEM è una storia vera? Quali sono gli elementi reali mostrati nella nuova serie tv Amazon?
Seguiteci, per saperne di più. E, ovviamente, occhio agli spoiler!

  • THEM - LORO
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    La prima stagione di “Them”: trama e personaggi

    La trama di THEM: COVENANT si sviluppa nell’arco di 10 giorni.
    Il 14 settembre 1953, la famiglia Emory arriva a Compton, in California. Lasciata la contea di Chatham, nella Carolina del Nord, gli Emory hanno acquistato una graziosa villetta al 3011 di Palmer Drive, in un quartiere ordinatissimo, poco distante da Los Angeles.
    Il capofamiglia, Henry (Ashley Thomas), è un ingegnere, reduce della Seconda Guerra Mondiale. Sua moglie, Livia ‘Lucky’ (Deborah Ayorinde), è un’insegnante. La coppia ha due figlie: l’adolescente Ruby (Shahadi Wright Joseph) e Gracie (Melody Hurd), in età prescolare.
    L’arrivo degli Emory nel quartiere genera stupore e immediata agitazione negli altri abitanti. A capo del malcontento generale, c’è Betty Wendell (Alison Pill), una impeccabile casalinga sposata con Clarke Wendell (Liam McIntyre).
    Il motivo dell’inquietudine generale è uno solo: gli Emory sono afroamericani e, da sempre, il quartiere è abitato esclusivamente da bianchi. Benché l’agente immobiliare incaricato della transazione (Brooke Smith) la ritenga una clausola sorpassata, perfino nel contratto di acquisto della casa degli Emory è specificato che mai nessun lotto o proprietà del quartiere potrà mai essere ceduta a qualcuno di “sangue negro”.

Il razzismo in America (e non solo): esempi recenti di horror sociopolitico

THEM butta il sale su una ferita aperta e pulsante della storia degli Stati Uniti.
Come dimostrano anche fatti molto recenti e le manifestazioni di protesta promosse dal movimento Black Lives Matter dal 2020, il razzismo nei confronti degli afroamericani è ancora molto diffuso in tutto il Paese.
A suo modo, la nuova serie tv Amazon cavalca l’onda della protesta sociale. Dal punto di vista artistico, il telefilm si inserisce nell’alveo internazionale dell’horror sociopolitico rinnovato negli ultimi anni da film come GET OUT (2017), premio Oscar 2018 per la miglior sceneggiatura originale, e NOI (Us, 2019) di Jordan Peele, ANTEBELLUM (2020) di Gerard Bush e Christopher Renz e HIS HOUSE (2020) di Remi Weekes, premiato con il BAFTA 2021 come miglior esordio britannico dell’anno.
Restando in tema, a maggio 2021, sempre su Prime Video, dovrebbe debuttare LA FERROVIA SOTTERRANEA (The Underground Railroad), un nuovo telefilm diretto da Barry Jenkins ispirato all’omonimo romanzo di Colson Whitehead, premio Pulitzer per la narativa 2017, ambientato in un’America schiavista ucronica del XIX secolo.
Per quanto riguarda THEM, nella serie tv sono presenti alcuni dettagli supportati da precise informazioni di tipo temporale e geografico. Ma c’è qualcosa di vero?

Quella di “Them” è una storia vera?

Chiariamo subito una cosa. THEM non racconta una storia vera.
Ma, a proposito di serie tv antologiche Amazon, come è già accaduto con le prime due stagioni di THE TERROR (2018-), la traccia narrativa si basa su fatti realmente accaduti.
Con particolare riferimento alla seconda stagione di THE TERROR, Infamy, che è ambientata in un campo di prigionia americano per cittadini giapponesi, THEM pone l’accento sul fatto che, al di là degli elementi “fantastici” inseriti nel racconto, il vero orrore nasce dalla discriminazione sociale ed etnica.
La storia di THEM si svolge in un anno ben preciso, il 1953. All’inizio del primo episodio della serie tv, una serie di cartelli recita: “Tra il 1916 e il 1970, circa 6 milioni di afroamericani si sono trasferiti nel Sud rurale degli Stati Uniti, nel Nord-Est, nel Midwest o a Ovest. Nota come la Grande Migrazione, molte famiglie nere sono andate a vivere in California per lavorare nelle fabbriche e lasciarsi alle spalle il Sud delle leggi Jim Crow”.
La Grande Migrazione, divisa dagli storici in due fasi, Prima (1916-1930) e Seconda (1940-1970), è un fatto ampiamente documentato. Il trasferimento di milioni di afroamericani da località di provincia verso alcuni dei più grandi centri abitati degli Stati Uniti, come New York, Detroit e Chicago, ha dato vita a comunità nere di fondamentale rilevanza antropologica e culturale.

