Kurosawa, un samurai dietro la macchina da presa

Il 23 marzo, il cineasta giapponese avrebbe compiuto 106 anni: ripercorriamo insieme le tappe più significative della sua filmografia che, ancora oggi, è fonte di ispirazione per autori e registi di tutto il mondo.

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IL MITO DI KUROSAWA NON SI ESTINGUE

Il 23 marzo, Akira Kurosawa avrebbe compiuto 106 anni: regista, sceneggiatore, montatore e produttore, il cineasta giapponese è stato un vero factotum della Settima Arte. Conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo, la sua opera è stata oggetto di culto e di influenza per molti registi.
Akira Kurosawa è scomparso nel 1998, dopo aver percorso praticamente tutto il Novecento: il cineasta è stato testimone di molti cambiamenti storici sia all’interno della sua nazione, passata dall’impero alla monarchia imperiale parlamentare, sia in ambito internazionale, basti pensare alle due Guerre Mondiali.
La sua famiglia discendeva nientemeno che da una stirpe di samurai: nato a Tokyo nel 1910, fin da giovanissimo Kurosawa dimostrò uno spiccato interesse per il teatro, la pittura, la letteratura e il cinema e si avvicinò progressivamente al grande schermo, iniziando a lavorare come benshi, la tradizionale voce narrante che, nelle sale cinematografiche giapponesi, raccontava dal vivo i film muti. Durante gli anni Trenta, ottenne un impiego come aiuto regista presso una casa di produzione nipponica: ben presto passò alla regia, dedicandosi anche alla scrittura dei soggetti e delle sceneggiature dei film.

FRA TRADIZIONE E CONTEMPORANEITÀ

Il suo primo film, SUGATA SANSHIRÔ, uscì nel 1943: la storia narra di un campione di judo della fine dell’Ottocento e si ispira alla figura di Saigo Shiro, personaggio realmente esistito. L’opera prima di Kurosawa, se pure prodotta durante la Seconda Guerra Mondiale, non è un film di propaganda e, anche per questo motivo, si discosta dalla produzione cinematografica giapponese del periodo.
L’anno successivo, Kurosawa realizzò SPIRITO PIÙ ELEVATO (Ichiban utsukushiku, 1944), su commissione della Marina giapponese: nonostante tutto, il regista riuscì a mantenersi indipendente e libero da pressioni esterne, ottenendo la libertà di esporre il soggetto e la trama nella maniera a suo parere più idonea. Si tratta di un film che si staglia su uno scenario di guerra, ma la prospettiva sulla realtà è quella della protagonista, Watanabe, che lavora in una fabbrica di lenti impiegate sugli aerei da combattimento: la guerra e le conseguenze che essa comporta sulla vita di tutti gli esseri umani sono viste attraverso gli occhi di questa giovane donna giapponese che si sacrifica per rendere un servizio per il proprio Paese.
Nel 1945, Kurosawa confezionò il secondo capitolo delle vicende del judoka Shiro, SUGATA SANSHIRO PARTE SECONDA (Zoku Sugata Sanshirô), anch’esso su commissione: il protagonista del film affronta, sconfigge ed irride anche un pugile americano, assecondando, in questo caso, lo spirito patriottico dell’epoca.
QUELLI CHE CAMMINAVANO SULLA CODA DELLA TIGRE (Tora no o wo fumu otokotachi, 1945) ha per soggetto una delle tante storie che vengono narrate nel teatro : ambientata nel 1186, la vicenda ha per protagonisti sei samurai e un comico contadino che hanno come scopo il salvataggio della vita di un principe in difficoltà. È la prima produzione di Kurosawa che ha per protagonisti dei samurai: benché sia stata girata durante i terribili eventi della Seconda Guerra Mondiale, il film alterna momenti drammatici ad altri caratterizzati da una forte ironia. La pellicola venne censurata da parte delle autorità americane, per essere distribuita solo nel 1951.
La carriera di Kurosawa continuò anche nel dopoguerra con l’uscita del film NON RIMPIANGO LA MIA GIOVINEZZA (Waga seishun ni kuinashi, 1946), ispirato ad un fatto realmente accaduto: la morte di un giovane studente, Noge, torturato fino alla morte per mano della polizia che lo aveva arrestato in quanto sospettato di essere un sostenitore dell’opposizione alla politica giapponese dell’epoca, improntata su un massiccio riarmo. Nella pellicola, vediamo rappresentato non solo questo aspetto drammatico della storia, ma anche la storia d’amore fra il protagonista e la figlia di un suo professore.

