I film peggiori del 2016: 10 delusioni cinematografiche dell’anno

Quali sono i peggiori film del 2016, le delusioni cinematografiche dell'ultimo anno? Scopriamolo insieme alla nostra top ten "in negativo", creata incrociando alcuni dati forniti dai voti degli utenti di Nientepopcorn.it.

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I FLOP CINEMATOGRAFICI DEL 2016

Fine anno, tempo di consuntivi e di valutazioni: oltre ai successi cinematografici degli ultimi mesi, vediamo insieme quali sono i film del 2016 che sembrano aver deluso maggiormente le aspettative del pubblico.
Approfittando dei voti e delle considerazioni espresse dagli utenti di Nientepopcorn.it, abbiamo stilato una classifica in cui compaiono alcuni tra i film più visti del 2016 che, però, sono caratterizzati da una media-voti non sempre negativa, ma particolarmente infelice, tale soprattutto se rapportata all’attesa che, nei mesi precedenti alla loro distribuzione nei cinema, questi titoli erano stati in grado di generare nel pubblico.
Tra i film segnalati, figurano alcune tra le grandi produzioni internazionali più dispendiose e attese dell’anno, ma anche alcuni film più autorali che, evidentemente, a dispetto delle grandi firme che li accompagnano, non hanno incontrato il favore dei nostri utenti e, in generale, del pubblico.
Scopriamo insieme la top ten dedicata ai 10 film più deludenti del 2016 e, se vi va, diteci quali sono le vostre più grandi delusioni cinematografiche dell’anno.

  • 10.SAUSAGE PARTY

    Dissacrante e scorretto, intenzionato a far divertire il pubblico adulto in maniera triviale senza tralasciare diversi spunti di riflessione sulla società dei consumi, il film di animazione SAUSAGE PARTY – VITA SEGRETA DI UNA SALSICCIA (Sausage Party) è un progetto a suo modo ambizioso, tanto che la sua casa di produzione, la Sony, ha deciso di farlo correre per gli Oscar 2017 tra i lungometraggi animati.
    L’idea di fondo del film è particolarmente stimolante: i prodotti di un normale supermercato sono dotati di raziocinio, ma sono del tutto ignari di cosa li attende al di fuori del negozio una volta che vengono acquistati. Convinti che i consumatori siano delle divinità capaci di condurli in una sorta di felice Aldilà, i prodotti, alimentari e non, scoprono qual è la loro sorte solo una volta usciti dal market. Le implicazioni morali e perfino filosofiche del racconto sono palesi e rappresentate con arguzia, ma, probabilmente, l’uso a ruota libera dei doppi sensi a sfondo sessuale ha ottenuto un effetto contrario a quello liberatorio desiderato.

  • The Neon Demon
    6.4/10 127 voti

    9.THE NEON DEMON

    THE NEON DEMON del regista danese Nicolas Winding Refn, rilettura del genere horror con evidenti richiami ai lavori di Mario Bava e Dario Argento, ha suscitato diverse perplessità, fin dal suo esordio al Festival di Cannes, dove è stato presentato in concorso. Fiaba profondamente oscura ambientata nel mondo dell’alta moda di Los Angeles, il film di Refn è stato accusato di una sorta di eccessivo autocompiacimento estetico: con questo lavoro, il regista di DRIVE (2011) ha provato a rappresentare il proprio interesse nei confronti dei concetti di giovinezza e bellezza, confezionando sequenze decisamente affascinanti dal punto di vista visivo, ma considerate da molti troppo labili sul versante narrativo.

  • Ave, Cesare!
    6.4/10 197 voti

    8.AVE, CESARE!

    Il ritorno dei Fratelli Coen è stato presentato da subito come un omaggio ai fasti della Hollywood degli anni d’oro, alla magia dei kolossal degli Studios degli anni Quaranta e Cinquanta, all’epoca del divismo per antonomasia: AVE, CESARE! (Hail, Caesar!), infatti, è ambientato all’ombra dei set di Los Angeles, tra personaggi coloriti e richiami a grandi produzioni come le pellicole “acquatiche” di Esther Williams o i peplum biblici di Cecil B. De Mille. Dietro la scomparsa di un attore, si cela un complotto che rischia di creare giganteschi problemi: i Coen hanno approfittato di questa traccia per raccontare con ironia il dietro le quinte della macchina dei sogni, le piccole meschinità e i compromessi che essa nasconde. L’esperimento metacinematografico sembra difettare proprio di uno degli elementi che hanno reso grande il cinema di quel periodo: le emozioni.

  • Pets - Vita da animali
    6.3/10 205 voti

    7.PETS

    Come era accaduto già con TOY STORY (1995) che affrontava praticamente lo stesso argomento utilizzando i giocattoli, il lungometraggio animato PETS – VITA DA ANIMALI (Pets) propone al pubblico una colorita ipotesi: ecco cosa combinano i vostri animali domestici quando uscite di casa e non li avete sott’occhio. Usano gli elettrodomestici, ascoltano musica, progettano insurrezioni… Dal canto loro, anche le bestiole da compagnia si domandano cosa combinino i loro padroni, una volta varcata la porta (analogamente, anche i prodotti del supermercato di SAUSAGE PARTY non sanno cosa accade al di fuori del negozio e speculano lungamente sulla questione). Benché curioso nelle premesse, a PETS si rimprovera principalmente il fatto di esaurire troppo presto il proprio potenziale ironico, concentrando le sue gag migliori in una precisa parte del racconto (e nel trailer…) e proponendone altre non perfettamente riuscite.