La schiavitù in North Carolina

Per esempio, gli Emory, la famiglia protagonista di THEM, hanno lasciato la Carolina del Nord, per trasferirsi in un sobborgo di Los Angeles, in California.
Prima della Guerra di Secessione (1861-1865), il North Carolina era uno Stato schiavista che basava la propria economia sul lavoro degli schiavi, impiegati soprattutto in fiorenti piantagioni di tabacco. All’inizio della Guerra Civile, nel North Carolina, vi erano oltre 330000 schiavi neri.
Nel 1865, anche la Carolina del Nord, che aveva aderito alla Confederazione degli Stati secessionisti nel 1861, fu costretta ad abolire definitivamente la schiavitù, in base al XIII Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Nonostante l’abolizione dello schiavismo, però, le discriminazioni razziali ai danni degli afroamericani non sono cessate.
Nella serie tv, si apprenche che anche gli Emory sono stati vittime della violenza dei bianchi razzisti.

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Cosa sono le leggi Jim Crow? La segregazione razziale nelle foto di Gordon Parks

copertina libro fotografie gordon parks

Copertina del libro ‘Gordon Parks’ (ed. Contrasto, 2013). Photo Credit: NientePopcorn.it

Le leggi Jim Crow a cui fa riferimento l’incipit di THEM erano un corpus di norme statali e locali emanate tra la fine del XIX secolo e l’inizio del Novecento che, di fatto, autorizzavano la segregazione razziale negli Stati Uniti meridionali. In base a queste leggi, era possibile discriminare in base all’etnia nei concorsi per scuole, alloggi o assunzioni e perseguire gli individui per gli stessi motivi.
Se avete visto il film GREEN BOOK di Peter Farrelly, per esempio, ricorderete le difficoltà incontrate dai protagonisti per viaggiare e alloggiare negli Stati del Sud, nel 1962, perché uno di loro è afroamericano.
Le Jim Crow Laws rimasero in vigore negli Stati ex confederati, fino al 1965, quando vennero approvati i Civil Rights Acts del 1964, che, formalmente, ponevano fine alla segregazione, dichiarandola illegale.
Il fotografo e regista cinematografico afroamericano Gordon Parks (1912-2006) ha documentato a lungo la segregazione razziale negli Stati Uniti. Le sue gallerie fotografiche mostrano un mondo diviso esattamente a metà tra bianchi e neri che sembra superare qualsiasi logica o fantasia più sfrenata. In alcuni casi, i soggetti (e i colori!) delle foto scattate negli anni Cinquanta da Parks sembrano uscire proprio da una puntata di THEM.