KUROSAWA E I CAMBIAMENTI DELLA SOCIETÀ GIAPPONESE

Dalla fine degli anni Quaranta, attraverso i suoi film, Akira Kurosawa ha fotografato la realtà del proprio Paese che stava cambiando rapidamente, utilizzando uno stile realista in grado di descrivere temi della vita quotidiana senza edulcorarli: UNA MERAVIGLIOSA DOMENICA (Subarashiki nichiyôbi, 1947), L’ANGELO UBRIACO (Yoidore tenshi, 1948), che segnò l’inizio della lunga e proficua collaborazione con l’attore Toshirō Mifune, IL DUELLO SILENZIOSO (Shizukanaru kettô, 1949), CANE RANDAGIO (Nora inu, 1949), SCANDALO (Shûbun, 1950).
La passione per la letteratura spinse Kurosawa a realizzare diversi film la cui trama è stata tratta da altrettanti romanzi: la prima pellicola di tale genere fu RASHOMON (Rashômon, 1950), il cui intreccio si ispira al racconto Nel bosco di Ryūnosuke Akutagawa. Nel 1952, il film si è aggiudicato un Premio Oscar Onorario per il Miglior Film Straniero e il Leone d’Oro alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
L’amore per i libri portò Kurosawa a girare anche L’IDIOTA (Hakuchi, 1951), la cui trama si basa sull’omonimo romanzo di Fëdor Dostoevskij, con la trasposizione della storia da San Pietroburgo al Giappone contemporaneo.
Con VIVERE (Ikiru, 1952), Kurosawa tornò a toccare le corde del realismo, mettendo in scena una storia amara di un impiegato a cui resta poco da vivere e che decide di spendere il proprio tempo cercando di non sprecarlo, anzi, di impiegarlo per realizzare qualcosa di buono. La messa in scena del mondo contemporaneo, in particolare della paura dell’utilizzo delle armi nucleari, tornò ad essere protagonista nel film TESTIMONIANZA DI UN ESSERE VIVENTE o VIVO NELLA PAURA (Ikimono no kiroku, 1955).

“I SETTE SAMURAI”, “IL TRONO DI SANGUE”, “LA SFIDA DEL SAMURAI”: I GRANDI CLASSICI DI KUROSAWA

Nel 1954, nelle sale giapponesi debuttò I SETTE SAMURAI (Shichinin no samurai), l’opera di Kurosawa più conosciuta all’estero, in cui tornano in scena vicende che riguardano il glorioso mondo dei samurai. La pellicola viene considerata uno dei capolavori assoluti del cinema di tutti i tempi ed è stata di ispirazione per diversi registi che ne hanno ripreso la trama e alcuni dettagli narrativi, in particolare l’entrata in scena di uno o più personaggi all’interno di un gruppo già formato, come COLPO GROSSO (Ocean’s 11, 1960) diretto da Lewis Milestone (ALL’OVEST NIENTE DI NUOVO, 1930) e QUELLA SPORCA DOZZINA (The Dirty Dozen, 1967) di Robert Aldrich (CHE FINE HA FATTO BABY JANE?, 1962).
Come non citare, poi, il remake del film in chiave western, I MAGNIFICI SETTE (The Magnificent Seven, 1960), diretto da John Sturges (LA GRANDE FUGA, 1963).
Nel 1957, Kurosawa realizzò IL TRONO DI SANGUE, conosciuto anche come IL CASTELLO DELLA RAGNATELA (Kumonosu-jô, 1957) basato sul Macbeth di William Shakespeare: anche in questo caso, il regista decise di cambiare il contesto del racconto, abbandonando la Scozia del testo originale e ambientando i fatti narrati nel Giappone medievale.
Negli anni Sessanta, il cineasta alternò pellicole che narravano storie ambientate in epoca contemporanea ad altre che raccontavano episodi ricostruiti nel periodo medievale, come LA SFIDA DEL SAMURAI (Yôjinbô, 1961), ripreso anche da Sergio Leone nel film PER UN PUGNO DI DOLLARI (1964). Kurosawa non tardò ad accusare il collega italiano di plagio, vincendo una causa che gli permise di ottenere i diritti esclusivi di distribuzione del film di Leone in Giappone, Corea del Sud e Taiwan ed una fetta non indifferente dei guadagni anche sulla distribuzione nel resto del mondo.

L’ULTIMA PARTE DELLA CARRIERA DI KUROSAWA

Nel 1976, DERSU UZALA – IL PICCOLO UOMO DELLE GRANDI PIANURE (Dersu Uzala, 1975), film basato sugli scritti dell’esploratore russo Vladimir Klavdievič Arsen’ev, vinse l’Oscar per il Miglior Film Straniero. Nel 1980, KAGEMUSHA – L’OMBRA DEL GUERRIERO (Kagemusha, 1980) si aggiudicò la Palma d’Oro al Festival di Cannes. Cinque anni dopo, uscì nelle sale RAN (Ran, 1985), film con cui Kurosawa prese ancora spunto da una tragedia di Shakespeare, il Re Lear. L’ultimo film girato da Kurosawa è MADADAYO IL COMPLEANNO (Madadayo, 1993): il titolo corrisponde a un’espressione, letteralmente tradotta come ‘non ancora’, che gli anziani giapponesi pronunciano nel giorno del loro compleanno, indirizzandola alla morte.
Sembra quasi un epitaffio: allo stesso modo, infatti, il valore culturale dell’opera di Akira Kurosawa si conserva nei suoi lavori, allontanando virtualmente il cineasta dalla morte terrena. Kurosawa si è spento lasciando a tutti i cinefili un vasto patrimonio che continua a parlare ancora in sua vece.

[Nella foto: Kurosawa al lavoro su un set]

CATEGORIE: Anniversari

2 commenti

  1. sempreassurda / 23 marzo 2016

    Bellissimo articolo! Complimenti

  2. schizoidman / 26 marzo 2016

    Bella questa carrellata sulla carriera dell’immenso Akira Kurosawa.

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