Recensione su Zoran, il mio nipote scemo

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4 marzo 2014

Sarà l’imponente presenza di Giuseppe Battiston, friulano doc e grande rivelazione del cinema italiano.
Sarà che la storia sembra una commedia ma non lo è del tutto.
Sarà che nell’estrema semplicità con cui sono tratteggiati i due personaggi principali, non sembrano per niente macchiette da film ma trasmettono un senso di autenticità leggero e preciso.
Sarà che da queste parti la “friulanità” del film è stata ben accettata (forse proprio perchè resa bene, anche in termini cromatici).

Insomma, Zoran il mio nipote scemo è uno di quei film che sembrano banali, dei quali sembra di aver indovinato trama e svolgimento fin da subito (magari è anche così) ma che solo alla fine ti fanno pensare che la trama è un elemento secondario.
Di storie che mescolano due vite diverse, lontane, della convivenza tra due caratteri opposti e degli infiniti modi che trovano per volersi bene ed apprezzarsi se ne sono già viste. Ma il Paolo di Battiston (davvero un’ottima interpretazione la sua) non è solo un perditempo, ubriacone senza prospettive. Più si va avanti e più si scopre che non è solo un ca**one, così come Zoran non è un autistico o un ragazzo con problemi mentali, è solo un timido. Il bello del film è scoprire i risvolti più profondi di questi due personaggi. Siamo dalle parti di Rain Man ma in un contesto diverso: il Friuli è una regione nota anche per il carattere introverso dei suoi abitanti e anche da questo concetto è partito il regista e ha saputo calare Paolo e Zoran in un ambiente in cui tutte le sfumature del loro modo di essere si inseriscono bene.
Un’operazione che era riuscita anche con Io sono Li, un altro bel film che vede tra i protagonisti proprio Battiston.

E alla fin fine, un pò per spezzare una lancia a favore (e per essere provocatorio), val la pena dire che anche il cinema di quassù sa dire la sua anche se a volte con molta meno risonanza di altri…

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