Razzismo nell’esercito USA: gli esperimenti chimici sui soldati non bianchi

Nel secondo episodio di THEM, grazie a un flashback ambientato nel 1946, Henry Emory rivela per la prima volta al pubblico di Prime Video una drammatica esperienza personale.
L’uomo ricorda il suo passato nell’esercito degli Stati Uniti, durante la Seconda Guerra Mondiale. Oltre ad accennare al fatto che ai soldati neri non venivano affidate armi da fuoco, Henry racconta alla moglie che i militari afroamericani erano usati dall’esercito USA come cavie umane per esperimenti sul gas nervino e su un’altra sostanza chimica, l’iprite, volgarmente nota come gas mostarda.
Oltre allo shock legato all’esperienza militare, Henry è vittima di allucinazioni e di un riflesso pavloviano legato al gas mostarda e non riesce a tollerare gli odori dolci, come quello sprigionato dalla sostanza chimica a cui veniva esposto durante gli esperimenti.
In base ad alcuni documenti desecretati nel 1993, è emerso pubblicamente che, negli anni Quaranta del Novecento, oltre 60000 militari statunitensi sono stati inclusi in un progetto top secret del Governo USA, affinché testassero il gas mostarda e altri agenti chimici da usare nel corso di conflitti bellici. Tra i requisiti richiesti ai soldati inseriti in questo gruppo, c’era il fatto di essere afroamericani.
Un’inchiesta pubblicata nel 2015 dalla National Public Radio (NPR) di Washington ha raccolto le testimonianze di alcuni veterani che avevano fatto parte del gruppo. Benché il Pentagono avesse ammesso da decenni le sperimentazioni umane, per anni, non aveva mai rivelato che i soggetti inclusi nei test venissero raggruppati per etnia. L’obiettivo degli esperimenti era verificare gli effetti degli agenti chimici sui diversi tipi di pelle.
Per cui, nel programma, vennero inseriti non solo individui afroamericani, ma anche soldati di origine asiatica e portoricana. Per esempio, i soldati nippo-americani furono usati come soggetti di prova, per permettere agli scienziati di capire gli effetti del gas mostarda e di altre sostanze chimiche sulle truppe giapponesi.
In una ricerca medico-storica pubblicata nel 2008, viene suggerito che le truppe nere e portoricane venivano testate, con l’obiettivo di trovare un “soldato chimico ideale”. Se si fossero dimostrati più resistenti alle sostanze chimiche testate, i soldati non bianchi avrebbero potuto combattere in prima linea, mentre i soldati bianchi sarebbero rimasti indietro, protetti dal gas.
Tutti gli esperimenti dell’esercito USA con il gas mostarda furono condotti in assoluta segretezza, senza essere riportati nei registri militari ufficiali. La maggior parte dei soldati sottoposti ai test non ha mai potuto fornire alcuna prova della propria esperienza come cavia. Terminati gli esperimenti, non hanno mai ricevuto assistenza sanitaria. Inoltre, dietro minaccia di congedo disonorevole e di carcere militare, avevano giurato di mantenere il segreto sui test. Perciò, non erano in grado di giustificare ai medici civili le loro ferite e, quindi, non potevano ricevere cure mediche e psicologiche adeguate.
Durante la sua inchiesta, la NPR ha dato vita a un archivio digitale dove raccogliere i nominativi dei soldati inclusi nel programma di test chimici dell’esercito. Nel 2015, nell’arco di 6 mesi, l’emittente era riuscita a individuare i nomi di oltre 3900 persone e a localizzarne circa 1700. Fino al 1993, con l’intenzione di fornire dei risarcimenti, il Dipartimento dei Veterani USA ne aveva trovato solo 610.

Le fonti di “Them” e il valore della casa di proprietà: parla il creatore, Little Marvin

L’idea per il soggetto di THEM è venuta in mente a Little Marvin intorno al 2017.
In un’intervista al magazine americano Essence, Marvin ha raccontato: “[L’argomento] era rilevante, all’epoca. È una cosa su cui riflettere, perché è umiliante rendersi conto che, quattro anni dopo, è ancora attuale, visto quello che è successo nell’ultimo anno. In qualche modo, rafforza l’impulso a indagare questo genere di cose. Anche se, francamente, credo che non ci riusciremo mai abbastanza”.
Marvin è un uomo afroamericano e ammette di vivere costantemente un’esperienza simile a quella degli Emory in THEM. “Essere guardato in un certo modo, per esempio nei negozi, o essere seguito quando sono nel quartiere ‘sbagliato’, mi ha fatto riflettere molto su quegli sguardi, che risalgono alla fondazione di questo Paese. Volevo esplorare quel tipo di terrore e il motivo per cui esiste e volevo indagare anche anche l’American Dream, il sogno americano, a cui credo che molti di noi abbiano pensato, sia che si tratti di neri o di immigrati o di qualsiasi altra persona. Credo che stiamo tutti pensando a cosa sia questo Paese, cosa rappresenta, cosa vuole essere, dove vuole andare”.
L’obiettivo di Marvin è mostrare l’oscurità che sta alla base del “sogno americano” e che si materializza nella casa di proprietà. “Per tutti, è un motivo di grande orgoglio possedere una casa, ma lo è in particolare per i neri. In questo Paese, c’è una storia di privazione dei diritti civili, in particolare nel settore immobiliare. Farsi delle domande sulla putrefazione che sta sotto quel sogno suburbano è stato davvero l’inizio del viaggio”.

