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Recensione su La vita è un miracolo

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31 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Kusturica ha un innegabile marchio di fabbrica, e anche in questa pellicola si rivedono le sue caratteristiche. Paesaggi bellissimi, personaggi al limite del grottesco, amore per la vita semplice ma spesso piena di contraddizioni, e tanta musica balcanica!
In questo film gli animali hanno un ruolo fondamentale e Kusturica riesce benissimo a spiegare le proprie idee attraverso le metafore che li vedono protagonisti. Il ciuco è l’animale simbolo di tutto il racconto, un animale apparentemente duro ma di carattere semplice che piange per un amore impossibile e non si cura troppo degli orrori che vede intorno a sé. Non si cura troppo degli orrori, ma in un finale forse onirico l’animale dimostra il suo interesse per la bellezza della vita: l’amore. Questo film infatti si basa sull’amore: l’amore precostituito tra un marito ed una moglie, l’amore naturale tra un padre ed un figlio, l’amore profondo che si può instaurare tra due persone che, a causa di fatti che vanno al di là delle loro possibilità di scelta, si trovano a doversi considerare nemici.
Durante lo svolgimento del racconto si vedono repentini cambi di umore e sentimenti da parte del protagonista che, ad una prima analisi possono sembrare un po’ troppo esagerati -sia in una direzione che nell’altra- ma esprimono magnificamente il suo stato d’animo combattuto tra la paura e la voglia di vivere un amore considerato “sconveniente” e la tranquillità dell’amore “convenzionale”, quello della famiglia. Una famiglia disgregata -la moglie scappa con un musicista magiaro ed il figlio viene fatto prigioniero durante la guerra- così come allo sbando si trova la società in cui egli vive.
Sicuramente una pellicola sottotono in confronto ad altri lavori del regista, comunque resta sempre un buon film da vedere e che aiuta a riflettere sull’importanza di sapere amare a qualsiasi costo, anche in condizioni estremamente avverse… e soprattutto di avere il coraggio di farlo!

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