Recensione su Zatôichi

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Zatoichi, la cieca spada che mostra la giustizia / 23 luglio 2014 in Zatôichi

Zatoichi è una pellicola carica di novità nel panorama del cinema di Kitano. E’ il primo film di genere jidaigeki (storico in costume) del regista. E’ probabilmente il film più violento rispetto ai suoi precedenti lavori (scalza la violenza di Brother a parer mio, grazie ad un tono decisamente splatter che accompagna l’essenza dei duelli con la katana). E nonostante non sia una novità assoluta, è anche una pellicola dove Kitano rinuncia alla tipica collaborazione con Joe Hisaishi in favore del meno noto Keiichi Suzuki. Una scelta che, per quanto possa apparire discutibile sulla carta, non può definirsi errata al momento di tirare le somme. La parte sonora del film è quasi un tutt’uno con la storia, Il rumore dei contadini dei campi o dei costruttori si trasforma in una piacevole melodia. Una scelta che rimanda nella mente a quel Dancer In The Dark di Lars Von Trier, dove erano i rumori della fabbrica a generare il sottofondo musicale della pellicola.
E così tra partite coi dadi, fiumi di sangue e colpi di scena finali, lo spettatore viene intrattenuto dalle mirabolanti gesta di Zatoichi, un ronin privo della vista ma con una abilità impareggiabile nell’uso della spada. Kitano mette in primo piano la violenza e il dramma, ma non rinuncia comunque ad una certa dose del suo caratteristico humour. In tal contesto è importante il ruolo dell’attore Gadarukanaru Taka, che si rivela perfetta ed irresistibile spalla comica del protagonista.

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