2007

Zodiac

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Zodiac
Zodiac

Ispirato ad una storia vera. California, Stati Uniti, 1969: l'attenzione delle forze dell'ordine e dell'opinione pubblica viene catturata dalle gesta di un misterioso assassino, autore di una serie di efferati delitti, che si fa chiamare Zodiac. Mentre i poliziotti David Toschi e William Armstrong sono impegnati a dargli la caccia, un cronista della carta stampata, Paul Avery, e un vignettista, Robert Graysmith, che lavorano per il San Francisco Chronicle, giornale al quale Zodiac manda delle lettere contenenti messaggi scritti in codice, cominciano a svolgere delle indagini per conto loro. Intanto il tempo passa e nonostante gli sforzi profusi dalla polizia, l'identità dell'inafferrabile serial killer rimane ignota. Dopo alcuni anni di ricerche infruttuose, la soluzione del caso sembra essere sempre più lontana, ma Robert non demorde e da solo cerca ancora di scoprire chi si cela dietro il nome di Zodiac, mettendo così in pericolo la sua stessa vita.
schizoidman ha scritto questa trama

Titolo Originale: Zodiac
Attori principali: Jake GyllenhaalRobert Downey Jr.Mark RuffaloAnthony EdwardsBrian CoxElias Koteas, Chloë Sevigny, John Carroll Lynch, Ed Setrakian, John Getz, John Terry, Candy Clark, Dermot Mulroney, Brett Rickaby, Clea DuVall, Donal Logue, June Diane Raphael, Jimmi Simpson, Charles Fleischer, Philip Baker Hall, Adam Goldberg, Zach Grenier, John Lacy, Bob Stephenson, Richmond Arquette, Michel Francoeur, Stanley B. Herman, Ione Skye
Regia: David Fincher
Sceneggiatura/Autore: James Vanderbilt
Colonna sonora: David Shire
Fotografia: Harris Savides
Costumi: Casey Storm, Stacy Horn
Produttore: Mike Medavoy, Arnold Messer, Brad Fischer, James Vanderbilt, Ceán Chaffin, Louis Phillips
Produzione: Usa
Genere: Drammatico, Thriller, Poliziesco
Durata: 157 minuti

Indizi e spiegoni / 30 Maggio 2016 in Zodiac

La formula un po’ pedante del giallo indiziario si prende troppo spazio a discapito dell’atmosfera thriller, pagandone il coinvolgimento; che Fincher sia un regista talentuoso non si discute, ma è altrettanto vero che la sceneggiatura di Vanderbilt conquista solo i nerd dell’investigazione. Le belle scene di tensione sono poche e sovrastate da lunghe, lunghissime deduzioni e controdeduzioni dei protagonisti; quando Gyllenhaal prende a spiegare una situazione spostando pepe e sale sul tavolo e ti viene in mente un plastico di Bruno Vespa, beh, è davvero un guaio.
Sto maturando la convinzione che Robert Downey jr. non sia in grado di regalarci veri personaggi, ma attui una continua riproposizione di sè stesso; è sempre “Robert Downey jr. che recita“, che faccia Iron Man o un reporter di cronaca, e questo è il segno peculiare del divismo.

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Il killer dello Zodiaco / 15 Dicembre 2015 in Zodiac

Film basato sulla vera storia del serial killer che sconvolse San Francisco tra gli anni sessanta e settanta; il fatto di essere basato su una storia vera limita un pò le capacità di David Fincher che comunque se la cava con un buonissimo film.
La parte più interessante del film è la seconda con il vignettista del San Francisco Chronicle, Robert Graysmith (Jake Gyllenhaal, casualmente in due giorni ho visto due suoi film) che indaga a fondo sui delitti cercando di individuare il colpevole. Prima parte con la serie di omicidi (mi è piaciuto poco il comportamento di alcune vittime) e le lettere al San Francisco Chronicle con la polizia che non riesce a scoprire l’assassino.
Bella la ricostruzione storica (con abbigliamento e comportamenti di quegli anni), ottimo il cast tra cui spiccano Robert Downey jr (Paul Avery, il giornalista che si occupa degli articoli del caso), Mark Ruffalo (Dave Toschi, il detective che si occupa delle indagini), Anthony Edwards (il collego di Toschi), Chloe Sevigny (la moglie di Graysmith) e altri caratteristi.