  • Café Society
    6.3/10 171 voti

    6.CAFÉ SOCIETY

    In media, Woody Allen propone al pubblico un film all’anno (nel 2016, in realtà, ha sottoposto alle platee internazionali anche una serie tv, ricevendo responsi non troppo positivi): a fronte di tanta abbondanza, non è detto che tutte le ciambelle riescano col buco. Ed ecco che CAFÉ SOCIETY entra a far parte della schiera dei mezzi passi falsi dell’ottantunenne cineasta newyorkese. Come i Coen di AVE, CESARE!, anche Woody cede alla nostalgia per l’atmosfera sfavillante della vecchia Hollywood, ambientando il suo lungometraggio tra gli uffici e gli Studios degli anni Trenta, in mezzo ad affari non sempre leciti, jazz e donne affascinanti. A dispetto di una sontuosa ricostruzione, impreziosita dagli accurati costumi di Suzy Benzinger e dalla splendida fotografia di Vincenzo Storaro, CAFÉ SOCIETY traballa per quel che riguarda lo sviluppo narrativo.

  • Zoolander 2
    5.5/10 92 voti

    5.ZOOLANDER 2

    Nonostante che le divertenti incursioni promozionali di Derek e Hansen nei “luoghi della moda” internazionale lasciassero presagire molto divertimento in sala, il sequel ZOOLANDER 2 si è rivelato un film estremamente fiacco e ripetitivo, assolutamente incapace di proporre nuove idee comiche e battute degne del film cult del 2001. Girato perlopiù a Roma, con grande dispendio di mezzi e un notevole battage pubblicitario, ZOOLANDER 2 è un film molto poco ispirato e non rende merito ad altri buoni lavori, comici e non, di Stiller-regista.

  • Quo vado?
    6.1/10 259 voti

    4.QUO VADO?

    Arrivato con QUO VADO? al suo quarto film da protagonista (e co-sceneggiatore), Checco Zalone ha sbancato ancora i botteghini italiani, provocando le ormai inevitabili polemiche con un cinepanettone ben fuori dagli schemi tipici delle commedie festive dei Vanzina o di Neri Parenti. La sua comicità, considerata da molti come grossolana, è, in realtà, una qualità artistica ben calibrata, volta spesso a urtare più che ad assecondare lo spettatore. Rispetto ai precedenti film interpretati dal comico barese e diretti dal sodale Gennaro Nunziante, però, QUO VADO? è, se possibile, meno riuscito, poiché, nel suo sviluppo narrativo, risulta vagamente meno immediato e più macchinoso.

  • Ghostbusters
    5.5/10 96 voti

    3.GHOSTBUSTERS

    Paul Feig è un regista specializzato in commedie con cast al femminile che si concentrano sull’autoironia: con GHOSTBUSTERS, remake (o sequel? Fate vobis), dell’omonimo film di Ivan Reitman, Feig ha messo mano a un oggetto sacro di Hollywood (da decenni, ormai, si parlava di un nuovo seguito della pellicola del 1984), incorrendo preventivamente, ben prima dell’uscita del film, in una serie di polemiche, forse montate ad hoc, forse no che, però, potrebbero aver inciso sul gradimento generale del prodotto. Al di là delle considerazioni a scatola chiusa, cosa non ha convinto del film di Feig? C’è il dubbio, per esempio, che, anziché aiutare la sceneggiatura, i mirabolanti effetti speciali abbiano affossato la commedia, sacrificando il buon lavoro del valido team di attrici protagoniste capitanato dalle “esperte” Kristen Wiig e Melissa McCarthy, la cui entrata nel progetto è stata fortemente caldeggiata adanche da Bill Murray.

  • Suicide Squad
    5.9/10 310 voti

    2.SUICIDE SQUAD

    Di SUICIDE SQUAD si è parlato tantissimo ancora prima che venisse annunciato il cast definitivo del film: la conferma della presenza di Jared Leto nei panni del Joker, poi, ha fatto impennare definitivamente le aspettative di tutti i fan dell’universo supereroistico della DC Comics. A uscita avvenuta, però, l’entusiasmo si è velocemente affievolito: in particolare, all’ipertrofico film d’azione diretto da David Ayer è stata contestata la sovrabbondanza di primedonne. L’alto numero di personaggi (e star) in scena, infatti, pur attraente per quel che riguarda la caratterizzazione estetica (la Harley Quinn di Margot Robbie è diventata subito e a pieno titolo un soggetto perfetto per i cosplayer) non ha consentito di approfondire adeguatamente la psicologia dei singoli antieroi, protagonisti di una storia considerata pretenziosa e -è proprio il caso di dirlo!- squilibrata.

  • 1.BATMAN V SUPERMAN: DAWN OF JUSTICE

    BATMAN V SUPERMAN: DAWN OF JUSTICE è un altro film bastonato ancor prima di arrivare in sala: vuoi per un certo anacronismo ormai incarnato da Superman (e a nulla sembra valere il design rinnovato della sua storica tuta), vuoi per la presunta inadeguatezza di Ben Affleck nelle vesti di Batman, la pellicola di Zack Snyder ha visto gongolare presto i detrattori del suo cinema eroistico e “fumettoso”. Il difetto oggettivo che mortifica il film tratto dal mondo DC Comics (di cui, tra l’altro, il citato SUICIDE SQUAD rappresenta una sorta di sequel), è la pochezza narrativa: le buone premesse che vedono in gioco due dei supereroi più significativi dell’universo supereroistico tradizionale, a cui si aggiungono Wonder Woman e Doomsday, vengono smentite anche in questo caso da un surplus di effetti speciali che affossano una sceneggiatura già di per sé pericolante.

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