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Recensione su Zodiac

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7 novembre 2014

Fincher è uno dei registi che maggiormente apprezzo, mi ha folgorata con “Seven” e mi ha definitivamente conquistata con “Fight Club”(anche il successivo “Panic Room” mi è piaciuto molto), ma questa volta sono rimasta delusa, è stato finora il suo unico film dove ho dovuto letteralmente combattere contro me stessa per rimanere sveglia.
A parte i primi quaranta minuti il film è di una pesantezza insopportabile, Fincher si è limitato solo a dare una lineare e precisa rappresentazione dei fatti senza alcun colpo di scena, senza un’adeguata caratterizzazione psicologica del serial-killer e senza un’indagine coinvolgente come è quasi d’obbligo in film di siffatto genere.
Anche sull’interpretazione degli attori ho qualcosa da dire, partendo Robert Downey jr, qui in un ruolo non adatto a lui(non ho fatto altro che chiedermi per tutto il film cosa ci stesse a fare), passando per Jake Gyllenhaal(a me questo giovane uomo piace parecchio, l’ho amato in “Donnie Darko”, l’ho apprezzato ne “I segreti di Brockeback Mountain”, film che reputo tra i più sopravvalutati dell’ultimo decennio e l’ho ammirato in “The Day after tomorrow”, dato che è riuscito nella difficile impresa di recitare egregiamente anche in un filmaccio di serie b come quello, ma in questo film mi ha procurato solo un forte senso di fastidio con tutte quelle sue teorie astruse sull’identità del killer)e finendo con Anthony Edwards(il dottor “Ciccio” di E.R. qui sembra la brutta copia di Kevin Costner, con molto meno charme e fascino e poi, lasciatemelo dire, con il parrucchino alla Antonio Conte di un paio di anni fa non si può proprio vedere, meglio senza).
Mi aspettavo davvero di più da un regista capace come Fincher, conoscendo il suo passato contavo su una storia ad alta tensione, con una crescente suspense emotiva, invece mi sono trovata davanti un film troppo lineare, troppo statico e in alcuni punti più indecifrabile di un enigma matematico di John Nash.
Peccato, poteva essere un’altra buona occasione per Fincher di dimostrare il suo talento, ma l’ha fallito miseramente.
Da dimenticare, almeno per me.

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