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Ottimo film a metà tra il docu e il thriller / 28 Luglio 2015 in Zodiac

Classico caso di pellicola che o la si ama o lo si odia.
I pareri su questo film son molto divisivi e discordanti.
Io faccio personalmente parte di coloro che lo considerano un capolavoro di genere.
Ai tempi fu particolarmente criticato per via della durata(lunga e con momenti morti) e del fatto che nella prima ora il film sembri più un documentario che un film thriller vero e proprio.
La verità come sempre sta nel mezzo,nel senso che il protagonista non è il Killer dello zodiaco ma tutta l’atmosfera,l’emozioni e perchè no il fascino che questa serie di omicidi provocava nella popolazione della San Francisco di fine anni ’60.Quest’ultima è ricostruita in maniera magistrale e fedele.

La trama però dopo impenna e non mancano i momenti forti e i colpi di scena.
Apprezzabile inoltre l’evoluzione psicologica dei 3 protagonisti,che sembrano provare emozioni vere e realistiche, qui vanno i miei complimenti a Ruffalo,Gyllenhaal e Robert Downey JR per la prova.

Personalmente lo considero un film molto sottovalutato e lo consiglio a chi ha la pazienza di vederlo senza criticarlo al primo momento lento(e vi assicuro che è una cosa rara).

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Il Killer dello Zodiaco / 13 Novembre 2014 in Zodiac