  • Suburbicon, Dove tutto è come sembra
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    Altre storie come “Them”: la storia vera di Levittown che ha ispirato anche il film “Suburbicon”

    Non è la prima volta che, al cinema o in tv, arrivano storie legate all‘integrazione di una famiglia nera in un contesto abitato in prevalenza da bianchi. La lista di serie tv e film sul razzismo in America è lunga.
    Ma, THEM ci ha fatto venire in mente un film in particolare che usa premesse molto simili, adottando il registro grottesco, invece di quello horror, per provare a indagare l’ipocrisia e l’unilateralità del citato sogno americano. Si tratta del film SUBURBICON (2017), diretto da George Clooney sulla base di una sceneggiatura scritta insieme ai suoi amici Joel e Ethan Coen e Grant Heslov.
    Anche in questo caso, il film si ispira a una storia vera e, anche qui, una famiglia afroamericana si trasferisce in un sobborgo suburbano, mettendo in allarme i residenti bianchi e generando una serie di eventi “catastrofici”.
    Il film di Clooney è ambientato in luogo fittizio chiamato Suburbicon. Il sobborgo medio-borghese del film si ispira a Levittown, una serie di ordinati agglomerati suburbani costruiti in vari Stati americani e in Porto Rico fra la seconda metà degli anni Quaranta e il 1963. Pensati per accogliere i veterani della Seconda Guerra Mondiale, le varie Levittown erano destinate esclusivamente a persone “caucasiche”.
    Ma, nell’agosto 1957 (quindi, a pochi anni di distanza dalla storia raccontata in THEM), nella Levittown della Pennsylvania, una famiglia afroamericana, i Myers, vennero fatti oggetto di pesanti discriminazioni, minacce e aggressioni fisiche. La loro storia è raccontata dalla signora Myers, Daisy, in un libro pubblicato nel 2005, Sticks ‘n Stones: The Myers Family in Levittown.
    La reazione razzista al trasloco dei Myers a Levittown iniziò subito, proprio come accade agli Emory di THEM. I residenti del sobborgo accolsero i Myers con fischi e scherni. Nel tentativo di intimidirli, la notte del loro arrivo, qualcuno lanciò pietre attraverso le finestre panoramiche della casa (come suggerisce di fare uno dei vicini degli Emory, nel primo episodio di THEM). Vennero arrestate 5 persone.
    Disordini e atti intimidatori simili continuarono per settimane. A volte, alle riunioni pubbliche di protesta partecipavano diverse centinaia di membri della comunità. Come viene riportato dal quotidiano The Philadelphia Inquirer, in un’occasione, la polizia venne chiamata per disperdere una folla di 500 manifestanti assiepatasi fuori dalla casa dei Myers.
    Nonostante l’intervento del governatore locale a favore dei Miyers, un comitato di abitanti di Levittown promosse una petizione fatta circolare tra i proprietari delle case del sobborgo, per costringere i nuovi arrivati ad andarsene. La petizione recitava: “Noi cittadini e proprietari di case di Levittown, Pennsylvania, protestiamo contro la mescolanza di negri nella nostra comunità precedentemente tutta bianca. Come cittadini religiosi e rispettosi della legge, sentiamo di essere privi di pregiudizi e discriminazioni, ma desideriamo mantenere la nostra comunità una comunità chiusa, per proteggere i nostri interessi”. L’iniziativa fallì.
    Seppure in forma più contenuta, le proteste continuarono fino al settembre 1957.
    Nonostante tutto, i Myers riferirono alla stampa che molti residenti di Levittown erano contenti della loro presenza. Erano sommersi da amichevoli lettere di benvenuto e di inviti dai vicini bianchi, affinché trascorressero del tempo con loro. Ma anche le persone che si erano dimostrate gentili con i Myers pagarono lo scotto dei vicini razzisti. Alcuni di loro, per esempio, trovarono una croce di legno in fiamme infissa nel prato di casa e scritte minacciose sulle facciate delle abitazioni.
    Tutto questo non ha fermato l’integrazione, a Levittown, Pennsylvania. Nell’estate del 1958, nel sobborgo si trasferì una seconda famiglia afroamericana, i Mosby. In quell’occasione, non venne registrata nessuna rappresaglia di stampo razzista.
    I Myers non furono più importunati come al loro arrivo, ma, all’inizio degli anni Sessanta, decisero di lasciare Levittown. Nel 1999, la cittadinanza di Levittown porse ufficialmente le sue scuse ai Myers.

 

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