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Primo agosto 1969: una lettera anonima giunge alle redazioni del “San Francisco Examiner”, del “Vallejo Times-Herald” e del “San Francisco Chronicle”. L’autore della missiva afferma di aver ucciso tre persone: David Arthur Faraday, Betty Lou Jensen e Darlene Elizabeth Ferrin (i primi due il 20 dicembre del 1968, la terza il 4 luglio del 1969 mentre era in macchina con il suo ragazzo, Michael Renault Mageau, miracolosamente sopravvissuto all’aggressione omicida nonostante le gravi ferite riportate). Nei giorni successivi, i tre quotidiani sopra citati ricevono un’altra lettera dell’assassino, che questa volta si firma con un nome inventato, Zodiac, il quale fornisce informazioni dettagliate sulle vittime per dimostrare alla polizia di essere il responsabile degli omicidi da lui descritti.
Il vignettista del “San Francisco Chronicle”, Robert Graysmith (Jake Gyllenhaal), grande appassionato di letteratura ed enigmistica, si mette in testa di scoprire l’identità del feroce assassino, prima con l’aiuto di un giornalista di cronaca nera, Paul Avery (Robert Downey Jr.), poi da solo. Nel frattempo, due ispettori della Squadra Omicidi di San Francisco, David Toschi (Mark Ruffalo) e William Armstrong (Anthony Edwards), indagando sui delitti compiuti da Zodiac con la collaborazione dei colleghi di Vallejo e Napa, grazie alle dichiarazioni di un uomo individuano un possibile sospetto in Arthur Leigh Allen (John Carroll Lynch).
Memore della lezione impartita dal Fritz Lang di “Quando la città dorme” (1956), nel 2007 David Fincher, basandosi su due libri scritti dal vero Robert Graysmith, “Zodiac” e “Zodiac Unmasked: the Identity of America’s Most Elusive Serial Killer”, gira un poliziesco (sceneggiato da James Vanderbilt) anomalo e disturbante che, proprio come il succitato capolavoro del maestro austriaco, più che sulla figura del sadico omicida, che rimane sfuggente e inafferrabile, si concentra su coloro che tentano di catturarlo per mostrare le ripercussioni negative che le indagini hanno sulle loro esistenze.
Il caso Zodiac, il serial killer che sosteneva di aver ammazzato trentasette persone (ma di tutti gli omicidi che asseriva di aver commesso, la polizia gliene ha attribuiti cinque, gli altri non si è sicuri che sia stato lui) e che ha ispirato il personaggio di Scorpio, il criminale psicopatico a cui dava la caccia l’ispettore Callaghan impersonato da Clint Eastwood in “Dirty Harry” (1971) di Don Siegel, ha segnato in modo indelebile le vite dei poliziotti David Toschi e William Armstrong (il primo, nel 1978, è stato accusato di aver scritto una missiva spacciandosi per Zodiac, accusa rivelatasi poi infondata; il secondo ha chiesto il trasferimento in un’altra squadra perché il caso lo teneva troppo lontano dalla famiglia), nonché quelle del giornalista alcolizzato e drogato Paul Avery (che ha ricevuto minacce di morte da parte di Zodiac e che è deceduto il 10 dicembre del 2000, all’età di sessantasei anni, a causa di un enfisema polmonare) e del disegnatore Robert Graysmith (che ha finito per rimanere ossessionato dalle sue ricerche al punto da trascurare i suoi familiari).
Per raccontare le storie delle persone che hanno cercato invano di dare un volto al misterioso serial killer che negli anni Sessanta e Settanta si divertiva a sfidare la polizia usando messaggi cifrati (alcuni dei quali tuttora irrisolti), Fincher ricorre a uno stile cupo e lugubre che raggiunge l’apice nelle sequenze degli omicidi (i due giovani fidanzati, Darlene Elizabeth Ferrin e Michael Renault Mageau, massacrati nel folgorante incipit; la coppia, Cecelia Ann Shepard e Bryan Calvin Hartnell, aggredita a colpi di coltello sulla riva del Lago Berryessa il 27 settembre del 1969; il tassista, Paul Lee Stine, freddato nel suo taxi con un colpo di pistola alla testa l’11 ottobre del 1969), filmate in maniera secca e brutale, tanto da essere quasi insostenibili.
Il risultato è un film immerso in un’atmosfera fosca e inquietante che oltre a turbare profondamente mostra la fallibilità dell’essere umano (le indagini condotte dalla polizia all’epoca dei fatti non sono state di certo impeccabili) e l’impossibilità dello stesso di stabilire una verità assoluta (ancora oggi non si sa con certezza chi fosse Zodiac). La prima parte è notevole e fila a meraviglia: fino a quando le ricerche delle forze dell’ordine e dei due dipendenti del “San Francisco Chronicle” viaggiano in parallelo, il regista americano, con la fondamentale complicità dell’incalzante montaggio di Angus Wall, tiene lo spettatore inchiodato alla poltrona; ma poi, nella seconda parte, sparisce quasi del tutto il personaggio migliore del film, quello di Paul Avery (fantastico quando si rivolge a David Toschi chiamandolo “Bullitt”, come il poliziotto interpretato da Steve McQueen nell’omonimo film di Peter Yates del 1968), per lasciare spazio a quello di Robert Graysmith, che alla fine diventa il protagonista assoluto della storia, e il livello della pellicola, pur rimanendo alto, cala lievemente. Fincher, tuttavia, a dispetto della lunga durata, realizza un’opera tesa e avvincente che appassiona e coinvolge dal primo all’ultimo minuto.
Come detto sopra, le sequenze degli omicidi sono impressionanti e non si dimenticano facilmente, ma il momento più angosciante del film è quello in cui Robert si reca nell’abitazione di un proiezionista, soprattutto quando il vignettista scende nello scantinato insieme al padrone di casa, un tizio dall’aria sinistra, e in quel preciso istante si sentono dei rumori provenire dal piano di sopra. Il secondo, con uno sguardo poco raccomandabile, dice al primo che non c’è nessun altro nell’appartamento oltre a loro due ma Graysmith, visibilmente spaventato, capisce che è meglio andarsene da quel posto il prima possibile. Una scena che fa venire i brividi solo a guardarla.
La soggettiva iniziale, che fa credere allo spettatore che il punto di vista assunto dalla macchina da presa sia quello dell’assassino, quando invece, come si scopre in seguito, è quello di una delle vittime di Zodiac, Darlene Elizabeth Ferrin, è un vero e proprio pezzo di bravura. Puntigliosa la ricostruzione degli eventi (la storia abbraccia un arco narrativo che va dal 1969 al 1991), ottime la fotografia di Harris Savides e la colonna sonora di David Shire.
La canzone che si sente durante il primo omicidio e sui titoli di coda è la bellissima “Hurdy Gurdy Man” di Donovan. Perfetto il cast: Gyllenhaal, Downey Jr. e Ruffalo sono bravissimi nei rispettivi ruoli, ma anche Elias Koteas (il sergente Jack Mulanax), Brian Cox (l’avvocato Melvin Belli), Chloë Sevigny (Melanie, la compagna di Graysmith) e Philip Baker Hall (Sherwood Morrill, il perito grafico che analizza la scrittura del “Killer dello Zodiaco”) offrono prove convincenti.
Chi si aspetta di vedere un poliziesco con sparatorie e inseguimenti rimarrà deluso, perché Fincher, cineasta talentuoso ma discontinuo che qui firma il suo lavoro migliore insieme a “Seven” (1995), se ne infischia delle regole del genere; ma se invece cercate qualcosa di diverso dal solito, qualcosa che esca fuori dagli schemi abituali, “Zodiac” soddisferà pienamente le vostre aspettative.

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7 Novembre 2014 in Zodiac

Fincher è uno dei registi che maggiormente apprezzo, mi ha folgorata con “Seven” e mi ha definitivamente conquistata con “Fight Club”(anche il successivo “Panic Room” mi è piaciuto molto), ma questa volta sono rimasta delusa, è stato finora il suo unico film dove ho dovuto letteralmente combattere contro me stessa per rimanere sveglia.
A parte i primi quaranta minuti il film è di una pesantezza insopportabile, Fincher si è limitato solo a dare una lineare e precisa rappresentazione dei fatti senza alcun colpo di scena, senza un’adeguata caratterizzazione psicologica del serial-killer e senza un’indagine coinvolgente come è quasi d’obbligo in film di siffatto genere.
Anche sull’interpretazione degli attori ho qualcosa da dire, partendo Robert Downey jr, qui in un ruolo non adatto a lui(non ho fatto altro che chiedermi per tutto il film cosa ci stesse a fare), passando per Jake Gyllenhaal(a me questo giovane uomo piace parecchio, l’ho amato in “Donnie Darko”, l’ho apprezzato ne “I segreti di Brockeback Mountain”, film che reputo tra i più sopravvalutati dell’ultimo decennio e l’ho ammirato in “The Day after tomorrow”, dato che è riuscito nella difficile impresa di recitare egregiamente anche in un filmaccio di serie b come quello, ma in questo film mi ha procurato solo un forte senso di fastidio con tutte quelle sue teorie astruse sull’identità del killer)e finendo con Anthony Edwards(il dottor “Ciccio” di E.R. qui sembra la brutta copia di Kevin Costner, con molto meno charme e fascino e poi, lasciatemelo dire, con il parrucchino alla Antonio Conte di un paio di anni fa non si può proprio vedere, meglio senza).
Mi aspettavo davvero di più da un regista capace come Fincher, conoscendo il suo passato contavo su una storia ad alta tensione, con una crescente suspense emotiva, invece mi sono trovata davanti un film troppo lineare, troppo statico e in alcuni punti più indecifrabile di un enigma matematico di John Nash.
Peccato, poteva essere un’altra buona occasione per Fincher di dimostrare il suo talento, ma l’ha fallito miseramente.
Da dimenticare, almeno per me.

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